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Esclusiva

Luglio 6 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Luglio 25 2022
Un mese nel «ventre della balena»

Il diario di bordo tenuto dalle nostre inviate sulla nave ammiraglia della Marina Militare Italiana durante gli addestramenti tenutisi a maggio

Il racconto in quattro puntate dei 24 giorni trascorsi su nave Cavour durante l’esercitazione militare Mare Aperto 2022.

Giorno 1: Welcome on board

«Benvenuti nel ventre della balena». Accolti a bordo della nave ammiraglia, è questa la sensazione che si avverte al primo ingresso sulla portaerei della Marina Militare Italiana. Appena saliti sulla nave l’appuntamento è fissato nell’hangar per una veloce spiegazione di orientamento. Ma è facile distrarsi nella zona in cui sono parcheggiati i mezzi aerei e terrestri imbarcati per l’esercitazione. Si tratta dell’area di lavoro che inganna gli occhi dei più inesperti. L’unica zona della nave dagli spazi giganteschi (134 metri di lunghezza per 21 di larghezza), ospita tra le più avanguardistiche tecnologie al mondo. Inconsapevoli, sarà anche l’ultimo luogo della nave da cui vedremo l’orizzonte e i raggi del sole che attraversano il portellone principale, da cui si apre la rampa di accesso al ponte di volo per gli aeromobili. L’aria diventa più densa e inizia a mancare pian piano che si scende la ripida scala in ferro che collega i diversi ponti fino ad arrivare ai piccoli camerini, situati tre piani sotto l’hangar. Le camere spoglie ma estremamente funzionali sono costruite per la sistemazione di quattro persone, con i letti a castello disposti lateralmente e provvisti di tende per garantire la riservatezza. Ma già dal primo giorno è chiaro che a bordo il tempo si passa in compagnia. Nei corridoi affollati ma sempre silenziosi si sente solo il passo veloce delle circa 800 persone imbarcate, appartenenti a tutte le forze armate: navali, aeree, anfibie sommergibilisti. A ogni forza corrispondono divise di diverse tonalità, l’unica nota di colore che spezza la grigia monotonia dell’acciaio della Cavour. 

Giorno 2: Il risveglio

«Sveglia equipaggio!». Ogni mattina alle 7:00 in punto la nave si risveglia al suono della ROC (radio ordini collettivi). Visto il grande numero di persone presenti e l’impossibilità di utilizzare il cellulare, l’altoparlante diviene l’unico mezzo di comunicazione tra i membri dell’equipaggio. Alternando voci e intonazioni diverse, la sveglia del mattino è un gioco divertente e soprattutto un diversivo per coloro cui manca ancora qualche ora prima della fine della guardia notturna. Al primo annuncio ne seguono altri due: l’inizio della colazione, puntuale ogni giorno alle 7:15, e «squadra montante prepararsi a rilevare!» che si ripete regolarmente, cadenzando il tempo ogni quattro ore. A colazione la squadra montante dà il cambio a quella smontante e per qualche minuto tutti si radunano al bar per bere un caffè e mangiare qualcosa. Ma le voci sono bisbigli e gli occhi assonnati. Eppure, gli argomenti di conversazione riguardano già il lavoro da fare durante la giornata.

Giorno 3: La locanda dell’elicotterista

«Stasera c’è una festa, venite?» il sussurro che da prua a poppa passa da un orecchio all’altro porta, a fine giornata, in una piccola stanza dell’hangar solitamente adibita a cucire e rammendare le divise dei piloti. Anche se sulla nave il tempo scorre in modo diverso, le abitudini della terraferma rimangono e il sabato sera ci si ritrova alla “locanda dell’elicotterista” il luogo della condivisione dei beni contingentati, tra i più preziosi per coloro che si imbarcano. L’accoglienza è calorosa e tra i vari «benvenute alla locanda, volete qualcosa da bere?» la serata prosegue fino a tarda notte tra chi va a dormire, chi inizia il turno e chi arriva perché appena smontato di guardia. Ma nel via vai di persone, la garanzia per la riuscita della festa rimane il più alto in grado presente nella stanza che con un sospiro ci spiega, tra le risate dei suoi compagni, che sarebbe lui ad essere considerato responsabile qualora il Comandante della nave dovesse scoprire della locanda. Ma questo non sembra frenare il resto dei presenti, che ad ogni ora che passa alzano il volume della piccola cassa da cui esce la musica, per ricordare a tutti di divertirsi perché, anche se non sembra, è sabato.

