Esclusiva

7 Agosto 2021
Giovannini: “Il Pnrr è un’occasione irripetibile di crescita”

Il ministro del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, ha rilasciato in esclusiva a Zeta Luiss un’intervista sugli investimenti del Pnrr.

Cambiare l’Italia in dieci anni, guardando alle imprese, alle persone e all’ambiente. Questa la sfida che il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims), guidato dal ministro Enrico Giovannini, vuole realizzare attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Ministro, qualche giorno fa la Commissione Europea ha approvato ufficialmente il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per l’Italia. Quali sono i principali investimenti previsti per il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili? Quali sono le scadenze e le condizioni per poter realizzare il Piano?

L’Italia ha presentato progetti in linea con gli obiettivi indicati dall’Europa e capaci di trasformare il Paese rendendolo più prospero, sostenibile e resiliente di fronte a possibili futuri shock.

Il governo italiano ha sempre avuto un’interlocuzione positiva e costruttiva con la Commissione guidata da Ursula von der Leyen, come ha riconosciuto la stessa Presidente. La pandemia da Covid-19 è stata ed è ancora un’esperienza difficile per tutti, soprattutto per chi ha subito lutti.

Molte famiglie si trovano in difficoltà economiche per la perdita del lavoro. Ma di fronte a un momento tanto tragico le istituzioni europee, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza, hanno offerto ai Paesi membri la possibilità di riavviarsi lungo un percorso di sviluppo più sostenibile.

Risorse ingenti e un’occasione irripetibile di crescita, basate sul paradigma della sostenibilità economica, sociale, ambientale e istituzionale, da perseguire secondo il principio del ‘do not significant harm’, ovvero di non recare danno significativo all’ambiente.

I progetti di competenza del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili sono pari a circa 62 miliardi, di cui il 56%, quindi circa 35 miliardi, sono destinati al Sud. La ‘dote finanziaria’ è composta da 41 miliardi del programma Next Generation Eu e 21 miliardi di risorse nazionali.

I progetti che si finanziano con le risorse europee dovranno essere completati e resi fruibili entro il 2026, altrimenti perderemo le risorse. I progetti finanziati con i fondi nazionali possono invece avere tempi più lunghi. Per questo noi diciamo che abbiamo dieci anni per trasformare l’Italia.

Le risorse destinate al Mims come sono distribuite tra le quattro missioni di competenza del Ministero? In che modo?

Il Mims è il primo ministero per investimenti del Pnrr. Alcuni progetti verranno realizzati in collaborazione con altri dicasteri. La quota maggiore di investimenti, pari a 41,8 miliardi, è prevista per le infrastrutture destinate alla mobilità sostenibile, 18,8 miliardi andranno ai progetti per la transizione ecologica, 3,8 miliardi alle iniziative per migliorare l’inclusione sociale e la coesione, quasi 500 milioni sono destinati alla digitalizzazione, l’innovazione e alla cultura.

Sentiamo la responsabilità di utilizzare queste risorse al meglio, perché moderne infrastrutture e una mobilità integrata e ben organizzata sono determinanti per migliorare la qualità della vita delle persone e aumentare la competitività delle imprese. Fin dal primo giorno ho organizzato il lavoro del Ministero per essere all’altezza della sfida che abbiamo di fronte.

Tra le 6 missioni del Piano, la missione 3 “infrastrutture per una mobilità sostenibile” è quella che coinvolge in modo pieno il Mims. Che cosa prevede?

Con le opere previste per realizzare questa fondamentale missione del Pnrr, per la quale – lo ricordo – sono stati messi a disposizione 41,8 miliardi di euro, intendiamo intervenire per superare quei fattori di debolezza che hanno penalizzato lo sviluppo economico del Paese e contribuire al raggiungimento dei target europei di riduzione delle emissioni e di progressiva decarbonizzazione.

Questa grande mole di investimenti avrà, inoltre, una particolare attenzione per i territori meno collegati del Paese e sarà orientata anche a colmare il divario fra Nord e Sud e tra le aree urbane e le aree interne e rurali.

La missione si articola in diverse componenti. La prima riguarda gli investimenti sulla rete ferroviaria e con circa 37 miliardi è quella più consistente. Prevede, tra l’altro, il completamento dei principali assi ferroviari ad alta velocità e alta capacità, l’integrazione fra questi e la rete ferroviaria regionale che viene anch’essa potenziata.

