Esclusiva

7 Luglio 2020
Sette anni senza Paolo Dall’Oglio. «Siamo malati di speranza»

In esclusiva su Zeta l’intervista a Francesca Dall’Oglio, sorella maggiore di Padre Paolo, gesuita rapito in Siria nel 2013. «È come se fossimo entrati in un tritacarne, ma dalle testimonianze che abbiamo la nostra speranza non finirà mai», spiega Francesca, ripercorrendo la vita del fratello e gli anni recenti trascorsi senza di lui

Sono passati setti anni dal 29 luglio 2013, giorno dal quale non si hanno più notizie ufficiali del missionario gesuita in Siria rapito a Raqqa. Dal 1982 Dall’Oglio viveva nel monastero dell’XI secolo di Mar Musa, luogo suggestivo incastonato tra le montagne del deserto, diventato poi noto punto di riferimento per la popolazione locale e non solo, in cui venivano praticati attivamente il dialogo e la spiritualità condivisa tra Cristianesimo e Islam.

Il 12 giugno 2012 Dall’Oglio era stato costretto dal regime di Bashar al-Assad a lasciare la Siria, in seguito a una sua richiesta di transizione democratica fatta pervenire nel contesto delle ampie proteste di massa del 2011, poi soprannominate “primavere arabe”. Rientrato però in Siria nel luglio 2013, Dall’Oglio si era impegnato in difficili trattative per la liberazione di un gruppo di ostaggi a Raqqa.

Mentre si trovava nel capoluogo siriano di Raqqa per cercare di riappacificare i rapporti tra i gruppi curdi e gli jihadisti arabi e intendeva pure trattare la liberazione di un gruppo di ostaggi nella zona orientale del paese, si sono perse le sue tracce. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbe stato rapito da un gruppo di estremisti islamici vicino ad al-Qaida. Ma a distanza di sette anni sono state numerose le testimonianze contrastanti, che hanno dato notizie diverse sulle modalità della sua cattura.

Sette anni senza Paolo Dall'Oglio. «Siamo malati di speranza»
Il monastero di Deir Mar Musa in Siria, dove Paolo Dall’Oglio ha portato avanti le sue attività di dialogo spirituale e sociale

«Abbiamo vissuto una situazione schizofrenica da parte delle istituzioni. L’unità di crisi e il presidente Mattarella ci sono stati molto vicini umanamente e psicologicamente, così come Gentiloni, Conte e Papa Francesco. Ma una percezione concreta che si è lavorato e che ci desse un messaggio di realtà e di impegno non c’è stato. Sono passati sette anni ed è ora che qualcosa di più venga fuori. Temo che ci sia la tentazione di chiudere e di voler mettere una pietra sopra la vicenda, dicendo che Paolo si trova nelle fosse comuni e che non è possibile sapere nulla di quello che è accaduto», dice in questa video intervista a Zeta Francesca Dall’Oglio, sorella maggiore di Paolo, che ripercorre la sua vita e il suo lavoro in Siria, così come gli ultimi 7 anni vissuti senza il fratello.

«Io ho molte testimonianze che mi fanno pensare qualcosa di diverso: Paolo non è entrato nel palazzo del governatorato a Raqqa, ma è stato preso da una macchina con i vetri oscurati. Era in missione per liberare degli ostaggi, era andato lì perché si bloccasse la deriva jihadista che stava sfociando in rivoluzione: aveva uno spirito di dialogo ed era portatore di pace. Stiamo vivendo una situazione drammatica, difficilissima, come se fossimo entrati in un tritacarne. La speranza non finisce mai, si può dire che noi siamo malati di speranza».