Giorno 4: Il tempo sulla nave

«Buongiorno…buonanotte. Che ore sono?». Dopo quasi una settimana sulla nave il tempo si dilata e i giorni iniziano a confondersi. Vivere in spazi ristretti, quelli che a bordo sono definiti “quadrati”, e vedere le stesse persone per un tempo prolungato non aiuta a distinguere le giornate, che ben presto vengono scandite unicamente dal lavoro da fare e i turni da rispettare. Oblò e finestre sono completamente assenti, perciò la luce naturale diviene in fretta un ricordo lontano. Senza albe né tramonti e senza l’imbrunire di tarda serata ognuno trova il proprio modo per passare il poco tempo libero della giornata. I balconcini presenti a poppa e prua della nave (rispettivamente la parte dietro e quella avanti), teoricamente interdetti per questioni di sicurezza, rappresentano l’unica boccata d’aria fresca riservata ai più coraggiosi. Sono piccole le accortezze che aiutano a tenere il ritmo durante la navigazione. Il dolce servito alla mensa del giovedì e della domenica diviene il punto di riferimento per ricordare che giorno della settimana è. Con il tramonto invece si accendono le luci rosse di prua per segnalare l’inizio della notte di cui, altrimenti, non ci sarebbe traccia.

Giorno 5: F-35 e indottrinamento

“F-35” è sicuramente la parola più pronunciata su nave Cavour, ma anche quella dietro cui si cela più mistero. Definito anche il “gioiello della portaerei” l’F-35 è il caccia di ultima generazione altamente classificato, e quindi coperto da segreto militare. La possibilità che anche involontariamente vengano rese visibili parti classificate dell’aereo che ne svelino la struttura meccanica o tecnologica, indebolirebbe la forza strategica del velivolo in un conflitto reale. «Un aeromobile dalle capacità distruttive mai viste prima» in molti, anche solo parlandone, sono in fibrillazione quando si tratta dell’F-35. L’indottrinamento sui comportamenti da tenere in presenza dell’aereo si è tenuto appena saliti sulla nave nella Rotary, la sala di rappresentanza provvista di schermi e poltrone di pelle dove si tengono le conferenze, che per qualche ragione ricorda l’interno di un aereo. «Non è possibile avvicinarsi ad una distanza inferiore ai 2 metri, sono severamente vietate le foto e, ovviamente, non potete toccarlo». Le procedure di allarme che si attivano per qualsiasi cosa riguardi l’F-35 sono immediate e molto rigorose. Quando una delle studentesse, non riuscendo a riconoscere la porta per arrivare al corridoio della sua camera, si è ritrovata a vagare a lungo nell’hangar, è scattato l’allarme. Il giorno seguente, la sicurezza si è attivata per sottoporre ad un minuzioso controllo la galleria fotografica del suo telefono. Dopo quell’episodio, “l’aereo invisibile” (come viene soprannominato) è stato riposto in una angolo nascosto dell’hangar per evitare che episodi simili potessero verificarsi nuovamente.

Giorno 6: Il gioco

«Sei buono o cattivo? ». Da subito è possibile cogliere lo spirito del gioco e il mondo sulla nave si riduce alla distinzione tra “Enotria” e “Aretusa”, le due squadre in cui tutte le forze a bordo sono divise per l’esercitazione. Come fosse un gioco, gli ufficiali decidono dove posizionare le navi e quali azioni militari intraprendere mentre piloti e sommergibilisti si fanno “la guerra” per poi chiacchierarne a cena e prendere in giro il “deceduto” del giorno, colui che è stato “ucciso” dal nemico. A rendere tutto meno un gioco sono i rumori assordanti a cui è difficile fare l’abitudine. Mentre aerei ed elicotteri decollano uno dopo l’altro sulle nostre teste, la ROC diffonde gli allarmi, i livelli di rischio di attacco e gli esiti degli scontri fra le navi e i velivoli in mare. Una concatenazione di suoni, voci e trambusto che ricorda fin troppo bene le immagini che passano al telegiornale.

