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Esclusiva

Maggio 18 2022
La disinformazione riporta i Marcos al potere

Il figlio del dittatore che ha governato col pugno di ferro le Filippine per più di trent’anni ha vinto le elezioni presidenziali

Una “promozione coordinata online di fake news storiche”. Così il Financial Times descrive il processo che ha permesso alla famiglia Marcos di tornare a governare grazie a decenni di notizie false. Ferdinand “Bongbong” Marcos Junior sarà infatti il nuovo presidente delle Filippine. Il 9 maggio si sono tenute le elezioni per sostituire il presidente uscente, Rodrigo Duterte, elezioni che Marcos Jr ha vinto con quasi 30 milioni di voti. Più del doppio rispetto alla sua rivale liberale, Leni Robredo. Anche se i risultati non sono ancora ufficiali, la vittoria è ormai data per certa.

Neanche 40 anni fa suo padre, Ferdinand Marcos Senior, rassegnava le dimissioni della massima carica dello stato, dopo aver governato per 21 anni con il pugno di ferro. Nonostante la storia di corruzione e violenza della famiglia Marcos, il 30 giugno Ferdinand giurerà per un mandato presidenziale di sei anni. Il figlio del dittatore sarà affiancato dalla figlia del presidente uscente, Sara Duterte. Suo padre si è reso noto alle cronache per controversie in materia di responsabilità democratica e di diritti umani. Secondo gli analisti, Ferdinand Marcos Jr. ha beneficiato di una costante campagna di disinformazione atta a ripulire la storia della sua famiglia e a glorificare gli anni del suo potere.

Il ritorno in auge della famiglia Marcos è un processo lungo decenni, che ha visto in primis la moglie dell’ex-dittatore (che da sempre aveva governato con lui) entrare a far parte del Congresso e allo stesso tempo l’entrata in politica anche dei figli, Ferdinand Jr. e la sorella Imee. In contemporanea all’ascesa politica di Ferdinad Marcos Jr. iniziò uno sforzo per ripulire e riscrivere la storia del governo di Marcos padre.

«Hanno riempito i vuoti di informazione sul periodo della legge marziale, che i libri di storia non valutano molto. Il folklore di Marcos è stato seminato sui social media e hanno aspettato che prendesse piede». Il professore associato di Global digital media presso l’Università del Massachusetts, Jonathan Corpus Ong, ha spiegato così questo processo. Un esempio si ritrova nel 2015, quando sono stati creati hashtag e post per raccogliere sostegno per la sepoltura di Marcos con gli onori di stato, da quelli che il professore ha definito “architetti della disinformazione in rete”. Dopo aver iniziato il suo mandato, il presidente Duterte ha ordinato di rinterrare il dittatore nel cimitero degli Eroi di Manila.

L’utilizzo dei social media, come spesso accade, ha giocato un ruolo fondamentale in questa operazione di disinformazione e riscrittura della storia. Sebbene criticati per il ruolo che avevano avuto nell’elezione del presidente Duterte, Google, Facebook, Twitter e TikTok hanno dichiarato di aver preso provvedimenti per sostenere delle elezioni eque e libere dalla diffusione di fake news.

Eppure, il processo per riscrivere la storia, parte proprio dalla diffusione di filmati nello stile di telegiornali, che dipingono la dittatura di Marcos come l’“età dell’oro”. Si racconta che la ricchezza guadagnata dal dittatore provenisse dall’oro, dalla sua ricchezza ereditata, non dagli illeciti furti dei beni pubblici. Le Filippine vengono dipinte come uno dei Paesi più forti ed ammirati di tutta l’Asia durante la dittatura. È nato così un sentimento di falsa nostalgia riguardo gli anni della legge marziale, descritti come gli anni d’oro per l’economia e per la società filippina.

«We hope that Bongbong Marcos makes Philippines great again». La frase, un calco dell’americana “make America great again” che accompagnò l’elezione di Donald Trump, ricorre spesso nei discorsi di chi Marcos Jr. lo ha votato o lo ha sostenuto dall’Italia. «Marcos non è mai stato un dittatore. È una storia che è stata inventata dai governi venuti dopo, soprattutto dalla presidente Corazon Aquino, che hanno voluto riscrivere la storia, cambiandola». Bonito (nome di fantasia) è in Italia da 27 anni ed è molto contento della vittoria di Ferdinand Marcos Jr. Gli fa eco la sua amica Samantha (nome di fantasia): «La rivoluzione non è stata voluta da noi, stavamo bene sotto il suo governo. È stato un colpo di stato organizzato dagli Stati Uniti. Sono contenta che il figlio di Marcos sia stato eletto, ora il nostro Paese avrà la possibilità di tornare al suo splendore».

