Esclusiva

21 Maggio 2021
Tra Miciole e Fagianate. Lo stile irriverente e passionale di Riccardo Magrini

Intervista al commentatore tecnico di ciclismo di Eurosport, che dal 2005 ha lanciato un gergo televisivo accattivante e innovativo

Al telefono la voce è vivace, il timbro lo riconosci subito. È quello che dal 2005 colora le telecronache di ciclismo su Eurosport. «È bello quando vedi scritto sull’asfalto ‘Magro ti amo’ o ‘Ric van Magren’. Un attestato di affetto, la testimonianza che la gente ti segue». Vulcanico, passionale, intuitivo. Il commentatore tecnico Riccardo Magrini, detto il ‘Magro’, ha uno stile tutto suo: Fagianate, Miciole, il gergo è vivido e dissacrante, scalda e trascina, tra neologismi irriverenti e giochi di parole. I tempi televisivi però sono perfetti, competenza e preparazione saltano fuori al momento giusto. Lui che è stato corridore – una tappa vinta al Giro d’Italia e una al Tour de France nel 1983 – lo sa: l’amore per la bici lo porti sulla pelle, perché è lei che ti sceglie. Un sentimento da trasmettere alle persone che sono a casa e tifano per i loro campioni. In attesa di uno scatto che li emozioni.

Tra Miciole e Fagianate. Lo stile irriverente e passionale di Riccardo Magrini
Riccardo Magrini (in primo piano) in bici

Come si spiega questo successo?

«Nel ciclismo Eurosport ha ormai una sua identità, la mia popolarità è una conseguenza. Negli anni tante cose sono cambiate. Io sono sempre lo stesso».

Tutto preparato a tavolino?

«No, solo una scaletta che copra le ore di diretta. Il resto dipende dal momento, si improvvisa».

Le piace stare in televisione?

«Molto. Sono uno da divano, nato con Adriano De Zan. Ma non voglio somigliargli. Posso ispirarmi al ruolo di Vittorio Adorni e Davide Cassani, cercando qualcosa di mio».

Come è iniziata la sua esperienza?

«Grazie al giornalista Andrea Berton, che mi ha dato fiducia. Poi c’è stato Salvo Aiello, ora Luca Gregorio. Tre modi diversi di fare questo mestiere. Io ho avuto sempre il mio, ma ogni anno cambio qualcosa, conio nuove espressioni…»

Cioè?

«Non voglio essere ripetitivo. Sono partito con lo slogan Donne, cavalli, corridori, non ci ha mai capito nulla nessuno, passando per Fagianata e Veglione del Tritello. Fino alla Miciola. Tutte cose che vengono dal bar. Il trucco è quello: se vuoi avvicinare la gente, devi parlare come loro. Capita pure che le persone fraintendano o capiscano ciò che vogliono sentirsi dire. Il pubblico è così».

Quanto è impegnativo?

«Non è semplice parlare per ore, soprattutto quando la gara non racconta nulla. È difficile trovare argomentazioni, dettagli che catturino l’attenzione. A me risulta immediato, perché ho avuto sempre questo carattere. Sono così, alla ricerca della battuta, dell’aneddoto, dell’ironia sottile. Alterno leggerezza a spiegazioni tecniche. Posso fare il “bischero” quanto voglio, ma quando c’è da essere professionali non sbaglio».

Qual è la parte bella di questo lavoro?

«Riuscire a sorprendere. Ad esempio, scopri di essere stimato da personaggi dello sport come Roberto Pruzzo, ex attaccante della Roma e appassionato di ciclismo. Mi ha sempre detto che anticipavo quello che sarebbe avvenuto in gara. Un bel riconoscimento. Da tifoso, certe dinamiche non le intuisci subito. C’è bisogno di qualcuno che le spieghi».

Tra Miciole e Fagianate. Lo stile irriverente e passionale di Riccardo Magrini
Riccardo Magrini al centro

Espressioni diventate celebri: cos’è il Poggio alla cavalla?

«Un circuito riservato ai ciclisti Under-23, che si svolge ogni lunedì di Pasqua a Lamporecchio, comune in provincia di Pistoia. Zona che un ex professionista ha soprannominato il Triangolo delle Bermuda. A livello locale, una vera classica».

E gli altri?

«La Miciola è un uccello palustre. Detta anche pavoncella, ha un incedere a zig-zag, come quando sei ubriaco. Mi serve per descrivere le crisi che colpiscono gli atleti nelle tappe più impegnative, quando arrancano e fanno fatica ad andare avanti. Il Veglione del tritello, invece, è un’espressione inventata da un mio amico che vive in Maremma: un giorno la moglie ha fatto cadere la credenza con dentro bicchieri di cristallo ed è venuto fuori un… tritello, cioè un casino».

Nel 2017, dopo il suo malore, gli spettatori si sono affezionati ancora di più.

«È bello che molti chiedano, si preoccupino. Ho tolto la sveglia che mi ricorda la compressa, altrimenti alle quattro ci sarebbe sempre stato quel suono fastidioso. Anche se la gente si era ormai abituata alla… presa della pastiglia».

Come è Riccardo Magrini sui social?

«Non ho molta affinità e spesso mi arrabbio. La colpa è di Luca, che stuzzica e mi chiede un parere sui temi del giorno più spinosi. Sa già che perderò la pazienza. Io carico la mia reazione, così diventa un gioco».

Parliamo del vostro rapporto.

“Mi considera un genitore. Mi chiama papi. Appena arrivato, si è affidato a me. Era la prima volta, trattava altri sport come calcio e basket. Da allora sono passati tre anni, un percorso di crescita importante. È bravo, ha una bella voce, i tempi televisivi sono giusti. E poi c’è affetto, lo vedo più della mia famiglia. Ad aprile sono state 23 le giornate di cronaca insieme, spesso con cinque ore di diretta».

C’è un corridore dell’ultimo periodo che ricorda il Riccardo Magrini atleta?

«Paragone difficile. Un tempo le goliardate in fondo al gruppo si potevano fare, oggi no. Vanno sempre forte. Se però dovessi sbilanciarmi, direi Michele Scarponi. Aveva il mio stesso carattere guascone, ci volevamo bene e somigliavamo. Sono stato anche suo direttore sportivo. Certo, lui andava molto più forte di me».

Bernal ha le mani sul Giro?

«Non è scontato che lo vinca, ci sono ancora molte trappole. Ha però dimostrato di avere grande condizione e tirato fuori gli artigli al momento giusto».

E Nibali?

«Vincenzo lo vedo bene nell’ultima settimana. Aspettiamolo».