Esclusiva

18 Giugno 2020
«O tutte o nessuna», il paradosso del calcio dimenticato

La decisione della Figc nega la ripartenza del campionato in rosa. L’analisi di Emanuela Audisio a un anno dai Mondiali in Francia

«Nessuno crede nel calcio femminile italiano». Emanuela Audisio, firma dello sport di Repubblica, è delusa. All’indomani della decisione del Consiglio Federale, che ha stabilito la mancata ripartenza del campionato dilettantistico rosa, ha dedicato un ampio articolo sulla fine della favola delle “italian girls”. C’era una volta l’undici azzurro, che nel 2019 partecipava ai Mondiali in Francia e riusciva a conquistare i quarti di finale con una storica vittoria contro la favorita Australia. Uno smacco ai colleghi uomini, esclusi l’anno precedente dall’omologa competizione.

Dopo la pandemia il calcio maschile è ripartito, ma ci si è dimenticati delle eroine in scarpini. Il silenzio degli stadi in Coppa Italia ha coperto la loro delusione per il mancato rientro e le decisioni della Figc: scudetto non assegnato, un algoritmo che decreta qualificazioni alle coppe e retrocessioni.

«Dopo il Mondiale si parlava di cambiamento, di riforma. Un anno dopo è come se niente fosse accaduto. Abbiamo fatto un grave passo indietro. La delusione e l’amarezza sono ancora più grandi. Sembrava l’inizio di un’estate per il calcio italiano. Il nostro settore è maschile e maschilista, a partire dalle dirigenze dei club. Non dobbiamo dimenticarci che il diritto allo sport riguarda anche le donne. È come se, dopo la pandemia, la scuola riprendesse solo per i ragazzi. All’estero lo sport femminile, pur nelle difficoltà organizzative, è radicato nella cultura sociale. Pensiamo ai college, ad esempio. Da noi è un interesse di facciata».

«O tutte o nessuna», il paradosso del calcio dimenticato
Italia – Australia, giocata a Valenciennes, durante la FIFA Women’s World Cup 2019 , il 9 giugno 2019

Di contro, alla vigilia della riunione del Consiglio Federale, una lettera rivolta ad Assocalciatori lascia trapelare il favore delle atlete verso lo stop: «Apprendiamo della proposta di terminare il campionato con una formula ridotta di play off e play out che coinvolgerebbero sei delle dodici squadre del nostro campionato. Non la condividiamo, perché non vediamo come possa essere tutelato il merito sportivo con una modalità di gioco che a nostro avviso non garantirebbe la vera equità. Le calciatrici pensano questo: o scendiamo tutte in campo o non scende nessuna».

Un comunicato che insiste sulla necessità di riformare il comparto femminile, ma, come spiega Audisio, rivela interessanti retroscena. Le calciatrici, infatti, si sarebbero accontentate dei 700mila euro di fondo solidarietà stanziati dalla Federazione. «Hanno prevalso i particolarismi. La Fiorentina, ad esempio, era contraria al rientro, perché avrebbe dovuto giocare lo spareggio contro il Milan per l’accesso alla UEFA Women’s Champions League. In questo modo, invece, si è qualificata automaticamente. I soldi per la ripartenza sono stati stanziati a prescindere dalla ripresa. Le donne si sono accontentate di percepire il proprio stipendiuccio, piuttosto che tornare in campo. Mancavano così poche partite». Sei, per la precisione, più una di coppa. 

Restare lontano dai campi per più di sette mesi potrebbe costituire un handicap in vista delle partite di qualificazione a Euro 2022, previste il prossimo settembre. Il 17 le azzurre ospiteranno Israele e cinque giorni dopo andranno in Bosnia Erzegovina. Il girone di qualificazione si concluderà con una doppia sfida contro la Danimarca: il 27 ottobre in Italia e il primo dicembre in trasferta. «Se Cristiano Ronaldo, del quale conosciamo le abitudini e la maniacalità nella preparazione fisica e atletica, ha sofferto lo stop, figuriamoci queste ragazze, che scompariranno per tutta l’estate dai campi».