Esclusiva

Aprile 29 2022
Il «giornalismo cubista» di Alessandra De Stefano

La direttrice di Rai Sport ha inaugurato il suo ciclo di lezioni portando la redazione in un viaggio nell’essenza del giornalismo

«Non hai una bella faccia».

«Neanche tu».

Parla Lance Armstrong, risponde Alessandra De Stefano. Attitudine, coraggio, testa dura: così ha costruito la sua carriera. Che si trovasse di fronte al ciclista più popolare in circolazione o a un suo superiore, è stata la forza di andare controcorrente che l’ha guidata. «Ho deciso che avrei fatto le cose alla mia maniera o non le avrei fatte» e dopo anni di sacrifici oggi è la prima donna della storia al comando di Rai Sport.

«L’autenticità» per emergere, gli «occhi come arma, molto più della penna». La sua prima lezione al Master di Giornalismo e Comunicazione Multimediale è un viaggio nell’essenza del giornalismo. «Un mestiere che ha un che di felino», perché chiede di essere vigili, osservare attentamente la realtà «senza limitarci mai a quello che abbiamo davanti agli occhi». Lo chiama «giornalismo cubista», quello di chi vive il mondo come una realtà a più facce e cerca di dipingerle tutte.

«Non prendete appunti», chiede. È un invito proprio a non staccare mai lo sguardo da ciò che ci circonda. «Ma non limitatevi a guardare, dovete vivere gli eventi per farli vivere a lettori, ascoltatori, spettatori». Che sono al centro di tutto, e a cui dobbiamo una comunicazione semplice, con la giusta misura d’enfasi. Senza preconcetti, senza arrivare in un posto pensando «oggi scriverò così», ma armati di conoscenza e curiosità, pronti ad ogni evenienza.

Attenti, sì, ma che non vuol dire quieti. «Fate domande». E quando le fate «abbiate personalità. Gli intervistati vogliono sedurci, perché tutti vogliono piacere agli altri. Prendete Lance Armstrong: quando mi disse quella frase, e vide che dopo io non lo cercai per intervistarlo, poi fu lui a cercare me, una giornalista qualsiasi di una televisione italiana. Siamo noi giornalisti, al contrario, che dobbiamo essere abili a sedurre i nostri interlocutori con la nostra autenticità».

Ma il giornalismo per De Stefano, la donna che entra in redazione «con l’elmetto», è anche un mestiere massacrante, «che vi porterà a sacrificare la vostra vita. Vi chiederà di sdoppiarvi, di trovarvi per terra a scrivere un servizio mentre raccontate un evento in diretta alla radio». Sarà anche per questo che «noi giornalisti siamo tutti un po’ bipolari».

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