Esclusiva

28 Aprile 2021
Greta Menchi, la musica che nasce sui social

Intervista a Greta Menchi, una delle artiste della Generazione Z che ha trovato notorietà grazie alle piattaforme digitali

«Sarebbe stato bello avere vent’anni senza social. Uscire di casa e gestire solo la realtà, senza un’altra “parallela” online. Se però avessi avuto questa età nel 1975 e mi avessero detto che attraverso uno schermo luminoso sarei stata in grado di connettermi con un’altra persona, sarei stata “in fissa”». Sono le parole di Greta Menchi, in arte “Blody”, una cantante che oggi, nel giro di pochi anni, ha raggiunto quasi due milioni di followers su Instagram.

Proprio in quel 1975 al Saint Martin’s College di Londra salivano per la prima volta sul palco i Sex Pistols, il gruppo preferito di Greta. Era il 6 novembre e Johnny Rotten, frontman del gruppo, decise di prendersi la scena suonando in quello che sarebbe dovuto essere il concerto di una rock-band chiamata Bazooka Joe. La serata finì in rissa, ma sin da subito si capì che i Sex Pistols avrebbero scritto pagine importanti della musica punk.

Da quel momento sono passati diversi anni. Mai come durante questa pandemia siamo stati abituati a seguire i pochi concerti organizzati in tv, ma soprattutto sul nostro smartphone, perché grazie alle piattaforme digitali gli artisti hanno dovuto trovare metodi alternativi per far ascoltare la propria musica. Scrollando nelle nostre home page e tra le stories Instagram, ci capita spesso di fermarci a sentire i nostri cantanti preferiti esibirsi nel salotto di casa e non è troppo lontano nemmeno il ricordo dei canti di balconi durante il primo lockdown.

greta menchi
Foto concessa da Greta Menchi

Tra gli artisti, quelli della Generazione Z sono stati senza dubbio i più avvantaggiati, perché si sono potuti confrontare con un mondo – quello del digitale – nel quale sono nati. Tra questi anche Greta Menchi, che ha iniziato la sua carriera proprio sul web: «La notorietà è arrivata un po’ per caso, quando ero ancora al liceo Righi di Roma. Dall’adolescenza all’età adulta la mia vita è stata online e non ho mai avuto un momento per me, per capire chi fossi e cosa volessi davvero. Con la fama è diversa la percezione della mia persona da parte di chi mi è stato vicino. Ma non ho mai pensato che in qualche modo mi abbia cambiata» racconta Greta. 

I suoi video musicali contano migliaia di visualizzazioni, ma è con Youtube, piattaforma di condivisione e visualizzazione di contenuti multimediali, che ha iniziato a farsi conoscere. È stata una delle youtuber più seguite della vecchia generazione di creator e, da nativa digitale, conosce anche limiti e difetti di queste piattaforme: «È complicato distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, senza perdercisi dentro» racconta Greta.

Era il 2014 quando online apparve per la prima volta il suo canale, MyBlogGreta – successivamente modificato in “Greta Menchi” – che ha raggiunto con velocità oltre un milione di iscritti. «Facevo tutto io, non ho mai avuto una squadra che mi aiutasse con le riprese, i suoni, le idee, il montaggio. I social mi hanno aiutata a creare una professione ex novo. Quando ho iniziato nessuno sapeva davvero come usarli, mi capitava persino di essere contattata da aziende importanti per promuovere i loro prodotti, senza che avessero in mente il modo giusto per farlo. La mia “generazione” ha creato un format, che poi è stato perfezionato anche da quella che ci ha seguito, e ha ridefinito il concetto di “personal branding” in chiave social».

Tra le piattaforme che oggi stanno crescendo di più, c’è senza dubbio Twitch. Oltre al classico format del gaming, permette di fare dibattito e spesso lascia spazio anche alla musica. Anche Greta ci passa sempre più tempo, e l’aspetto che più le interessa è la possibilità concreta di creare una comunità, un rapporto con i propri fan che vada oltre la semplice condivisione della sua vita quotidiana.

«In ambito musicale credo che le piattaforme digitali aiutino soprattutto a creare un personaggio. Il futuro della musica, ma anche di moltissimi altri settori, è legato allo sviluppo delle piattaforme. Per quanto riguarda le vendite di CD e vinili penso che resterà sempre il fascino, per un gruppo di nicchia, di inserirli in un dispositivo e riprodurre la musica manualmente. Un giradischi con le casse passive, un suono “originale” resterà per sempre unico. Però il futuro è del digitale».

Dopo aver fatto l’attrice, la doppiatrice, aver scritto un libro, nell’ultimo anno Blody ha lavorato a un nuovo EP e pubblicato un singolo intitolato “Euphoria”, prodotto dall’ex chitarrista di Achille Lauro Boss Doms. Un brano che è disponibile su Spotify, Tidal, Amazon e Apple Music, piattaforme che per Greta «continueranno per molto tempo a egemonizzare questo settore. Non vedo molti spazi per nuovi player».

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Foto concessa da Greta Menchi