Esclusiva

Aprile 27 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Aprile 28 2022
«Il video è il Sacro Graal dell’informazione»

Giuseppe De Bellis, direttore di Sky Tg24, spiega agli alunni del master di giornalismo Luiss come la televisione può sopravvivere alla sua scomparsa

«Dobbiamo partire dall’idea che il mercato dominante di un tempo sarà il mercato dominato del futuro». Nonostante la possibilità di scomparire nel giro di qualche anno, Giuseppe De Bellis, direttore di Sky Tg24, non ha dubbi. La televisione sta perdendo la sua presa sull’informazione e deve imparare a reagire e trasformarsi.

Dal 2003, data del suo lancio in Italia, Sky Tg24 ha fornito un’informazione all news. Un telegiornale ogni trenta minuti, titoli e argomenti in continuo aggiornamento per catturare l’attenzione dello spettatore e informarlo nel più breve tempo possibile. Il canale della piattaforma è come una sorta di «agenzia», una risorsa per i telegiornali tradizionali che «filtra ed elabora già le informazioni», permettendo una maggiore velocità di scelta e di sintesi.

La rivoluzione digitale si è con gli anni posta sulla strada della televisione e ne ha scalfito la certezza di tenere in pugno l’informazione. «Finora abbiamo detenuto il Sacro Graal, il video. Ancora ora c’è molta attenzione al testo per le indicizzazioni online, ma tutti lavorano per rendere i media video-driven».

Una volta raggiunto l’apice, per Giuseppe De Bellis il declino delle televisioni era prevedibile. Il destino che aveva infranto la realtà dei cartacei avrebbe colpito anche il piccolo schermo, «era solo una questione di tempo». La capacità di adattamento di Sky e delle reti televisive non è stata in grado di mantenere lo stesso ritmo che le innovazioni hanno imposto alla società. «La lentezza con cui avvengono i cambiamenti non è proporzionali ai cambiamenti stessi. Anche le piccole novità hanno un tempo di maturazione più lungo di quanto dovrebbero».

L’approdo su nuove piattaforme costringe le televisioni ad apprendere nuovi linguaggi e a mettere in discussione l’approccio impostato e professionale che ha sempre descritto l’attività giornalistica sugli schermi. «Molti network stanno approdando su Tik Tok. Altri stanno puntando anche a Twitch, una piattaforma live presente anche sulle console, che permette di abbassare ancora di più l’età media. Lì la domanda è obbligatoria: assumere il tono e la metodologia del social network o creare qualcosa di nuovo e personale? Questo stiamo tentando di capire».

Una collaborazione con Will, testata online fondata nel 2020 e divenuta famosa soprattutto per i suoi video social, e una partnership per la produzione di podcast con Chora Media, l’azienda fondata dall’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi e l’imprenditore Guido Maria Brera. «Ho sempre pensato che Will facesse una forma di informazione e intrattenimento giornalistico molto efficace per il nostro pubblico, che è il più giovane della televisione italiana. Il 43 per cento degli italiani ricorre al nostro mondo per le notizie, il 44 per centro a quello digitale. Ma tra di loro c’è una sovrapposizione. Quello, secondo noi, è il pubblico del futuro e conquistarlo è la sfida che abbiamo di fronte».