Esclusiva

31 Marzo 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2021
Il parcheggio delle spie, una spy story italiana

Un ufficiale della Marina è stato arrestato mentre vendeva documenti riservati a una spia russa. Francesca Sforza (La Stampa): «Un incidente di spionaggio in stile guerra fredda»

Negli anni ’60 su un ponte di Berlino, il colonnello Rudolf Abel, nota spia russa, venne liberato in cambio del pilota americano Powers. Quel ponte si chiama Glienicke, ma è conosciuto da tutti come il «ponte delle spie». Divideva Berlino Ovest dalla DDR, la parte sotto controllo sovietico, ed era uno dei pochi punti di contatto tra due mondi distanti. In quel periodo informazioni, segreti e uomini erano l’oggetto delle contese e degli scambi tra le superpotenze. Erano più di trent’anni, dal 1989, che non si sentiva parlare di operazioni di controspionaggio, almeno in Italia.

Martedì sera in un parcheggio di Roma, una location così lontana dalle scene del film Il ponte delle spie, l’ufficiale della Marina italiana Walter Biot e un militare russo ancora senza nome si sono incontrati per scambiarsi documenti «classificati» su attività della NATO. Biot, che aveva accesso ai file, fotografava il materiale riservato e lo raccoglieva in una chiavetta USB che vendeva ai russi in cambio di denaro.

Ora il capitano di fregata è accusato di gravi reati attinenti allo spionaggio e alla sicurezza dello Stato, mentre le identità dei diplomatici russi coinvolti sono ancora ignote. Uno dei due è stato fermato al momento dello scambio e sarà espulso insieme a un superiore dell’ambasciata russa. «L’operazione del controspionaggio italiano è stata in grande stile, ma dobbiamo considerare che azioni come quelle della Russia sono diffuse: gli Stati le fanno spesso e non ci dobbiamo stupire» spiega a Zeta Mattia Bagnoli, corrispondente da Mosca dell’agenzia Ansa.

«La storia è importante perché l’Italia è un Paese amico della Russia – di recente ci siamo spesi per portare in Europa il vaccino Sputnik – Un Paese che è nella NATO ma cerca di tenere a bada i falchi dell’Alleanza atlantica: i russi sanno che questo episodio può mettere in crisi i rapporti con loro». Ora bisognerà vedere che ricadute avrà l’incidente: «Se dai governi di Europa e Stati Uniti non vi saranno commenti roboanti, il tutto resterà a livello bilaterale. Ma i russi cercavano informazioni sulla NATO – ricorda Bagnoli, autore di Modello Putin, in uscita per People – Se vi saranno commenti da Merkel e Macron, il caso potrebbe aggravarsi».

Bagnoli invita alla prudenza, riducendo il caso a un’operazione di routine simile a quelle condotte da altri Paesi: «Ricordate quando gli Stati Uniti intercettavano la Merkel? È però vero che negli ultimi anni il Cremlino ha aumentato la pressione su diversi partner europei. Casi simili ci sono stati anche in Germania». Il punto interessante è però un altro: «Questa storia trasmette l’immagine di una Russia prigioniera di schemi antiquati e incapace di trovare un modus operandi adatto ai tempi. È una potenza legata a vecchie logiche che non riesce più a cambiare».

Una dichiarazione ufficiale del portavoce di Putin auspica che i rapporti tra i due Stati restino positivi. Come va interpretata questa risposta? Per Francesca Sforza, già corrispondente per La Stampa da Berlino e Mosca, «è l’ammissione di un autentico incidente di spionaggio stile guerra fredda e al tempo stesso un tentativo di minimizzare l’episodio. Ma difficilmente Putin riuscirà a farlo: l’espulsione di due diplomatici italiani in risposta alle espulsioni dei due russi indica che questa storia è solo all’inizio».

Lo scambio di documenti tra il funzionario italiano e quello russo non riguardava il vaccino Sputnik, che però è sullo sfondo dell’intera vicenda. Secondo Sforza, il governo italiano cerca di separare le questioni tecniche relative al vaccino dagli effetti politici del suo utilizzo. Ma in questo modo si crea un’ambiguità. «Non si può prescindere dal significato politico di questo genere di scambio. La Russia non è un Paese come gli altri, avviare una trattativa per avere il vaccino comporta dei rischi: chi ci dice che gli scienziati russi allo Spallanzani non siano spie?».

Nonostante l’entità della vicenda, la politica non si sbottona. O quasi. Il primo a farsi sentire è il ministro degli Esteri Luigi di Maio, che in un post su Facebook definisce «gravissimo» l’accaduto. A lui si unisce Valentino Valentini, deputato di Forza Italia e membro della Commissione Esteri della Camera, che però puntualizza:«Tutto ciò fa parte di normali attività di spionaggio e controspionaggio svolte un po’ da tutti».

Valentini vanta forti legami con Mosca fin da quando, nel 2001, ricopriva il ruolo di consigliere di Silvio Berlusconi e di tutor per le imprese italiane in Russia. Nonostante ciò, considera «gravissima» la vicenda: «Ha fatto bene Di Maio a procedere con le espulsioni. Ora, secondo la grammatica istituzionale, è necessario che vi sia un’assunzione di responsabilità da parte del Paese che è stato colto in fallo, seppur nell’ambito di azioni che tutti fanno».