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Esclusiva

23 Aprile 2020.
 
Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2020
Quella finestra è casa mia

Casa, interno giorno. Nella finestra di casa si specchia il riflesso dei soggetti ritratti da Claudia, fotografa romana che ha deciso di raccontare la sua quarantena per immagini

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«Affacciarci dal balcone per me e la mia famiglia è diventato un rituale, ci ritroviamo qui e guardiamo ciò che accade fuori», Claudia ha 24 anni e vive con i genitori in una zona periferica di Roma. Rimpiange di non avere una strada trafficata sotto casa sua per poter vedere la gente passare. Viviamo in isolamento e guardiamo il mondo dietro una finestra oppure, per i più fortunati, affacciati ad un balcone. Fuori lo spazio ci sembra immenso e lontano, allora cerchiamo segnali di una vita a cui speriamo presto di tornare: lampioni illuminati, macchine in movimento, il rumore del tram vuoto, il signore con l’ombrello che porta a spasso il cane. «Abbiamo tutti una grande voglia di uscire. Mia madre lavora nel settore del giardinaggio e non vede l’ora di poter tornare tra piante e alberi, mio padre invece no. Lui non è fatto per queste cose, preferisce passeggiare tra le strade del quartiere». Nel loro riflesso si legge questo desiderio, e ognuno di noi ha dentro sé un posto diverso. Claudia, per esempio, vuole tornare a fotografare le dune del deserto o i ghiacciai argentini di Perito Moreno.

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In quarantena il nostro campo visivo è diventato più stretto, prigioniero della stessa stanza o di uno schermo, e così anche l’inquadratura di Claudia. «Per me l’obiettivo della fotografia è quello di raccontare storie, di solito cerco di andare il più lontano possibile per poterne conoscere sempre di nuove. Mi sono sempre chiesta quanto questo sia giusto, molte storie sono dentro casa nostra e noi non ce ne rediamo neanche conto». Tendiamo sempre a guardare oltre e considerare quello che ci circonda poco rilevante, mettere a fuoco ciò che è più vicino vuol dire guardarsi dentro e questo è sempre complicato.

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«Io, che di solito scappo da casa, passo intere settimane senza vedere i miei genitori o senza dare troppo importanza alla mia stanza, con la quarantena mi sono trovata costretta e limitata. Gli unici soggetti per le mie fotografie potevano essere solo che cose a cui non avevo mai dato la giusta importanza», ammette Claudia. «Solo adesso mi rendo conto di quanto sia importante fermarmi a parlare con la mia famiglia, mangiare insieme a loro e fotografarli. Non li avevo mai visti come possibili soggetti per le mie fotografie, forse perché avevo paura di guardarmi dentro e adesso è l’unica cosa che posso fare».  L’inquadratura si restringe, ma il campo visivo si allarga. L’isolamento e la quarantena a cui siamo costretti ci rendono liberi di (ri)conoscere le nostre famiglie, «da persona adulta» sottolinea Claudia, o di notare il nido di un gheppio sull’albero davanti al tuo balcone che altrimenti, presa dalla frenesia della vita quotidiana, non avresti mai notato.

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«La pandemia mi ha dato modo di pensare a tutto questo. Adesso, per la prima volta, racconto una storia che è la mia ed io ci sono dentro, mi rifletto nelle persone che amo e le guardo dietro ad una finestra». Ma la vita che racconta Claudia con le sue foto alla finestra, tra distanza sociale e riavvicinamento, è diventata quella di tutti. È facile ritrovarsi nel suo progetto.

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«Carlo, il mio ragazzo, vive a meno di un chilometro da casa mia», Claudia racconta che stanno insieme da sette anni. Lui vive e lavora a Parigi, ma è stato rimpatriato a Roma a causa dell’emergenza sanitaria. Finite le due settimane di isolamento forzato di Carlo hanno deciso di vedersi, anche se separati da una porta di vetro. Lui l’ha aspettata dentro un grande lavatoio, posto al centro del terrazzo condominiale, e lei da fuori lo ha fotografato diventando parte del suo riflesso: «Volevamo vederci e toccarci, ma non potevamo. Almeno ci siamo dati un bacio, anche se attraverso il vetro».

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«Credo che tutto questo cambierà il mio modo di fotografare». Una raccomandazione a sé stessa di cui non è molto convinta, la sua mente già viaggia e fantastica su posti lontani da scoprire e fotografare: «Forse l’Indonesia!». Nonostante, nella sua testa, sia già partita per una nuova avventura, Claudia è sicura che tutto questo le sta insegnando a guardare con un occhio diverso quello che le sta più vicino e di cui prima aveva paura. «Ci sono così tante storie che ci circondano e che vivono nelle nostre case. So già che continuerò a spostarmi, ma lo farò cercando un’inquadratura diversa. Quella con cui sto guardando il mondo oggi, bloccata tra quattro mura e dietro una finestra».

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