La Camera ha approvato lo Stabilicum: 217 voti a favore, 152 contrari e due astenuti. Il testo passa al Senato. La riforma della legge elettorale promossa dalla destra cancella i collegi uninominali del precedente Rosatellum e introduce un proporzionale con premio per la coalizione che supera il 42%. Chiede agli schieramenti, inoltre, di indicare un candidato premier.
Nel testo uscito da Montecitorio non ci sono le preferenze. Il 14 luglio sera, a scrutinio segreto, l’Aula aveva bocciato per un solo voto (188 no contro 187 sì) l’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di centro per reintrodurle. La proposta avrebbe mantenuto un capolista scelto dal partito, consentendo all’elettore di indicare fino a tre degli altri candidati. Una sconfitta inattesa per FdI e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo il sì annunciato dagli alleati Lega e Forza Italia.
Per Vincenzo Emanuele, professore di Scienza politica all’Università Luiss di Roma, l’incidente in Aula ha creato una spaccatura della maggioranza: «Il centrosinistra ha chiesto il voto segreto sapendo delle divisioni interne alla coalizione di governo. La frenata, infatti, segnala una frattura di Fratelli d’Italia, da sempre favorevole alle preferenze, con Lega e Forza Italia, invece contrarie».
L’emendamento, spiega Emanuele, «era già un compromesso. Non introduceva integralmente le preferenze ma prevedeva un capolista bloccato e la scelta dei candidati successivi. Un terzo degli eletti sarebbe quindi arrivato con questo sistema, e solo dai grandi partiti. Le forze più piccole avrebbero eletto soltanto il capolista».
Ora, l’approvazione della legge dipenderà dal Senato. «Se questi incidenti proseguono, è evidente che non c’è più la volontà politica di stare insieme. Se il governo porterà a casa la legge senza preferenze, resterà un incidente di percorso. Per Giorgia Meloni», che aveva chiesto lo scrutinio palese, «è anche una sconfitta personale».
La differenza con il vecchio Rosatellum riguarda i collegi uninominali. Oggi una parte dei parlamentari viene scelta con la vittoria del candidato con più voti, mentre gli altri seggi sono distribuiti in modo proporzionale. Lo Stabilicum elimina questa quota: i seggi vengono assegnati con sistema plurinominale, salvo il premio di 70 deputati e 35 senatori alla coalizione che raggiunge almeno il 42%.
«È una modalità che può diventare troppo maggioritaria quando scatta il premio», osserva Emanuele. «Solo se nessuna coalizione dovesse raggiungere la soglia del 42%, la distribuzione resterebbe proporzionale e il governo dovrebbe nascere da accordi tra i partiti dopo le elezioni».
Il punto più delicato è la natura fissa del premio. «Non si adegua alla percentuale di voti ottenuta. Quei seggi vengono assegnati attraverso un listino bloccato sul quale gli elettori non possono incidere». Una parte dei candidati entrerebbe in Parlamento grazie a nomi stabiliti dai partiti. «In una fase di disaffezione politica, questo può alimentare l’astensione».
Ogni coalizione dovrà anche indicare sulla scheda il nome da proporre al capo dello Stato per guidare il governo. «Va sottolineato che non è un’elezione diretta perché il primo ministro resta nominato dal presidente della Repubblica». Per Emanuele, però, «si va nella direzione di un premierato di fatto. Gli elettori sapranno già chi dovrebbe essere la persona scelta dal partito che votano».
Emanuele ricorda che «chi fa le leggi spesso non è poi chi ne beneficia. Il Porcellum fu voluto da Berlusconi e il Rosatellum da Renzi. Entrambi persero le prime elezioni celebrate con quella legge. Oggi, senza Futuro nazionale incluso nella coalizione di destra», il partito dell’ex generale ed eurodeputato Roberto Vannacci, «sembrerebbe il campo largo a poter vincere il premio».








