Esclusiva

18 Giugno 2020
Niente microscopi, né provette. La nuova maturità del “Majorana” di Cassino

Laboratori chiusi per tre mesi, attività pratiche sostituite dalla teoria. La nostalgia per i propri compagni e professori. La maturità di un istituto tecnico industriale di provincia

Cinque commissioni dislocate in aule diverse esaminano una media di cinque studenti al giorno. Ingressi separati, disinfettante, gel igienizzante. A ricordare che siamo a scuola ci pensa la campanella che per due volte suona nei corridoi rimasti vuoti per tre mesi e ora di nuovo percorribili. Per poche persone e pochi giorni. 

Karim ha alle orecchie due cerchietti neri da cui pendono due piccole croci argentate. Studente di chimica, ha diciotto anni. È orgoglioso di fare la maturità un anno prima rispetto ai suoi coetanei. Non ha dormito stanotte, gli occhi un po’ stanchi sono l’unica parte visibile della faccia, il resto è coperto dalla mascherina. Mentre aspetta il suo turno, confessa che avrebbe preferito il vecchio esame perché gli piace scrivere. Di questa nuova formula, solo orale, lo impauriscono le domande a sorpresa, ma è fiducioso. Alla fine tutto andrà bene. 

Matteo conta i minuti che lo separano dal momento in cui un professore chiamerà il suo nome. Ne mancano venticinque. Ripassa le ultime cose insieme a Karim. Sono soli davanti all’ingresso dell’aula, dove si trova una delle commissioni esaminatrici. 

L’Istituto tecnico industriale che frequentano Karim e Matteo è intitolato a Ettore Majorana e si trova a Cassino, un’ora di macchina dalla provincia più vicina, Frosinone. 

Niente microscopi, né provette. La nuova maturità del "Majorana" di Cassino

La scuola si articola in due edifici moderni, vicini tra loro e collegati da un vialetto di ghiaia. Da una parte il biennio, gli studenti più piccoli. Dall’altra il triennio, per i più grandi. Laboratori di chimica, computer, fresatrici, banchi, saldatrici e lavagne. I macchinari sono ricoperti da teli bianchi perché da marzo nessuno li ha più utilizzati, nessuno ha più tagliato e rifinito lastre di metallo, imparato a costruire viti e bulloni, circuiti elettrici, fatto esperimenti. Almeno otto ore a settimana dedicate alle attività pratiche per imparare un mestiere, sostituite per necessità da tanta teoria e lezioni smart via internet. Una ragazza arriva per riconsegnare un tablet, la scuola ha aiutato gli alunni che non avevano strumenti per seguire le classi online. 

Duecentocinquanta studenti, degli oltre mille iscritti, hanno ora l’esame di maturità. Chiuso nella sua cameretta a studiare e seguire video lezioni, a Karim sono mancati i suoi insegnanti, un interlocutore in carne e ossa a cui fare domande, con cui parlare. Pure ad Antonio sono mancati i professori e i compagni di classe. Lo accompagna il padre. Parla poco, è nervoso. La commissione ha quasi concluso con il candidato che lo precede, tra poco tocca a lui. Fa avanti e indietro davanti alla porta spalancata al pianterreno dove si tengono gli esami di informatica. Uno studente risponde alle domande mentre una professoressa si fa aria con il ventaglio, fa caldo. La bidella piantona l’ingresso, pronta a disinfettare dopo ogni candidato. 

Il professor Velardo, custode del laboratorio di fisica, spera che a settembre tutti i ragazzi possano tornare in sicurezza. Apre le porte di aule prima chiuse, utilizzate come deposito per i banchi vecchi, la strumentazione inutilizzata. In vista del prossimo anno scolastico, svuoteranno e puliranno tutto, faranno quanto più spazio possibile per riempire di nuovo la scuola di voci. 

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