Giorno 7: Piloti vs. navali

L’equipaggio di una nave somiglia per molti versi ad una famiglia, e anche nelle migliori famiglie le tensioni non mancano. «Li vedi quelli vestiti di blu?» ci dicono quelli vestiti di verde, e viceversa. Sulla nave l’equipaggio è diviso in aviazione navale e forze navali e si distinguono, prima che per il colore della tuta che indossano, per le mansioni svolte. I navali (“i blu”) si occupano delle imbarcazioni e della gestione della parte operativa mentre la parte aer (“i verdi”) si occupa della coordinazione di tutte le attività dei velivoli e del traffico aereo. Nel tempo libero è difficile vedere i due gruppi mischiarsi e anche nel lavoro si percepisce una goliardica rivalità fra chi si occupa di aeromobili e chi di navi. «Ma a parte gli scherzi» tutti riconoscono quanto sia indispensabile il lavoro di entrambi per il corretto svolgimento dell’esercitazione e delle quotidiane attività dell’equipaggio.

Giorno 8: La franchigia

Oggi a bordo si respira un’aria diversa, più leggera. Anche se fino all’ultimo non sarà ancora certa la possibilità di scendere dalla nave, tutti sono già in fase di organizzazione della serata. Si farà tappa a Civitavecchia e poi, per qualche ora, l’equipaggio potrà scendere a terra. «La franchigia è importante perché interrompe la routine della navigazione» i militari ci spiegano che adesso più che mai scendere dalla nave è fondamentale, venendo da un periodo di covid in cui gli equipaggi non hanno messo piede a terra per lunghi mesi. Al termine delle attività, dopo aver lasciato nome e cognome all’ingresso della portaerei, qualcuno va a correre, altri escono a fare acquisti, altri ancora vanno a fare un aperitivo. Ma la nave non dorme mai e anche per la franchigia ci sono i turni da rispettare. Dalle cinque di pomeriggio fino al mattino del giorno dopo il porto di Civitavecchia sarà trafficato da centinaia di militari, ma senza divisa è impossibile riconoscerli. Per identificarli però, basta avvicinarsi e ascoltare: saranno sempre gli unici a chiacchierare di missili e velocità supersoniche.

Giorno 9: Il mercantile russo

«Nave Cavour è stata intercettata. Siete pregati di tenere i dispositivi spenti o in modalità aereo» una comunicazione dalla ROC rende noto che un mercantile russo, che seguiva la nave, ha utilizzato una rete fittizia per raccogliere i dati dai cellulari dell’equipaggio e degli ospiti. Tutti ne parlano sulla nave, ma sono in pochi a sapere cosa accade realmente. Dopo un primo momento di agitazione, una guardiamarina di vedetta in plancia ci spiega che il finto mercantile segue nave Cavour da giorni e che non c’è motivo di preoccuparsi. Si tratta di manovre che vengono spesso messe in atto durante le esercitazioni per studiare le componenti navali e la numerosità dell’equipaggio delle forze armate di altri paesi. Immersi in un ambiente in cui si parla di guerra buona parte della giornata e in un momento di alta tensione geo-politica, è bastato poco per scatenare il panico tra i civili a bordo. Ma le rassicurazioni e la tranquillità dell’equipaggio fanno tornare presto la serenità sulla nave. 

Giorno 10: La fase tattica (TACEX)

Le persone parlano freneticamente una sopra l’altra e il comandante di ogni squadra è l’unico ad avere il potere di fermare la confusione e la turbina di idee in cui si è trasformata la sala operativa. Senza alcun accesso a internet, a sentir parlare gli esperti a bordo sembra di leggere un manuale. L’enorme flusso di conoscenza che investe la staff-room viene gestito dal comandante, che riporta tutti alla calma e razionalità necessarie per tenere sotto controllo il problema «dobbiamo trovare una soluzione, ragionate».

Giorno 11: Storie di vita

«Sono andato in terapia per anni. Non riuscivo a far coesistere l’orgoglio che provo per aver salvato le vite di coloro che partivano dalla Libia durante l’operazione Mare Sicuro e la colpa di averne spezzate altrettante anni prima in Afghanistan». I racconti dei piloti cercano di seguire le precise istruzioni della comunicazione prevista dalla Marina tradendo, a volte, il peso di una vita solitaria e incomprensibile ai più. Parlano con un sorriso dei loro “amici psicologi”, grazie ai quali hanno acquisito gli strumenti necessari per convivere con la brutalità delle esperienze passate, le cui immagini «rimangono impresse nella mente per sempre». Le giornate vengono misurate dal numero dei sacchi neri che si accumulano sul ponte di volo e «a volte è difficile riuscire ad andare a dormire». Con la serafica ironia che li contraddistingue si autodefiniscono “i sacrificabili”, quelli in prima linea la cui vita vale il raggiungimento dell’end of state, l’obiettivo finale nella pianificazione strategica della guerra. «Siamo umani. Ho giocato per ore con i bambini che ho salvato in mare, avrei voluto poterli portare a casa con me. Come fai a far divertire un bambino su una nave da guerra?».

