Pirandello, Alvaro e Guttuso Avanguardie del Novecento

Un dialogo tra le opere dei tre intellettuali in un convegno alla Luiss

Dalle finestre di una villetta vicino a via Nomentana a Roma, Luigi Pirandello cercava l’ispirazione per le sue opere. Giocava con i suoi personaggi, dando loro la stessa vita provvisoria che a lui piaceva condurre.  Pirandello ha vissuto dal 1933 al 1936 nella casa, tra la periferia e il centro, che oggi ospita l’Istituto di studi pirandelliani e teatro contemporaneo, dove l’11 giugno si è svolta la prima parte del convegno Corrado Alvaro, Luigi Pirandello e Renato Guttuso: maschere e modernità nel novecento italiano

Una macchina da scrivere e una scrivania ordinata, una camera da letto e la divisa da accademico d’Italia. In questo luogo dove ha vissuto fino alla morte, Pirandello ha ricevuto la notizia del Premio Nobel nel 1934.

«Leonardo Sciascia lo aveva definito un eterno adolescente: una condizione amletica che lo rende vicinissimo ai giovani. La sua poetica è caratterizzata dal concetto del “non concludere” e dall’opera aperta, come i Sei personaggi in cerca d’autore. Aveva rifiutato il concetto di famiglia borghese: la casa era priva di una cucina intesa anche come focolare. Era sempre circondato da amici più giovani, come Corrado Alvaro», ha detto la professoressa Annamaria Andreoli nella sua introduzione. Durante la visita, il pubblico ha potuto vedere filmati inediti e ascoltare la voce dello scrittore di Girgenti, per poi spostarsi nella sala delle Colonne nella sede della Luiss in viale Pola.

Letteratura, arte e critica. Un riscatto del meridione che nella prima parte del Novecento ha generato avanguardie e il convegno nasce dall’idea di celebrarle, in occasione dei settant’anni dalla morte di Corrado Alvaro (1895-1956). Un autore che «ha compreso il suo tempo meglio di chiunque altro, che ha viaggiato per l’Europa tenendo la Calabria come suo paese dell’anima», ha detto il professore Aldo Morace, presidente dell’Edizione nazionale Corrado Alvaro. Pur non avendo avuto lo stesso successo di Pirandello, Alvaro costituisce un riferimento per la novità letteraria della sua poetica grazie alla quale vince il Premio Strega due volte nel 1947 e 1951, superando autori come Alberto Moravia, Carlo Levi, Mario Soldati e Domenico Rea. 

«Il valore della sua opera è il recupero di un’identità non nostalgica, ma viva nel dna di chi la porta. La Medea di Alvaro, che uccide i figli non per vendetta ma per mancanza di terra e popolo a cui ancorarsi, è la sintesi di un’utopia: vivere umanamente, senza essere vittima della storia», ha continuato Morace.  Per dare nuova diffusione ai suoi testi, La Nave di Teseo pubblicherà l’edizione nazionale della sua opera completa, ha annunciato Luigi Scaffidi, responsabile della comunicazione della casa editrice.

Far dialogare i tre autori contemporanei tra loro non è stata una scelta casuale: un legame che va oltre le affinità culturali e che la frequentazione personale ha alimentato nel tempo. Tra Pirandello e Alvaro c’era una «schietta e disinteressata amicizia», tra Alvaro e Guttuso un rapporto intenso al punto che lo stesso scrittore nel 1947 presenta la sua prima mostra a Roma. «È il momento in cui si consolida il Fronte Nuovo delle Arti, che contrappone la pittura figurativa impegnata all’arte astratta e informale di origine americana. Guttuso e Alvaro condividono un’idea: l’arte deve rimettere l’uomo al centro, in un nuovo umanesimo necessario dopo la guerra», ha detto la storica dell’arte Mariastella Margozzi.

Tra i quadri di Renato Guttuso e le letture di alcuni passi delle opere degli autori la professoressa Andreoli solleva un’emergenza accademica: «Bisogna che le nuove generazioni si mettano a lavorare per approfondire la ricerca di questi autori. Come è successo per Pirandello per cui abbiamo avuto risultati entusiasmanti. È necessario che i giovani vengano coordinati dagli esperti per indirizzare la ricerca, perché gli strumenti della mia generazione sono obsoleti. Penso che lo stesso potrebbe accadere con Alvaro».

La Sicilia e la Calabria non sono realtà periferiche, ma diventano l’epicentro dell’arte e della letteratura. Intellettuali come Pirandello, Guttuso e Alvaro, però, sono espressione di un linguaggio provinciale che non descrive realtà cosmopolite, ma custodisce verità eterne: «siamo tutti in provincia di qualcos’altro», ha concluso lo scrittore Paolo Di Paolo.

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