Tutti quanti, nella nostra quotidianità, ci affidiamo ai satelliti. Quando usiamo il navigatore sul cellulare per capire dove andare, quando guardiamo la televisione o quando controlliamo dove si trova il pacco ordinato su internet, stiamo usando i dati trasmessi da un sistema satellitare a centinaia o migliaia di chilometri dalla superficie terrestre.
«Per spostarci sulla Terra, ci affidiamo ai servizi di navigazione satellitare; i nostri dati viaggiano da uno smartphone all’altro tramite satelliti e osservando la Terra capiamo meglio il cambiamento climatico, i flussi migratori e possiamo condurre operazioni militari di intelligence». Secondo Alessandro Marrone, responsabile del programma Difesa e Sicurezza dell’Istituto Affari Internazionali, lo spazio sta assumendo sempre più importanza nella nostra vita quotidiana. Ha appena finito di moderare un incontro sulla sicurezza nel dominio spaziale all’esposizione della New Space Economy, un evento che si occupa dell’industria dello spazio pubblica e privata. «È un abilitatore di tanti aspetti dell’economia, della società, della sicurezza e delle forze armate della maggior parte dei paesi del mondo». È questa crescente rilevanza delle risorse spaziali che, dopo la sfida per la conquista della Luna tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ha portato a una seconda corsa allo spazio. Gli attori internazionali si stanno scontrando anche in questo settore, con Stati e industrie che cercano di imporsi sui propri competitor. Secondo i dati Istat relativi al 2021, le imprese attive nel settore hanno generato 8 miliardi di euro e questi numeri sono destinati a crescere.
In questa nuova arena di scontro, i satelliti sono diventati infrastrutture critiche. Ma proprio per questo, sono sottoposti a numerosi rischi: «La minaccia maggiore è quella dell’uso delle onde radio per accecare i satelliti o per dare informazioni sbagliate, portando a decisioni sbagliate. Questo può avere effetti sui trasporti, sulle infrastrutture critiche, sulla logistica o sulle forze armate». Questo tipo di attacchi sono quelli che Marrone definisce guerra ibrida: operazioni difficilmente attribuibili e dal costo basso che non richiedono l’impiego diretto delle forze armate in maniera convenzionale. «Ad esempio, quando guidiamo la nostra auto, un attacco cibernetico che colpisce la stazione di controllo a terra e che si propaga ai satelliti in orbita potrebbe mettere fuori servizio quelli che ci danno le informazioni su dove ci troviamo e su dove stiamo andando quando ci affidiamo al navigatore».
I rischi riguardano anche un altro aspetto: quello dei detriti spaziali. L’aumento esponenziale dei satelliti, che si aggiungono a quelli inutilizzati abbandonati in orbita, congestiona lo spazio e mette a rischio i sistemi attivi. «Sono costretti a fare manovre per evitare questi detriti che, a velocità estreme, orbitano intorno alla Terra. Serve la capacità di capire tutto quello che si muove nello spazio, innanzitutto per proteggere i satelliti italiani ed europei da detriti o minacce intenzionali che possono condurre attori avversari». In questo contesto complicato, diventa necessario intervenire per garantire i servizi che si basano su sistemi spaziali che usiamo tutti i giorni. Marrone sottolinea che la prima contromisura è l’autonomia tecnologica. I paesi europei hanno bisogno di un sistema di approvvigionamento sicuro e il più indipendente possibile. «Servono capacità tecnologiche in Europa, da aziende europee, con personale europeo e con fornitori fidati in modo da non avere delle backdoor per cui c’è la possibilità, per attori avversi, di aver inserito un malware o comunque una porta di ingresso in uno stesso sistema per poi disattivarlo». Al momento lo spazio rappresenta oltre 1.5 miliardi di euro del PIL dell’Ue, ma potrebbe non bastare. Il cambiamento tecnologico è sempre più veloce. «Bisogna cambiare l’approccio istituzionale, politico e militare nel capire che, in uno spazio cibernetico, la difesa non è solamente aggiornare il software antivirus, ma è anche andare a individuare quelle tecnologie che possono essere utilizzate contro i nostri sistemi informatici, compresi gli assetti spaziali. Bisogna attrezzarsi in modo diverso rispetto al passato perché la tecnologia è diversa dal passato». L’Unione europea non è cieca di fronte a queste minacce e sta discutendo l’adozione di una legge comune, l’EU Space Act, che vada ad armonizzare il frammentato quadro giuridico. L’obiettivo della nuova normativa è garantire la sicurezza dei satelliti europei e ridurre l’impatto ambientale delle attività spaziali.