Giorno 12: Incursori e sommergibilisti

«La luce verde indica che fuori è giorno, mentre quella rossa è per la notte» nei sommergibili le luci si alternano all’alba e al tramonto. I battelli, silenziosi e invisibili, possono ospitare fino a 20 militari. In alcuni si pratica la “branda calda”: se i posti letto non bastano per tutto l’equipaggio, al termine del riposo si cede il posto a chi ha appena finito il turno. La mancanza di luce naturale e la condivisione di ambienti ridotti per settimane, mettono alla prova i sommergibilisti. «Tornare alla realtà è dura: sei abituato a vivere con 20 persone e, da un giorno all’altro, ti ritrovi nel mondo circondato da sconosciuti».

Gli incursori, invece, vengono sottoposti durante l’accademia ad addestramenti rigidi e faticosi, allenati ad utilizzare ogni arma, a lanciarsi con il paracadute e molto altro. «Su un corso di 100 persone, passano le selezioni massimo due allievi». La specialità dell’incursore è quella di gestire situazioni estremamente pericolose che, per ragioni di sicurezza, non possono comunicare nemmeno ai familiari. «Un giorno sei in Afghanistan e il giorno successivo spingi il carrello al supermercato. La gente ti guarda e non sa cosa hai vissuto. Non si può spiegare, non si può pretendere di essere capiti». Il ruolo degli incursori è sconosciuto anche all’interno della Marina e spesso i ragazzi che aspirano a questo ruolo «non sanno quanto sia rischioso e quanti sacrifici richieda». Selezionati per le missioni più delicate, dove spesso vengono mandati soli o in coppia, il peso di ciò che hanno vissuto è una presenza costante sulle loro spalle e che spesso i loro occhi tradiscono.

Giorno 13: Sottosegretario alla Difesa Stefania Pucciarelli e Ministro della Difesa Lorenzo Guerini

Già dalle prime ore del mattino si avverte la frenesia di una giornata importante. L’equipaggio della Cavour attende l’arrivo a bordo del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e la Sottosegretaria alla Difesa Stefania Pucciarelli. L’evento si svolge nella sala Rotary riservata alle grandi occasioni, con l’equipaggio in divisa bianca di rappresentanza e un banchetto organizzato ad hoc. L’ordine è quello di interrompere qualsiasi attività che non sia destinata ad ospitare gli invitati del giorno. Il pranzo è rinviato fino all’annuncio della ROC «il Ministro della Difesa ha lasciato la nave». Alle 18 tutti interrompono le loro attività per salire le strette scale che portano al ponte di volo. Il sole di taglio sul ponte colora di luce dorata i muri grigio chiaro della nave. Il silenzio è interrotto solo dal rumore del mare e dalla voce del secondo in comando, che invita l’equipaggio a stare in file e in righe ordinate. Tutti sanno esattamente cosa fare e dove posizionarsi. In breve tempo, circa 800 persone si sono schierate ordinatamente in silenzio con le mani dietro la schiena per attendere circa un’ora l’arrivo della rappresentanza. I militari eseguono gli ordini “sull’attenti” e “riposo” più volte durante la cerimonia. Al termine, l’ordine “rompete le righe”: l’equipaggio si muove, ancora una volta ordinatamente, per rientrare sottocoperta mentre qualcuno mostra evidenti segni di insofferenza. Ci spiegano che cerimonie di rappresentanza di questo tipo hanno un costo elevato e richiedono molto tempo per le prove oltre che lunghe attese, con l’unica conseguenza di interrompere gli addestramenti. «Per degli operativi come noi, queste sono distrazioni. Ma capiamo l’importanza di questo genere di eventi e il beneficio che la Marina ne trae». 