Anche le voci che arrivano da Manila non sono diverse. «Non sono affatto sorpreso che Bongbong Marcos abbia vinto le elezioni: chi più di lui avrebbe meritato la presidenza? Credo che insieme a Sara Duterte riuscirà a cambiare il Paese nei prossimi sei anni». Jomar (nome di fantasia) ha 27 anni e non era ancora nato durante il governo del padre di Marcos, «ma nei libri di storia abbiamo studiato la presidenza di Ferdinand Senior. So che è stato al potere per vent’anni e conosco le nefandezze compiute quando ha instaurato la legge marziale. Ma ha anche fatto molto per il nostro Paese e credo che suo figlio farà lo stesso, senza bisogno di ricorrere alla legge marziale».

Un rapporto di Tsek.ph, una collaborazione di fact-checking tra 34 organizzazioni giornalistiche e della società civile, ha rilevato che «al 30 aprile, il 92 per cento dei fact check su Marcos erano informazioni false o fuorvianti a suo favore». Quasi tutta la disinformazione sulla sua avversaria, Leni Robredo, era finalizzata a ritrarla negativamente.

Tra tutti i social media, è stato YouTube a giocare un ruolo fondamentale in questa campagna. Questo per vari motivi, come spiega Fatima Gaw, professoressa e ricercatrice presso l’Università delle Filippine, che coordina il Philippine Media Monitoring Laboratory. Innanzitutto, «YouTube è passato inosservato semplicemente perché è la seconda piattaforma più grande. Tutti gli occhi saranno sempre puntati su Facebook. YouTube era il luogo in cui le persone che si organizzavano dal basso potevano convergere e avviare le loro campagne. È un gigante addormentato». 

Infatti, proprio questa piattaforma di streaming online è stata strumentalizzata dal governo di Duterte, anche perché i media tradizionali sono sempre stati contrari all’amministrazione. «Il presidente uscente ha usato questa piattaforma per spingere un sentimento anti-mediatico, mentre a livello statale stava attuando delle politiche anti-mediatiche».

L’ascesa politica di Marcos Jr. verso la carica presidenziale ha un punto di svolta nel 2016 quando, candidatosi come vicepresidente di Duterte, le perde. Fino a quel momento, infatti, conscio del peso dell’eredità paterna, aveva sempre cercato di prendere le distanze da Marcos Senior. «Ma negli anni successivi alla sua sconfitta- spiega Gaw- c’è stato un cambiamento di tattica: la famiglia Marcos ha capito che invece che scapparne, dovevano usare l’eredità a loro vantaggio, riscrivendola».

Uno dei maggiori problemi delle Filippine è la disinformazione storica: si va dal vero e proprio negazionismo, secondo cui le atrocità commesse durante il regime Marcos non sarebbero mai avvenute, ad affermazioni ancora più estreme come il mito dell’“oro dei Marcos”.

Molti giornalisti e storici sono rimasti sorpresi dal livello di propaganda e disinformazione presente su YouTube, eppure la Gaw ha parlato di ricerche che dimostrano la presenza di video come questi già dal 2011, tendenza che si è però accelerata dopo il 2016. Il fatto è stato denunciato dalla professoressa ai dirigenti della piattaforma, ma non vi è mai stata risposta. 

«I creatori di questi canali hanno piantato i semi in anticipo, prima delle elezioni. Quando si è arrivati al periodo elettorale erano già abbastanza maturi, anche perché non è facile costruire una base di abbonati su YouTube. Bisogna lavorare per costruire la propria credibilità, la propria comunità che ti renda pronto a essere una voce di spicco nella stagione elettorale. E credo che alla fine le piattaforme non prestino attenzione a questi attori più piccoli, o apparentemente più piccoli, perché non ci sono pressioni politiche in tal senso», ha concluso Gaw.

Ma qualcuno ancora si ricorda della legge marziale, forse grazie al fatto di non trovarsi più nelle Filippine. «Non so cosa pensare di queste elezioni. Da una parte sono perplessa per via del disastroso passato del padre, ma dall’altra riconosco che questo è il volere dei cittadini. Il popolo è dalla sua parte e questo potrebbe rivelarsi positivo in un Paese che, al di là delle dittature, non si è mai dimostrato unito politicamente». Francis (nome inventato) è originaria di Anakan e vive in Italia da trent’anni. Il fatto di non essere lì non le rende chiara la situazione: «Sentendo amici e parenti, tutti mi parlano di come Marcos si sia servito dei social per la sua campagna elettorale. Non so però se in maniera onesta o meno. Forse avrei lasciato la scheda bianca o la avrei invalidata se mi fossi trovata a votare».

Sono molte le preoccupazioni che riguardano questa vittoria e soprattutto sono poco chiari i piani del nuovo presidente. Anche se i cittadini filippini sono vittime di una forte campagna di disinformazione e di riscrittura della storia, il sistema repressivo, le sistematiche violazioni dei diritti umani e l’appropriamento indebito dei beni pubblici avvenuto durante la dittatura di Marcos Senior (e in parte anche durante il governo di Duterte) non sono stati affatto dimenticati dalla Storia.

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