Esclusiva

6 Aprile 2021
«Io a scuola non ci vado più». Giovani fuori dalla rete

Già nel 2019, i dati su chi lascia la scuola indicavano un trend negativo. Didattica a distanza, connessioni lente e mancanza di tecnologie alla base di un disagio sempre più diffuso

Perché i giovani italiani lasciano la scuola? Che fine fanno? Rispondono i dati: chi rinuncia agli studi, perlopiù, resta disoccupato, oppure entra a far parte di quella zona grigia composta da inattivi e neet (Neither in Employment or in Education or Training, chi non investe né nel lavoro, né nella formazione, di nessun tipo). Il totale è disarmante: il 75% dei giovani compresi tra i 18 e i 24 anni resta disoccupato o inoccupato. Solo il 25% di loro riesce a trovare un lavoro stabile, secondo l’Istat (Istituto nazionale di statistica).

Ma dove vivono quei giovani che dicono “no” alla scuola? Perlopiù, al Mezzogiorno: Campania, Puglia e Sicilia guidano infatti la classifica nazionale, aggiornata al 2019. L’anno scorso, anche a causa delle chiusure imposte dalla pandemia, gli italiani hanno dovuto scoprire il digitale, volenti o nolenti. La didattica a distanza (DAD) è stata la protagonista di questo scontro uomo-macchina: a vincere, al netto di qualche caso isolato, una dilagante e generalizzata arretratezza in termini sia di strumenti che di connessione al web.

Per ragazze e ragazzi in DAD, internet si è rivelato imprescindibile. Da qui, un uso della rete massiccio che in alcuni periodi – per esempio, il primo lockdown – ha finito per diventare esclusivo. Dove le carenze tecnologiche erano già evidenti prima della pandemia, il fenomeno ha catalizzato processi di dispersione scolastica.

Eppure, anche i ricchi piangono: nelle aree più sviluppate sotto il profilo della connessione internet e del possesso e corretto utilizzo di dispositivi informatici, il Covid-19 ha messo in luce diverse criticità, come il “crollo” della rete nei momenti di maggior afflusso da parte degli utenti, la mancanza di velocità dovuta a una banda larga non performante su base nazionale e, in generale, una diffusa obsolescenza dei dispositivi.

In tal senso, i dati precedenti alla pandemia ci offrono una visualizzazione grafica precisa della situazione italiana per quel riguarda la dispersione scolastica fra Nord, Centro e Sud.

Ragazze o ragazzi: chi rinuncia più facilmente alla scuola? La discordanza fra abbandono degli uomini e abbandono delle donne è lievemente più netta nel Mezzogiorno che nelle altre regioni (dove l’abbandono scolastico è più alto, in termini assoluti), ma in generale la differenza fra ragazze e ragazzi è costante. A prevalere, in tutti i casi, sono però i maschi.

Il più recente report dell’ISTAT in materia di “Società”, pubblicato il 6 aprile 2020 (dati 2019) indica inoltre, alla base dell’abbandono scolastico, condizioni strutturali svantaggiose, soprattutto al Sud. Oltre 4 minori su 10 vivono in stato di sovraffollamento abitativo. Al 2018, il 27,8% degli intervistati dichiara di vivere in queste condizioni. Disagio particolarmente diffuso fra i minori: il 41,9% di loro vive in abitazioni con spazi insufficienti. Il disagio si acuisce se, oltre a essere sovraffollata, l’abitazione in cui si vive presenta anche problemi strutturali oppure non ha bagno o doccia, acqua corrente o, ancora, ha problemi di luminosità.

Non ho Internet perché…

I due grafici sottostanti illustrano le ragioni per cui gli intervistati dicono di non avere internet a casa, o di disporre di una connessione obsoleta, con un focus su quelle aree del Paese dove la rete non va veloce. A saltare all’occhio, le difficoltà delle periferie italiane: meno il comune è popoloso, più avrà infrastrutture scadenti. Di qui, le frequenze percentuali più alte della risposta «connessione a banda larga non disponibile nella zona» nei centri fino a duemila abitanti. Si tratta di realtà locali, spesso isolate, ma anche chi vive in cittadine fra i duemila e i diecimila abitanti incontra le stesse difficoltà.