Giorno 14: Dimostrazione forze anfibie

Parlando con i ragazzi che compongono la squadra a terra del Regimento San Marco, è difficile capire quale sia la linea di confine tra il brivido adrenalinico dell’eccitazione di quando si combatte e la paura.  «Devi essere mosso da una grande passione per fare questo lavoro. Ma siamo umani e abbiamo paura anche noi. Quando ero in guerra mi spaventava l’idea di tornare a casa ridotto a brandelli». Uno dei militari della Brigata San Marco con indosso una maglietta che recita “Operation Iraqi Freedom” ci spiega che nei conflitti reali le forze anfibie sono esposte a enormi pericoli, ma anche che «il rapporto che si crea con i compagni è più forte di qualsiasi legame, perché la tua vita dipende dal tuo vicino». Grandi tende mimetiche si nascondono fra i cespugli del poligono militare di Teulada. L’accoglienza è quella tipica del sud, da cui proviene la maggior parte dei componenti della squadra: ci offrono caffè, cibo e acqua senza accettare un “no” come risposta. Felici di aprire le porte di quella che per il mese dell’esercitazione è casa loro, ci mostrano come i più giovani si truccano il viso per mimetizzarsi meglio utilizzando tinte verdi, nere e gialle. All’interno delle grandi tende si trovano 16 brande dove dormono i componenti del reggimento e nonostante i letti perfettamente rifatti, gli indumenti lasciati in disordine restituiscono la frenesia dell’attività svolta durante i giorni precedenti per preparare la dimostrazione delle forze anfibie. Tutto è organizzato nei minimi dettagli: «Siete pronti per il cinema? Comincia la dimostrazione per i vip» dicono i militari disponendo le panche per permettere agli ospiti di godere di una visuale privilegiata. Mentre gli elicotteri monitorano la zona dall’alto i primi a scendere sono gli incursori, che si accertano della sicurezza della zona. Subito dopo arriva la Brigata San Marco con i gommoni, i mezzi anfibi e le navi che trasportano i mezzi su strada. A chiudere lo spettacolo un cane anti uomo «guarda, ora arriva l’addestratore, gli dà il premio e lui molla il ragazzo». Gli elicotteri e gli aerei volano via. In pochi minuti la riva torna ad essere silenziosa e l’aria tersa e cristallina come prima della dimostrazione. La vista dello “spettacolo” non lascia gli animi indifferenti, suscitando in alcuni emozioni contrastanti. L’impatto ambientale, i forti rumori dei velivoli e degli spari, l’organizzazione meticolosa di ogni dettaglio hanno un fascino controverso. La bellezza dei colori dei fumogeni che si dissolvono nell’aria svanisce al pensiero del reale utilizzo di questi mezzi nei teatri di guerra.

Giorno 15: Il freddo

«Mi presti la tua giacca? Devo fare il turno di notte» nelle sale operative l’aria condizionata viene impostata a temperature molto basse per evitare il surriscaldamento dei grandi computer. Durante la seconda fase della simulazione l’esercitazione entra nella fase di gioco libero, dove gli scontri avvengono di giorno così come di notte. Gli studenti, insieme ai militari, sono divisi in gruppi per coprire i turni durante il corso della giornata. La guardia di notte, che altera il ciclo fisiologico e confonde la mente, ci ha permesso di constatare che la vita nella nave non si ferma mai. Soprattutto sull’ammiraglia, dove alle 2:00 ogni notte viene sfornata la pizza calda per chi è di turno, stuzzicando anche la fame di chi non riesce a dormire e si dirige al bar per uno snack notturno. Alla fine del turno, la stanchezza di molti viene ripagata dalla vista dell’alba dal balcone di poppa mentre alle 6 di mattina ci si fuma l’ultima sigaretta della giornata.

Giorno 16: L’ AV-8

Gli Harrier rubano la nostra attenzione per decine di minuti ogni volta che siamo di passaggio nell’hangar. Pochi giorni dopo il nostro arrivo la curiosità viene saziata da due giovani piloti: «Se siete sulla portaerei non potete non salire sull’AV-8». Dopo aver preso la scala, mentre uno dei due si siede sull’ala del velivolo per aiutarci a salire, l’altro si raccomanda «non toccate la corda gialla, altrimenti venite schizzate fuori dall’aereo!». Una alla volta, entriamo e ci sediamo. I pulsanti, le leve e i ganci sono tanti. Al centro, davanti alla seduta del pilota, un piccolo schermo che sembra di cristallo serve per proiettare le informazioni necessarie durante il volo. Sotto il vetrino una radio per collegarsi con la base, quattro leve per sganciare i missili e tantissimi pulsanti dalle funzioni più disparate. Rimaniamo stupite quando estrae dalla sua piccola borsa di viaggio una cartina geografica «poi se ci perdiamo e la radio non funziona, usiamo la vecchia maniera». 

