Esclusiva

15 Aprile 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2021
«Non potevo lasciar correre, subito la legge contro l’omofobia»

Un punto sulla legge contro i crimini d’odio, con la testimonianza del ragazzo aggredito a Valle Aurelia Jean Pierre Moreno, dell’avvocatessa e attivista per i diritti Lgbt Cathy La Torre e di Amnesty Italia

«Non potevo lasciar correre, sarebbe stato come ignorare una lotta storica di generazioni precedenti alla mia, che si sono battute perché io oggi possa baciare per strada il mio fidanzato, e l’aggressore con un attimo se ne è fregato di tutto questo».

Ha la voce ancora emozionata Jean Pierre Moreno, il 23enne studente di Lingue aggredito a calci, pugni e sassate da un uomo che alle 21.30 del 26 febbraio scorso attendeva come lui il treno per tornare a casa, alla stazione di Valle Aurelia a Roma. «Ha colpito me e il mio fidanzato. Ho avuto paura ma ero soprattutto arrabbiato, perché questa persona ci ha aggrediti per una semplice dimostrazione d’amore». Jean Pierre si è dovuto difendere solo perché stava baciando il suo compagno. Originario del Nicaragua, vive a Roma dal 2018, con lo status di rifugiato politico. «È un paradosso che l’Unione europea autodichiari di essere uno spazio sicuro e libero per le comunità Lgbt, ma l’Italia invece non lo è».

Come lui, tante altre persone lottano ogni giorno nella speranza che qualcosa cambi. Negli ultimi giorni si è discusso molto della decisione della Commissione Giustizia del Senato di rinviare l’esame del disegno di legge Zan, contro omotransfobia e misoginia, approvato dalla Camera lo scorso novembre. Secondo il PD, il rinvio sarebbe un tentativo di ostruzionismo da parte della Lega, da sempre contraria alla legge.

«Spero che provvedimenti di buon senso come questo – dichiara a Zeta l’avvocatessa e attivista per i diritti Lgbt Cathy La Torre – che introducono una forma di protezione rafforzata in situazioni di violenza molto gravi, passino senza tutta questa contrapposizione. La classe politica dovrebbe affrettarsi, senza speculare su questa cosa con mesi e mesi di propaganda. Peraltro sono 26 anni che aspettiamo questa legge, il tempo è più che scaduto».

Che cos’è il ddl Zan?

La legge Zan previene e contrasta la discriminazione e la violenza contro le persone omosessuali, le donne, i disabili e le persone Lgbt. Mira a punire chi istiga a commettere, o commette, atti di discriminazione o violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Come spiega La Torre, “è una legge che ha l’intento di punire i crimini d’odio, ovvero quei crimini commessi nei confronti di persone sulla base della loro appartenenza a un determinato gruppo sociale”.

Sul sito web di Amnesty Italia – la sezione italiana dell’organizzazione internazionale che lotta in difesa dei diritti umani nel mondo – si legge che in base al testo della legge le condotte previste dagli artt. 604 bis e 604 ter c.p. diventano reati anche qualora siano connotate da omo-lesbo-bi-transfobia e misoginia. Il testo intende modificare inoltre l’articolo 90 quater del codice penale, relativo alle condizioni di particolare vulnerabilità: le vittime di un reato di discriminazione o di violenza per motivi legati ai fattori protetti potranno così godere di particolari tutele durante il processo.

Tutte quelle persone più deboli, dunque, perché oggetto di discriminazioni solo per fattori o caratteristiche personali. «Oltre all’aggressione che ho subito a Valle Aurelia ce ne sono state altre, soprattutto verbali. Io non sono solo omosessuale, ma anche straniero, quindi c’è il discorso della discriminazione razziale. Mi è capitato spesso di ricevere commenti del tipo: “Frocio, tornatene a casa”.

La nostra legge, in realtà, prevede già la punibilità per i crimini d’odio: la “legge Mancino”, del 1993, sanziona le violenze o le incitazioni alle violenze per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Ma allora perché il codice penale non basta?

