«Oggi lanciamo GenAI.mil. Questa piattaforma mette i modelli di IA più potenti al mondo, a partire da Google Gemini, direttamente nelle mani di ogni guerriero americano». Pete Hegseth si presenta ai cittadini come “Segretario della Guerra”, anche se su carta il Dipartimento della Difesa non ha ancora cambiato nome (il disegno di legge ad hoc è all’esame del Congresso). L’ex militare ha affidato l’annuncio ad un videomessaggio diffuso via X: l’amministrazione di Donald Trump punta sull’intelligenza artificiale per «rendere le forze armate più letali che mai».
GenAI.mil è una piattaforma informatica progettata per ospitare numerosi strumenti di intelligenza artificiale, come i modelli di linguaggio avanzato (Llm). I funzionari del Dipartimento possono usufruire di tutte le funzionalità incorporate nel sistema. Il progetto è ancora in divenire; “Gemini for Government”, infatti, è solo il primo algoritmo integrato nella piattaforma. Ed ora è sul desktop di tre milioni di dipendenti federali (sia personale civile che militare). In un comunicato la multinazionale ne ha dettagliato le potenziali funzioni: riassumere manuali e regolamenti, compilare valutazioni di rischio, effettuare ricerche intelligenti. Google insiste su produttività e razionalizzazione del flusso di lavoro.
Il conglomerato è stato scelto dal “Chief Digital and Artificial Intelligence” (Cdao), il braccio tecnologico del Pentagono; Sundar Pichai, l’amministratore delegato, ha ricordato che «Google ha collaborato con le agenzie del governo a tutti i livelli e per decenni». Ma non si tratta di una partnership esclusiva; il Cdao ha messo sotto contratto anche altri tre grandi player di frontiera (OpenAI, Anthropic e Xai).
Secondo The Decoder il Dipartimento ha dato la precedenza a Google perché già dispone di certificazioni federali che ne attestano l’affidabilità. La sicurezza è un nodo fondamentale: i dipendenti infatti, che verranno formati a spese del Pentagono, sono autorizzati ad inserire nel modello dati sensibili – come documenti operativi o fascicoli interni – non classificati. La società rivendica la sua «capacità unica […] di fornire un’intelligenza artificiale sicura, sovrana e pronta per l’uso aziendale». Tuttavia, la multinazionale si è impegnata a non utilizzare questo materiale per l’addestramento dei suoi modelli.
Sullo schermo degli utenti compariranno dei banner per ricordare che alcune informazioni non possono essere condivise (a cominciare dai dati coperti da segreto di Stato). Il sistema pesca anche da fonti aperte, per ridurre al minimo il rischio allucinazioni (gli errori dell’IA), che in un ambito delicato come la difesa possono provocare danni irreparabili.
Questa architettura potrebbe essere ampliata ad intelligence, logistica e pianificazione strategica, per applicazioni sul campo di battaglia. Nei documenti pubblici, a onore del vero, si legge perlopiù di mansioni impiegatizie e da scrivania; sulle funzioni strettamente militari il registro è più generico. Ma le parole di Hegseth non lasciano spazio a dubbi: «Man mano che la tecnologia avanza, lo fanno anche i nostri avversari». L’amministrazione Trump ha tracciato la traiettoria: «Il futuro della guerra è qui, e si scrive IA».