Il dato nazionale, invece, evidenzia una realtà inquietante. Tra chi non ha internet a casa, in tutte le regioni, la risposta prevalente è: «Nessuno, in tutto il nucleo familiare, sa usare internet».

Se invece la mancanza di una rete fissa viene addotta ai costi elevati di un contratto di linea fissa o mobile, il discorso cambia. In questo caso, si nota come la problematica sia più sviluppata nelle aree metropolitane e nelle periferie dei grandi centri urbani. A patire invece il maggior costo delle attrezzature (di un Pc, di un tablet o di uno smartphone in grado di connettersi a internet) sono gli abitanti delle periferie urbane e dei comuni di grandi dimensioni (con più di 50mila abitanti).

In generale, emerge come internet manchi soprattutto nei piccoli centri urbani e suburbani, con difficoltà più marcate in aree di campagna e/o in luoghi con servizi digitali obsoleti, come i borghi.

Se non ho Internet, abbandono la scuola?

Il grafico sopra riportato evidenzia l’andamento concorde tra la curva che rappresenta chi non ha internet o ha una linea scadente e quella che indica chi lascia la scuola. I due dati (fatta eccezione per alcune regioni come Marche e Basilicata) viaggiano quasi sempre di pari passo. La pandemia ha accelerato il fenomeno della mancanza di rete come “incentivo” a lasciare la scuola, soprattutto dove le condizioni di precarietà erano già molto marcate, come in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

La DAD della discordia

Secondo l’ultima relazione annuale dell’Agcom, l’Autorità italiana garante delle comunicazioni, pubblicata nell’estate del 2020, le scuole raggiunte dalla fibra ottica, cioè la connessione più veloce possibile, sono solo il 17,4%. Un potenziale problema per quegli insegnanti che fanno lezione con metà alunni in classe e metà connessi da remoto o, peggio ancora, in DAD al 100%. Le regioni con il più alto tasso di abbandono scolastico sono anche quelle dove il tasso di connessione attraverso Pc fisso, portatile e tablet è più basso delle altre. Ciò accade in particolar modo in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Ancora una volta, il Mezzogiorno.

Infine, dall’istogramma qui di seguito, è possibile notare come nelle regioni dove la risposta “uso internet per informarmi” è più bassa, in 4 casi su 5 c’è un valore di abbandono scolastico tra i più alti. Fa eccezione la Sardegna, dove a un alto tasso di abbandono scolastico corrisponde un alto tasso di informazione via Internet.

La situazione nelle scuole italiane è disomogenea: alcune poco digitalizzate, poco connesse e più arretrate, altre più all’avanguardia. Ma a questi dati, specie in tempi di pandemia, bisogna aggiungere il cosiddetto “ritardo domestico”. Stando a quanto riportato dal Desi Index 2020, l’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società della Commissione europea, solo il 13% delle famiglie italiane ha accesso alla banda ultralarga, cioè a una connessione ben funzionante, che viaggi a una velocità di almeno 30 megabyte al secondo. 

Fra i più colpiti dal digital divide (divario digitale) studentesse e studenti: tante ancora le aree con connettività scarsa e decine di migliaia gli allievi privi di un computer o di un tablet adatti a seguire le lezioni da remoto. Sempre il report dell’Agcom ha evidenziato un dato: durante il lockdown della primavera 2020, 10 studenti su 100 sono rimasti totalmente esclusi dalla didattica a distanza. Inoltre, in base all’ultimo monitoraggio del ministero dell’Istruzione, all’inizio dello scorso settembre erano ancora oltre 280mila gli studenti senza Pc e 300mila quelli sprovvisti di una connessione.

