Esclusiva

18 Dicembre 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2022
Roma sfratta Pasolini: deserta l’asta della sua casa di Ponte Mammolo

Un racconto del legame che tiene insieme Roma e lo scrittore. Zeta ha seguito l’asta dell’immobile, dopo aver ascoltato il quartiere e dialogato con l’assessore comunale Andrea Catarci e con gli autori Simona Zecchi e Dario Pontuale

Nella terra di Mammut, tra i profili bassi e gentili dei palazzi pastello di Ponte Mammolo, si nasconde la prima casa romana di Pier Paolo Pasolini, scrittore friulano del Novecento italiano, che ieri 17 dicembre è andata all’asta per la seconda volta, a un prezzo base di 122.850,00 euro. Asta che, ancora una volta, è andata deserta (la scorsa gara risale all’ottobre 2021), in uno di quei fabbricati grigi puntualizzati dalla ruggine che identificano la Tiburtina Valley, dove ha sede l’Istituto per le vendite giudiziarie dei tribunali di Roma e Tivoli. Qui nessuno – né il Comune né un privato – si è ancora fatto avanti per acquistare l’immobile – un trilocale al primo piano di un modesto edificio condominiale – dentro le cui stanze rivive ancora la poesia dell’intellettuale che vi abitò tra il 1951 e il 1953. Ultimo proprietario in ordine di tempo è il Gruppo Bonifaci, società dichiarata fallita nel dicembre 2019 e secondo le visure camerali facente capo al costruttore Domenico Bonifaci, ex editore de Il Tempo di Roma.

Un appartamento «senza tetto e senza intonaco» – come lo stesso Pasolini lo definisce in Una premessa in versi – settantatré metri quadrati in dialogo costante con uno spigolo del carcere di Rebibbia, quartiere che si oppone alla privatizzazione di un bene che cittadini e associazioni vorrebbero pubblico, popolare, sfruttando l’occasione della vendita giudiziale. Rosanna aveva pochi mesi quando Pasolini la tenne in braccio. Tutti nel quartiere lo sanno, e ci indicano cordialmente la porta di casa sua, mentre nei loro ricordi Via Tagliere si sgretola e ritorna al 1950. Al piano terra di quella che è stata la casa dello scrittore c’era un’osteria – racconta Carlo, macchinista in pensione, che di Rosanna è l’innamoratissimo marito – di fianco a un campo da bocce, realizzato al riparo di un albero di albicocche ancora in fiore.

Il 20 novembre scorso diverse associazioni culturali si sono riunite in Piazza Lino Ferriani, lì dove affaccia la casa del poeta, intorno alla targa posta dal Comune in suo ricordo. «Quando abbiamo visto che l’immobile sarebbe andato all’asta abbiamo chiesto alle istituzioni che diventasse pubblico e che facesse da base per un museo diffuso, partecipato e popolare» afferma Davide Angelilli, attivista del Centro Popolare San Basilio, precisando che «né dal Comune né dal Municipio siamo stati invitati a un tavolo per interloquire». La partecipazione del Comune all’asta non è mai stata confermata, ma «la volontà c’è», ha assicurato a Zeta Andrea Catarci, assessore al decentramento, alla partecipazione e alla città dei 15 minuti: «con l’assessore alla cultura Miguel Gotor abbiamo trasformato le proposte chieste al IV Municipio in un progetto strutturato, che sarà a breve sottoposto all’attenzione del sindaco Roberto Gualtieri». Ma all’asta di oggi nessuno ha avanzato offerte. La prossima procedura di vendita è in programma per febbraio 2022.

«Difendere quella casa è un atto di gratitudine nei confronti di Pasolini», spiega Dario Pontuale, autore del libro La Roma di Pasolini, intervistato alla fiera Più libri più liberi il 7 dicembre scorso: «questa estate è stata venduta anche la Torre di Chia, vicino Viterbo, l’ultima casa dello scrittore. Via Giovanni Tagliere è l’ultimo baluardo della memoria pasoliniana. Non dev’essere l’idroscalo di Ostia a dirci che è passato Pasolini a Roma». Perché se l’idroscalo è il ricordo del luogo in cui Pasolini fu ammazzato, la città non ha altro che l’affetto dei suoi abitanti per mantenere viva la memoria dell’intellettuale: il Comitato di Quartiere di Rebibbia ha una foto di Pasolini come logo delle proprie pagine social, mentre i muri di Roma, da Ostiense al Pigneto, raccolgono murales ispirati alle sue opere cinematografiche. Qui Pasolini ha scoperto la ricerca della purezza e del sacro nel sottoproletariato delle borgate e ha fatto le sue prime conoscenze intellettuali (Giorgio Caproni, amico e poeta, frequentava la sua casa a Rebibbia ogni venerdì sera). Qui – dove la città «credi finisca, e dove invece ricomincia», come si legge in Nuovi Argomenti – Pasolini ha scritto di Accattone e Riccetto, i due giovani adolescenti protagonisti dei suoi primi racconti.

«Tutto il materiale cinematografico di Pasolini è stato spedito a Bologna», prosegue Pontuale, «tutta la biblioteca della sua casa dell’Eur, in Via Eufrate, è stata spedita a Firenze. Fisicamente questa città si è liberata delle prove di Pasolini». Come nel caso della sua Alfa GT 2000, creduta per anni demolita ma rintracciata a Varese da Simona Zecchi, giornalista d’inchiesta e autrice di Massacro di un poeta, che ha chiesto al Comune di Roma un intervento affinché venga riconsegnata alla città. Se non altro perché si tratta di una prova che risale direttamente alla notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, quando lo scrittore venne assassinato all’idroscalo di Ostia. A pochi mesi dal centenario della nascita di Pasolini (5 marzo 1922), è giusto che Roma dimostri quanto deve al poeta, ricordando lui stesso e il mondo in cui si è gettato con tutto il corpo. Finendone massacrato in una notte senza lucciole.

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