Perché gli unici crimini d’odio già puniti in Italia sono razzismo e odio religioso, gli altri no.

Tra le “azioni positive” di prevenzione, il testo istituisce anche la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, che si celebrerà il 17 maggio di ogni anno, e prevederà iniziative di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado. La legge, inoltre, stanzia 4 milioni di euro all’anno per centri e case rifugio per vittime di violenza omotransfobica. Prevede anche una rilevazione Istat per attuare politiche di contrasto alla discriminazione e alla violenza, e una strategia nazionale da parte dell’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.

Il dibattito sulla libertà d’espressione

Molti sostengono che questa legge limiti la libertà di espressione, per cui se critico una persona omosessuale sarò condannato per omofobia. In realtà, le cose non stanno così. «Circa quarant’anni di giurisprudenza – spiega Cathy La Torre – ci dicono che la libertà di espressione e di opinione, all’art. 21, ha come limite il rispetto della dignità e reputazione altrui. Quando si offende qualcuno non è più una libertà di espressione, ma un insulto. Stessero tranquilli quelli che sostengono che la legge limiti la libertà d’espressione, perché ci sono quarant’anni di sentenze che ci raccontano qual è la differenza tra l’una e l’altra cosa».

L’aggravante, inoltre, interverrà solo se le parole o le azioni determinano “il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti” e solo se a motivare eventuali reati di odio (e l’opinione non è un reato) ci sarà l’orientamento sessuale o l’identità di genere della vittima. Proprio per questo è stata aggiunta una cosiddetta “clausola salva idee”, che esclude esplicitamente pareri, idee e opinioni sull’orientamento sessuale e l’identità di genere dalla punibilità.

La pena per i trasgressori sarà il carcere da 6 mesi a 4 anni. La pena sarà aggravata fino alla metà per i reati comuni commessi per gli stessi motivi.

A che punto è il ddl Zan?

Il disegno di legge è stato approvato alla Camera nel novembre del 2020 con 265 sì e 193 no, ma è fermo in commissione al Senato. È stato assegnato alla Commissione Giustizia, presieduta dal leghista Andrea Ostellari, ma mai incardinato. Lega e Forza Italia si oppongono anche alla sola calendarizzazione del testo, e considerano il tema “divisivo”. Il 2 aprile la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha fatto un appello al premier Mario Draghi affinché il Parlamento si occupi di “problemi urgenti” e non della legge contro l’omofobia.

«Nulla esclude che il Parlamento si possa occupare di tante cose insieme – afferma La Torre – e combattere la violenza nei confronti dei tanti cittadini che ne sono oggetto per una loro caratteristica personale, come i disabili, le donne e le persone Lgbt è una priorità come tante altre cose».

«Io credo che se lo Stato non ha come priorità la tutela dei cittadini, allora non so quale dovrebbe avere. C’è una mancanza di tutela giuridica verso le persone Lgbt. Non è una legge solo penale, ma prevede anche l’inserimento nelle scuole della Giornata contro l’omofobia. L’onorevole Meloni dice che vogliamo insegnare l’omosessualità nelle scuole, ma è un discorso assurdo. Lei fa finta di non capire cosa sia un crimine d’odio, ma i crimini d’odio esistono eccome. Quello che prevede il ddl Zan è solo inserire il reato contro l’omofobia e la misoginia, atteggiamento di cui anche lei stessa è stata vittima» afferma Moreno.

«Per chi si occupa di battaglie per i diritti – afferma Giulia Groppi, responsabile delle relazioni istituzionali di Amnesty International Italia -l’argomentazione che ci siano problemi più “urgenti” è un leit motif ricorrente, ma che non trova fondamento. Non si capisce perché si debbano sempre vedere quelle sui diritti come battaglie che “tolgono” spazio e risorse ad altro lavoro, legittimo e necessario, in materie come l’economia ad esempio. Quello dei discorsi e dei crimini d’odio rappresenta anch’essa un’urgenza: sono all’ordine del giorno notizie di attacchi, verbali e non, ai danni di persone LGBTI».