In autunno, il governo aveva erogato un bonus da 500 euro per l’acquisto di tablet o Pc, destinato alle famiglie con redditi bassi. Una misura da 200 milioni di euro, che però non è riuscita ancora a decollare: i voucher strappati sono stati poco meno di 50mila. Con il decreto Ristori dello scorso dicembre sono stati stanziati altri 85 milioni sul fondo per l’innovazione digitale e la didattica laboratoriale. Il ministero è quindi corso ai ripari, stanziando sia risorse per rifornire le scuole, con oltre 400mila Pc, sia lavorando su bonus per fornire internet a chi ne è sprovvisto.

Cosa vogliono i giovani da internet

Quando accendono un computer o un cellulare, cosa fanno i ragazzi? Analizzando i dati sulla navigazione in rete, si scopre che messaggi e videochiamate sono le funzioni più importanti per i giovani, seguite a ruota dal gaming online (giochi per telefono con funzionalità di rete). Lo streaming e l’informazione sono staccati di oltre 20 punti percentuali per classe di età, con picchi pari al 51,7% tra messaggistica e informazione nei ragazzi in età liceale e al 42,3% nella classe di età 18-19 anni. Un dato che evidenzia come la rete sia vista solo marginalmente come fonte di cultura e apprendimento, soprattutto dai giovanissimi in età scolare (classe 14-17, 39,9%, la più bassa del terzetto in esame).

Didattica a distanza, solidarietà in presenza

Dove non arriva lo Stato, spesso sono le persone comuni a dare una mano. Tra queste, i ragazzi di PC4U, attivi a Milano. Jacopo, Matteo, Emanuele e Pietro, tutti diciottenni, hanno subito compreso le difficoltà che tanti coetanei incontravano a seguire le lezioni online. Hanno così deciso di mettersi a disposizione della comunità. «Pc4u.tech è un’iniziativa no-profit che si occupa della raccolta e ridistribuzione di dispositivi usati ma funzionanti – racconta Matteo – destinati a studenti di Milano e dell’Hinterland, che non dispongono degli strumenti per la didattica a distanza».

«L’idea è nata da un confronto – continua Emanuele – quando ci siamo resi conto di una problematica all’interno della nostra comunità più vicina. Parlando con mia sorella, che faceva la terza media, sono venuto a conoscenza di questo disagio e di alcune realtà dei suoi compagni di classe, che vivono in contesti sociali ed economici molto eterogenei. C’erano aule dimezzate perché una parte degli studenti non aveva i computer per seguire le lezioni. Mi sono confrontato con altri miei amici e ho scoperto che c’erano altri studenti che non potevano seguire da casa: c’era quindi un diritto allo studio violato, non garantito». Un’esperienza importante, con momenti indimenticabili. «Portiamo dentro emozioni uniche – dice Pietro -. È stato divertente, ad esempio, quando a tre gemelle abbiamo donato tre computer diversi».

«Io a scuola non ci vado più». Giovani fuori dalla rete
I ragazzi di PC4U

Dati e studi raccontano la storia di un’Italia sconnessa, tra infrastrutture mancanti e scarsa abitudine al digitale. A vivere i disagi più grandi, le aree più a Sud del Paese e i piccoli centri urbani ancora fuori dalla connessione a fibra ottica, ormai imprescindibile per lavorare e studiare a distanza. I dati, però, altro non sono che lo specchio di abitudini impresse da tempo nel tessuto sociale e digitale italiano. Un tessuto di vecchie e nuove forme di povertà, amplificate dalla pandemia e dal confronto-scontro con il web che ne è seguito. In alcuni casi, la forza e la determinazione delle reti umane, corse in soccorso di quelle virtuali, ha colmato le lacune. Ma, per non lasciare davvero nessuno da solo, tanto ancora resta da fare. E i dati, ancora una volta, ci aiuteranno a trovare le risposte.