Giorno 17: La cena con l’Ammiraglio

«Potete trattare qualsiasi argomento, non preoccupatevi di dire quello che pensate. Il Cincnav verrà servito per ultimo, quindi aspettate che sia lui a cominciare a mangiare per primo» le brevi istruzioni che ci vengono date prima della cena con l’Ammiraglio Aurelio De Carolis, Comando in Capo della Squadra Navale. Su un lungo tavolo nell’unica stanza della nave provvista di finestre si è svolta la cena che ospitava cinque ammiragli, oltre al Cincnav, e due studenti. I dettagli dell’allestimento della tavola erano curati con minuziosità e le pietanze venivano servite prima alle donne e poi agli altri commensali, seguendo un ordine preciso. Il padrone di casa faceva domande ai suoi ospiti per intavolare una conversazione che mettesse tutti a proprio agio. Alla fine della cena il Cincnav, dopo aver ringraziato gli ospiti per il tempo trascorso, li ha fatti accompagnare alla porta dal suo assistente.

Giorno 18: Gerarchie

Sulla nave si respira una forte gerarchia. A prescindere dall’età, dall’esperienza o dalle competenze, la riverenza e l’autorità sono imperativi. «Non esiste il caso in cui un superiore controlli il tuo lavoro e non lo corregga. La correzione non è necessariamente finalizzata ad un miglioramento, ma a dimostrare la superiorità di grado». La struttura gerarchica della Marina Militare ha uno schema piramidale assai complesso e ad aiutare l’orientamento nel labirinto di questa gerarchia ci sono i gradi, ben visibili sulla spalla destra di ogni militare.  Durante l’esercitazione, nave Cavour ospita l’ammiraglio Aurelio De Carolis, che dipende direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Marina e ha il compito di dirigere le unità navali, i comandi operativi che le raggruppano e i reparti delle forze operative assegnati. È facile capire che si tratta di una delle figure più rilevanti nell’ambiente perché è l’unico in grado di far scattare tutti in piedi al comando “ritti!” ogni volta che entra in una stanza. Quando a bordo della Cavour arriva il Cincnav, i ritmi della nave cambiano e la tensione si legge nelle voci spezzate e nel lavoro frenetico all’interno delle staff-room. 

Giorno 19: Sparare

Ci vengono fornite cuffie, giubbotto antiproiettile ed elmetto. «State attente al contraccolpo, è molto forte» la raccomandazione del militare mentre ci spiega come impugnare l’arma. Il calcio del mitra incastrato nella spalla destra e la mano sinistra sotto la canna del fucile aiutano a mantenere la stabilità. «Avete 10 colpi a testa poi assicuratevi di aver scaricato l’arma, togliete il caricatore e posate tutto sul tavolo». L’arma, che in mano all’istruttore sembra leggera, ha un peso capace di far tremare le braccia e il rumore dei colpi è assordante nonostante le cuffie. Al primo proiettile sparato il contraccolpo ci coglie impreparati e per alcuni l’eccitazione dei primi momenti lascia il posto ad una strana sensazione, che somiglia al vuoto che permea l’aria dopo ogni scarica di colpi. I militari ci tranquillizzano «non tutti sono fatti per sparare».

Giorno 20: Ritorno alla realtà

«La vita vera» così tutti si riferiscono al mondo fuori dalla nave. Ma anche se per tutto il mese nessuno aspettava altro che sbarcare, a terra si avverte un senso di spaesamento. L’ultimo giorno i saluti sono calorosi e ci si scambiano abbracci e vigorose strette di mano con i membri dell’equipaggio che ci ha ospitato con tanto affetto sulla Cavour. Dopo 24 giorni sulla nave tutti aspettano con trepidazione di poter tornare a casa, ma riprendere le attività quotidiane di quella che sembra un’altra vita richiede qualche giorno. I ritmi scanditi e lo scorrere alterato del tempo in navigazione modificano l’ordine delle giornate. Anche le emozioni sono intorpidite dalla vita vissuta nella “bolla” che si crea a bordo. Basta solo qualche giorno, però, perché le settimane trascorse sulla nave sembrino appartenere ad un tempo lontano e i momenti vissuti durante il lungo viaggio si trasformino in ricordi sempre più offuscati.

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