Esclusiva

Dicembre 16 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 17 2022
Guerra in Ucraina: il dibattito in Luiss con Oleksandra Drik, Nobel per la Pace 2022

Il dibattito promosso da Luiss Data Lab, Ambasciata Ucraina e Federazione Italiana Diritti Umani ha coinvolto esperti, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni.

“Non è solo per le persone ucraine, ma per tutte quelle vite che sono state influenzate dalla guerra”. Oleksandra Drik del Center for Civil Liberties parla così del lavoro che il suo istituto, tra i vincitori dell’ultimo Premio Nobel per la pace, sta svolgendo sulla guerra in Ucraina. A Bakhmut, nel Donbass, l’attacco russo si fa più duro ogni giorno. Ma gli ucraini, pur senza luce, acqua, e riscaldamento continuano a resistere. Il legame tra Italia e Ucraina dal 24 febbraio – data di inizio dell’aggressione russa – è stato fin da subito molto intenso. Per questo l’evento “Ucraina in Europa” ha rappresentato un’occasione per ascoltare punti di vista e opinioni sulla guerra da tutte le angolature. Organizzato dal Luiss Data Lab, in collaborazione con l’ambasciata Ucraina e con la Federazione Italiana Diritti Umani (Fidu), si è tenuto al campus Luiss in Viale Romania.

Guerra in Ucraina: il dibattito in Luiss  con Oleksandra Drik, Nobel per la Pace 2022

Una manifestazione che ha visto avvicendarsi al tavolo del The Dome Luiss studiosi, rappresentanti delle istituzioni e giornalisti, sia ucraini che italiani. Dall’ambasciatore ucraino Yaroslav Melnyk a Maurizio Molinari, direttore de La Repubblica. Dall’inviata del TG1, Stefania Battistini – premiata dal Presidente Zelensky per il suo lavoro da reporter in Ucraina – alla vicepresidente della Camera Anna Ascani. I venti ospiti si sono confrontati in quattro diversi panel. Il primo dedicato alla genesi della guerra, il secondo dal titolo “Giustizia, responsabilità e relazioni internazionali”, il terzo con un focus sulla disinformazione e l’ultimo sulle prospettive future del conflitto.

Andrea Graziosi, storico

«Tutte le guerre finiscono, hanno un vinto e un vincitore. Siccome in questa guerra non ci sono né vinti né vincitori, o meglio c’è l’Ucraina che ha vinto, perché ha vinto una guerra di indipendenza, resistendo – ma sicuramente non può vincere contro la Russia, a meno di un crollo del regime putiniano – e c’è una Russia che ha perso sul campo ma non può perdere perché ha migliaia di testate termonucleari, è una potenza invincibile. E’ una guerra che non ha una facile soluzione: quella più probabile è che in Europa ci sia un confine armistiziale con conflitti piccoli conflitti tensioni per i prossimi anni, a meno di un crollo del regime putiniano o uno sfondamento russo dell’ucraina.»

Marina Sorina, scrittrice e giornalista Q&A

«Molto spesso la gente non capisce la differenza tra russofoni e filorussi, e usano questi che concetti come fossero sinonimi. In realtà, sono completamente diversi. Russofono è chiunque parla il russo, come francofono è abitante del Canada o del Marocco. A nessuno viene in mente di dire: “Se vivi in Marocco e conosci il francese, ti piace la Repubblica francese e obbedisci agli ordini del Presidente Macron”. Non è in nessun modo legato al fattore etnico e storico, però i russi l’hanno usato come argomento politico. Essere filorusso invece è un orientamento politico, che tra l’altro può anche cambiare, e in nessun modo la presenza sul territorio di persone che, pur essendo cittadini dello Stato ucraino, preferiscono lo Stato vicino, significa che quel territorio appartiene alla Russia.»

Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana Diritti Umani

«C’è una serie di trattati che la Federazione Russa ha violato, uno dopo l’altro, fin dal 1991, l’anno dell’Indipendenza Ucraina. La violazione di qualsiasi trattato ci deve far capire che è impossibile fidarsi del regime di Vladimir Putin e certamente di tutti coloro di cui lui si è circondato: chiaramente tutti coloro che sono in una posizione di potere, sono stati selezionati da lui. C’è la necessità di riformare l’intero sistema della sicurezza della cooperazione internazionale. Un obiettivo da raggiungere attraverso un lavoro collettivo in grado di coinvolgere tutti: società civile, organizzazioni, istituzioni statali e internazionali e il mondo del giornalismo e dei media.»

Nona Mckelidze, senior fellow dell’Istituto Affari Internazionali (IAI)

«Questa guerra è il primo conflitto digitale che ha trasformato i social media in un campo di battaglia. Bisogna proteggere le vittime: deve prevalere la giustizia. Quando le immagini dei crimini di guerra russi contro la popolazione ucraina diventano così ampiamente diffuse è più difficile raggiungere il compromesso che l’opinione pubblica internazionale e molti attori governativi non coinvolti vorrebbero. La storia agisce da monito per gli ucraini: i trattati violati dall’Urss prima e dalla Russia minano la loro fiducia rispetto a un futuro negoziato-accordo.»

Andrea Romano, ex parlamentare PD

«La disinfromazione è uno degli strumenti che il regime di Putin utilizza e non da ora per indirizzare l’opinione pubblica. È una debolezza che dobbiamo scontare essendo in una democrazia, infatti a differenza dei regimi totalitari o delle dittature nelle democrazie vige la libera discussione.  è importante però che la politica individui i finanziamenti che arrivano alla disinformazione russa anche dall’Italia ed eserciti una pressione politica anche richiamandosi alla responsabilità dei giornalisti, senza mai condizionarne la libertà. Ma i fatti vanno divisi dalle opinioni e certi fatti sono incontrovertibili. Quando sentiamo che “quella della Russia non è un’aggressione ma la giusta risposta all’aggressività dell’Ucraina”, questa può essere un’opinione, ma non è un fatto. E i giornalisti dovrebbero dirlo chiaramente.»

Paolo Brera, giornalista di Repubblica

«I giovani ucraini avevano perfettamente gli strumenti e le capacità per vivere in un mondo globale, occidentale, con i nostri valori. E si sono ritrovati invasi dalla guerra, dal sangue e dalle esplosioni. Questa è la vita che stanno vivendo oggi e da cui cercano di scappare. Ora stanno cercando di sopravvivere a una nuova strategia che cerca di azzerare le strutture energetiche. Parliamo di un Paese dove la temperatura arriva anche a -20º, ma il problema non è solo il riscaldamento. I negozi, per esempio, hanno bisogno di energia per alimentare i frigoriferi, per tenere freschi e surgelati alla giusta temperatura. Senza di essa si rompe la catena del freddo e mancano generi alimentari, così come manca anche l’acqua in certi casi.»