Esclusiva

Febbraio 16 2022
Quanto pesa il pallone sull’ambiente

Il calcio ha preso coscienza del suo impatto sul pianeta, ma è ancora tanta la strada da fare

Un pallone da calcio pesa 400 grammi, quello che gli ruota attorno molto di più. Nel 2018, l’Unione Europea stimava che un solo spettatore, nel giorno di una partita, producesse quasi un chilo di rifiuti. In media, la bellezza di 4,2 tonnellate per un intero stadio. Nello stesso anno, e proprio dalla UE, nasceva Life Tackle, un progetto pionieristico mirato ad aiutare il calcio a ridurre la propria impronta sull’ambiente. «In quel momento club e federazioni difficilmente si preoccupavano del loro impatto ambientale, ora c’è fermento, sono tutti molto più interessati», ci dice Tiberio Daddi, direttore del progetto, pur riconoscendo che «il percorso davanti è lungo e ci sono ancora grossi margini di miglioramento».

In Italia «qualcuno è un po’ più indietro, sia nelle pratiche adottate che nella sensibilità». Ma ci sono anche esempi virtuosi, come la Juventus. «Avere uno stadio di proprietà aiuta», riconosce Daddi, ma qui la maggior parte degli impianti sono vecchi ed appartengono ai comuni di riferimento, una condizione che «complica considerevolmente le azioni sulle infrastrutture».

Quello che serve più di tutto, però, è una governance specializzata: «Più che la volontà, spesso, manca la conoscenza. Tanti si stanno muovendo in un’ottica operativa, fomentando alcune buone pratiche minori, ma molti meno club stanno agendo sulla loro struttura organizzativa. Troppi non hanno mai utilizzato criteri verdi nella selezione dei fornitori, né raccolgono dati sull’impatto ambientale». Se va bene c’è un dipartimento di responsabilità sociale, ma di solito giusto un 10% delle loro attività riguarda l’ambiente. «Servono direzioni ambientali indipendenti che possano creare un impatto consistente».

L’impatto ambientale del calcio

Tuttavia, non tutto è colpa dei club. Nel il suo ultimo studio, inedito per il mondo del calcio, Life Tackle ha calcolato che impronta sull’ambiente ha una squadra che gioca le coppe europee e porta quarantamila tifosi allo stadio. Il 15% dell’impatto è generato dal food and beverage, il 35% dall’energia e il 40% dalla mobilità di chi si reca allo stadio — quindi, soprattutto i tifosi. Il peso di questa voce si intensifica quando gli spostamenti avvengono in aereo (all’industria dell’aviazione si attribuisce il 5% del riscaldamento globale).

Un dato in contrasto con le ultime politiche del calcio continentale, che continua ad aumentare le gare internazionali, proprio quelle che vanno raggiunte in aereo. Dopo l’Europeo itinerante dell’ultima estate, quest’anno le partite delle fasi a gironi sono aumentate del 20% con l’introduzione della Conference League, e lieviteranno al 55% con la nuova Champions nel 2024. «È vero che più giochi, peggiore è il tuo impatto ambientale, ma non si risolve il riscaldamento globale smettendo di giocare. L’obiettivo dello sviluppo sostenibile è aumentare il volume degli affari e parallelamente ridurre l’impatto ambientale. Come in ogni industria, va considerato quanto si inquina in relazione alla produzione, non solo l’inquinamento in generale». Insomma, se il pallone pesa troppo, sgonfiarlo non è la soluzione.

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