I vip si schierano con il ddl Zan

Molti sono i personaggi dello spettacolo scesi in campo per promuovere l’approvazione del ddl Zan. Tra questi, il cantante e influencer Fedez, che nei giorni scorsi ha postato diverse stories sul suo profilo Instagram per sottolineare il ripetuto ostruzionismo da parte della Lega per rinviare la calendarizzazione del disegno di legge. Dopo l’ennesimo rinvio in Senato, il cantante si è scagliato contro il presidente della Commissione Giustizia Andrea Ostellari. “Ha deciso di non decidere, aggrappandosi a un cavillo tecnico che per mesi non ha visto – ha detto – Ostellari ha fatto una scelta non troppo coraggiosa, qualcuno potrebbe dire “vigliacca”, confermando l’ostruzionismo pretestuoso fatto negli ultimi mesi”.

Dopo di lui, sono scesi in campo anche Elodie e Mahmood. “Ho sempre pensato che episodi di discriminazione basati sul sesso, sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale debbano essere condannati”, ha scritto il cantante nelle sue stories su Instagram. “Mi è capitato più volte di assistere impotente a scene di questo tipo, soprattutto durante la mia adolescenza. A volte, forse per paura o debolezza, mi sono trovato inerme davanti a situazioni che per me erano e sono una violenza. Violenza che uccide la libertà di ciascuno di essere se stesso. Ora ho 28 anni e sento di avere, come tutti, la responsabilità di sostenere questo disegno di legge”. Elodie, reduce del successo di Sanremo, invece ha scritto: “Siete indegni, non dovreste essere in Parlamento”.  E poi ha aggiunto: “Questa gente è omotransfobica”.

«Non potevo lasciar correre,                                    subito la legge contro l'omofobia»
«Non potevo lasciar correre,                                    subito la legge contro l'omofobia»

Perché ancora oggi molte persone fanno fatica ad accettare le minoranze?

Secondo La Torre ci sono nella società delle dinamiche atipiche di maggioranza e minoranza, per cui «le maggioranze hanno dei diritti acquisiti, mentre le minoranze devono combattere perché questo livello di uguaglianza venga raggiunto. Questo avviene nella contrapposizione, perché chi ha dei diritti acquisiti pensa che, estendendoli ad altri, questi vengano meno a loro stessi. Ma non è così: non è una torta per cui togliamo una fetta a chi già ce l’ha, ma è “allargare” quella torta».

«Oltre a pregiudizi, fisiologicamente presenti nella società, grande responsabilità è anche inevitabilmente della politica. Gli esponenti politici che brandiscono la retorica deleteria e disumanizzante del “noi contro loro” basata su demonizzazione, odio e paura del diverso hanno creato in questi anni un mondo sempre più diviso e pericoloso e incapace di cercare la sintesi nel confronto tra idee e culture differenti», afferma Groppi.

«C’è molto patriarcato eteronormato – aggiunge Moreno – spero nell’approvazione del ddl Zan, perché renderebbe il percorso delle persone Lgbt, ma non solo, più facile. Da quando se n’è iniziato a parlare vediamo quasi tutti i giorni persone che denunciano casi di omofobia e aggressioni. Accade quotidianamente, ma molte persone non fanno denuncia perché non hanno fiducia nel sistema. La legge Zan aiuterebbe a costruire un mondo più civile per tutti quanti. Ci sarebbe una tutela legale e le future generazioni avranno più sicurezza».

«Sogniamo un mondo in cui chi subisce una discriminazione non è solo, ma ha al suo fianco persone, anche sconosciute, che denuncino queste discriminazioni e si indignino – conclude Groppi – che le nuove generazioni siano educate al rispetto della diversità e a combattere le discriminazioni nei confronti di persone di origine straniera, che hanno un differente orientamento sessuale, che parlano un’altra lingua o sono di un’altra religione. Che attraverso la demolizione degli stereotipi tradizionali e attuali e la rottura delle credenze determinate dall’ignoranza e dalla paura, il confronto sia fonte di ispirazione e di crescita per una società libera dall’odio».

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