Esclusiva

Giugno 1 2022
Meta • Zeta Numero 4 | Maggio 2022

Il periodico della Scuola di Giornalismo “Massimo Baldini” della Luiss Guido Carli sulla meta

In questo quarto numero della redazione di Zeta: Meta e la meta.
Meta- significa oltre, un oltre in tutte le sue possibili declinazioni, fisiche, filosofiche e oggi anche digitali.

A cura di: Claudia Bisio, Antonio Cefalù, Silvano D’Angelo, Caterina Di Terlizzi, Ludovica EspositoEnzo Panizio.

Il numero completo è disponibile nel player qui sotto:

Editoriale di presentazione di Silvia Andreozzi

Meta è una non parola. Sull’ambiguità dei suoi significati è possibile edificare mondi diversi. La traduzione dal greco antico offre molte possibilità. Meta può essere “insieme” o “dopo”. Indica transizione o vicinanza. Da sola non sa stare, per assumere significato ha bisogno di unirsi ad altre parole. Con la metafora nutre la lingua dei poeti e sposta la loro opera dal foglio all’immaginario. Esprime il cambiamento quando è metamorfosi, dà forma alla più alta delle filosofie nella metafisica, lo studio di ciò che sta al di là del tangibile ed è per questo più reale. 

Meta è oltre. Oltre un confine, alla scoperta di un conflitto. Un viaggio nei luoghi sospesi, in cui la meta diventa arrivo, e l’arrivo si fa vicinanza alle vittime più innocenti della guerra. Il dinamismo del cammino la ridefinisce continuamente, nel senso di una ricerca che non si esaurisce nel materialismo dei luoghi che si possono raggiungere. 

Obiettivo dello sforzo atletico nel rugby inglese, per essere davvero meta ha bisogno di una presenza completa. Gli sportivi devono toccare oltre la linea con tutto il corpo, con la condizione che la squadra sia dietro il singolo a legittimare il suo traguardo. 

Capace di trasformarsi in base ai tempi, meta è tornata recentemente a significare l’innovazione tecnologica quando Mark Zuckerberg ha annunciato di voler intitolare il suo nuovo progetto al termine che per lui «simboleggia che c’è sempre altro da costruire e che c’è sempre un capitolo successivo della storia». 

Nell’idea del metaverso si trova l’aspirazione verso una nuova realtà. Una promessa non ancora realizzata e in parte già disattesa nella riproposizione delle distorsioni umane nell’inedita dimensione. Ma questa tecnologia può davvero essere un’opportunità, un ausilio da utilizzare, ad esempio, nella cura delle persone. È già iniziato l’uso nella medicina, dove è impiegata per trattare i disturbi alimentari. Per chi è diversamente abile la prospettiva di potersi emancipare dalla propria condizione può rappresentare una vera ricchezza, la possibilità di fare esperienze che sono loro precluse nella dimensione fisica. 

Giocando sulla promessa, meta si alimenta di aspettative. Siano esse quelle di una nuova dimensione tecnologica o di un traguardo sognato. Le donne e gli uomini idealizzano la prospettiva del suo raggiungimento, ma la natura mobile del termine e dell’idea si arricchisce nel tradimento delle attese sempre troppo alte che le persone ripongono in lei. Così va avanti il progresso, nel continuo spostamento di ciò che definiamo “meta”. In una corsa che dura da sempre se è vero, come scriveva Giovanni Pascoli nel suo Alexandros, che «il sogno è l’infinita ombra del vero».