Esclusiva

9 Giugno 2020
La Partita del Secolo cinquant’anni dopo. Il ricordo di Bruno Pizzul

«Il 17 giugno del 1970 ha cambiato tutto. C’è stato un prima e un dopo Italia-Germania». Il racconto della storica voce Rai

«Fu un’emozione particolare. Dopo la partita le persone tirarono fuori i tricolori, fino a quel momento impolverati e nascosti in fondo a un cassetto». Inviato in Messico per il Mundial del ‘70, quella sera di giugno non fu il giornalista Rai Bruno Pizzul a scaldare i cuori degli italiani. Era però al fianco del telecronista Nando Martellini e ricorda ogni istante di Italia-Germania, la semifinale finita 4-3. 

«La chiamano Partita del Secolo, ma i primi 90 minuti furono noiosi, senza grandi occasioni da gol. Poi, a tempo scaduto, il pareggio dei tedeschi accese la miccia». Fu merito di Karl-Heinz Schnellinger, il biondo difensore di Düren, soprannominato Volkswagen per la continuità di rendimento. Al minuto 92 segnò l’unica rete della sua carriera in nazionale, portando le formazioni ai supplementari.

Partita del Secolo
L’esultanza degli azzurri dopo il gol dell’1-0

«Iniziò una girandola di emozioni. Le due squadre erano stremate, faceva gol chi restava in piedi. Una trama incredibile, un copione da film. Pensate al gol decisivo di Rivera. Nell’azione precedente era stato responsabile del 3-3 per un errore di posizionamento e venne insultato anche da Albertosi, il nostro portiere. Enrico era un grande, uno che non le mandava a dire. Poi Gianni andò avanti e disse ‘risolvo io’. Sappiamo tutti com’è andata, quella rete è fra le più famose del calcio italiano. Una vera e propria scossa elettrica. Lo stesso Nando (Martellini, ndr), telecronista freddo e che non si faceva catturare dalle emozioni, in quella circostanza si lasciò andare, travolto dall’entusiasmo». 

Al telefono la voce di Pizzul è frizzante. Laurea in giurisprudenza e carriera da calciatore professionista interrotta troppo presto a causa di un infortunio, racconta con passione il cambiamento del giornalismo sportivo dopo quell’incontro. «Italia-Germania ha risvegliato l’orgoglio nazionale. In quel periodo la televisione stava diventando un bene per tutti, come dimostrato dal gran numero di spettatori. Il ciclismo e l’automobilismo continuavano ad avere grande seguito, ma il calcio iniziava ad affermarsi come sport popolare. In precedenza il commento della partita aveva una sola voce e, sul piano del ritmo e dell’enfasi, era contenuto. Le riprese erano limitate perché c’erano poche telecamere a disposizione. Quell’evento fu uno spartiacque che portò il pallone a conquistare tanti appassionati in un mondo dei media in evoluzione. Si uniformò il modo di raccontare il calcio, entrarono in telecronaca più parole e il cronista sportivo divenne un narratore». 

Nel settembre dello stesso anno, la nascita del programma 90° minuto confermò la svolta, dando nuova vita al linguaggio sportivo. «Può esserci un collegamento tra le due cose. La semifinale dimostrò la passione della gente per questo sport e si intuì la necessità di un racconto diverso, più popolare e vicino alle persone. Prima la Rai era molto attenta alla dizione e al modo in cui venivano date le notizie al microfono. Fu una trasmissione capace di superare i canoni, venne fuori un teatrino divertente e gradito, in cui ogni giornalista raccontava alla sua maniera». 

La Partita del Secolo cinquant’anni dopo. Il ricordo di Bruno Pizzul

Sedici anni dopo, nell’altro Mundial messicano, Pizzul ricevette il testimone da Martellini e divenne la voce della Nazionale azzurra. La sua è stata una carriera esemplare, con un piccolo incidente di percorso, in occasione della prima telecronaca. L’8 aprile del 1970 si giocava a Como, in campo neutro, lo spareggio di Coppa Italia tra Bologna e Juventus. Si dilungò a pranzo con il collega Beppe Viola, grande giornalista e scrittore, arrivando in postazione un quarto d’ora dopo il fischio di inizio. Se non fossero state partite in differita e i suoi capi non avessero chiuso un occhio, la sua dizione precisa e quel timbro nasale non ci avrebbero accompagnato per anni. Quattro Europei e cinque Mondiali, compreso quello americano del 1994, quando il “suo” Roberto (Baggio ndr) sbagliò il rigore decisivo nella finale contro il Brasile di Romario. 

Cosa avrebbe esclamato Pizzul dopo il gol di Rivera al minuto 111 della Partita del secolo? «Impossibile dirlo, non ho mai preparato nulla prima di un incontro. Il cronista deve raccontare gli eventi come li percepisce, nel momento stesso in cui avvengono. Inutile filtrarli con una scaletta. L’urlo di Nando fu tremendo, ma io avrei potuto fare peggio».