 Investimenti importanti sono previsti anche per migliorare le stazioni del Sud, per interventi di elettrificazione e per il potenziamento dei nodi ferroviari. Un’altra componente, di 1,4 miliardi circa, riguarda la messa in sicurezza e il monitoraggio di strade, ponti e viadotti, mentre 3,5 miliardi sono destinati all’intermodalità e alla logistica con interventi sui porti per migliorarne la capacità e la competitività e per ridurre le emissioni inquinanti.

Ricordo a questo proposito l’elettrificazione delle banchine (cold ironing), che consentirà alle navi di spegnere i motori all’attracco. Verrà inoltre migliorata la digitalizzazione dei sistemi logistici e aeroportuali.

Il Piano prevede investimenti significativi sull’inclusione e la coesione ma che non riguardano direttamente il Mims. Ci sono, tra risorse europee e nazionali, programmi per l’inclusione di giovani e donne?

L’inclusione e la coesione sono fattori strategici nella nuova visione del Mims, basata sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale. E questa visione viene declinata concretamente nei diversi provvedimenti. Ad esempio, nel decreto-legge su “Governance del Pnrr e Semplificazioni”, approvato dal Consiglio dei Ministri è previsto che le aziende che partecipano alle gare per le opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche quelle di minori dimensioni, sono tenute a presentare il rapporto sulla situazione del personale in riferimento all’inclusione delle donne e dei giovani nelle attività e nei processi aziendali.

Nei bandi di gara si prevedono infatti punteggi aggiuntivi per le aziende che utilizzano o si impegnano a utilizzare strumenti di conciliazione vita-lavoro, ad assumere donne e giovani sotto i 35 anni, che rispettino i principi di parità di genere e promozione di pari opportunità nelle assunzioni, nei livelli retributivi e negli incarichi apicali, che abbiano presentato o che si impegnino a presentare la rendicontazione non finanziaria sulla sostenibilità sociale e ambientale dei processi produttivi.

Criteri analoghi di inclusività e qualità del lavoro sono previsti nella delega al governo per la revisione del sistema dei contratti pubblici.

Sembra evidente che l’investimento maggiore tra le missioni è quello sulle opere ferroviarie e l’orientamento verso una forte “Cura del ferro”.

La cosiddetta ‘Cura del ferro’ è cruciale per la sostenibilità e permetterà di ridurre le emissioni di CO2, secondo le stime più recenti, di 2,3 milioni di tonnellate l’anno.

Il trasporto ferroviario è un asse portante degli investimenti che saranno realizzati in Italia grazie al Pnrr, tanto che oltre alle risorse europee abbiamo aggiunto risorse nazionali per completare progetti fondamentali, la cui realizzazione andrà anche oltre il 2026.

Per lo sviluppo delle linee ad alta velocità abbiamo previsto investimenti per 25 miliardi di euro. Molti progetti riguardano il Sud Italia, come la Salerno-Reggio Calabria, la Napoli-Bari, la Palermo-Catania-Messina. Investimenti ingenti, pari a circa 5,5 miliardi sono poi destinati al potenziamento delle reti regionali utilizzate dai pendolari: saranno realizzati 700 chilometri di nuove tratte di cui 430 al Mezzogiorno.

Nel piano sono previsti diversi investimenti per progetti sostenibili verdi. In quali sarà più intensa la collaborazione con il Ministero della Transizione Ecologica (Mite)?

Insieme al Mite abbiamo potenziato la figura del mobility manager, che deve essere nominato nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni che hanno sedi nei Comuni sopra i 50.000 abitanti, con più di 100 dipendenti per elaborare piani di spostamento più razionali ed evitare il congestionamento del traffico e il sovraffollamento dei mezzi pubblici che si verificano nelle ore di punta. 

La collaborazione con il Mite è poi prevista per l’implementazione della rete di colonnine per la ricarica elettrica, per la sperimentazione dell’idrogeno nel trasporto ferroviario, per i progetti di mobilità sostenibile nelle isole minori. Altri progetti del Pnrr saranno realizzati dal Mims in collaborazione con il Ministro per l’Innovazione e la Digitalizzazione, con il Ministro della Cultura, con il Ministro della Giustizia e con quello per il Sud e la Coesione territoriale.

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