Esclusiva

4 Agosto 2020
Elezioni Bielorussia, un voto per la democrazia

L’”ultima dittatura d’Europa” alle urne il 9 agosto. Lukashenko in cerca del sesto mandato fra minacce, arresti e repressioni

«Il nostro capo lo chiamerò L. e resterò in incognito perché da noi meglio stare all’oscuro mentre si parla di certe cose». Inizia così il racconto di una giovane ragazza bielorussa che vive a Trieste. La tirannia e la ferocia di Alexander Lukashenko, 65 anni e in carica dal 1994, hanno portato nel paese angosce e paure. Tanto che anche a centinaia di chilometri dall’ex repubblica sovietica la preoccupazione di dire la verità è più forte della voglia di metterci la faccia. Ma non per tutti.

Ekaterina Ziuziuk è la portavoce dell’Associazione Bielorussi in Italia: «Il nostro gruppo è molto giovane, esistiamo dal 22 giugno. In un mese abbiamo raggiunto 370 iscritti col solo passaparola. Realtà come la nostra sono nate spontaneamente in tutti i paesi del mondo dove lavorano e vivono bielorussi. Non siamo mai stati un popolo coeso, ma dopo l’arresto di Viktor Babariko del 18 giugno c’è stata una svolta». Babariko era considerato il principale avversario di Lukashenko, è finito in carcere con l’accusa di frode fiscale e riciclaggio di denaro.

«Ex direttore della banca Belgasprombank, si distingue per intelligenza, educazione e buon senso. La gente ha formato code lunghe centinaia di metri per poter firmare a sostegno della sua candidatura. Secondo la legge elettorale bielorussa, ogni candidato alla presidenza deve raccogliere un minimo di 100 mila firme per poter essere ammesso. Babariko ne ha raccolte 426 mila. È stato arrestato assieme al figlio Eduard il giorno stesso in cui le ha presentate al comitato centrale per le elezioni», dice Ekaterina Ziuziuk. Ma l’ex banchiere non è stato l’unico a finire in cella.

Secondo Viasna, organizzazione locale per la difesa dei diritti umani, da maggio a oggi sono stati centinaia gli attivisti fermati dalla polizia mentre raccoglievano le firme per le candidature degli avversari di Lukashenko. E oltre mille persone sono state arrestate per aver preso parte alle proteste. Tra loro c’è anche Ulasenkou Ihar, un cuoco multato a seguito di una protesta contro l’arresto di Babariko.

Elezioni Bielorussia, un voto per la democrazia

Ihar è stato accusato di aver calunniato un ufficiale di polizia sui social media ed è finito in prigione. In una dichiarazione inviata via e-mail a EUobserver, testata che si occupa di politica legata all’UE, ha dichiarato di essere stato condannato a 15 giorni di carcere e di essere stato vittima di abusi e maltrattamenti da parte della polizia. È stato rilasciato due settimane fa dopo aver pagato una sanzione che equivale a circa un salario mensile.

La data delle elezioni è stata annunciata a maggio, nonostante il Covid-19 infatti la Bielorussia è stato l’unico paese europeo a non applicare alcun lockdown. La Vysshaya Liga, la massima competizione di calcio, non ha avuto interruzioni. «Le autorità hanno sempre minimizzato il problema e il presidente ha detto più volte che si tratta di una psicosi. Le statistiche ufficiali non sono affidabili: non è possibile che in un paese che non ha applicato la quarantena e il distanziamento sociale i contagiati siano solamente 66 mila con 519 decessi», continua la portavoce.

Negli ultimi quattro mesi si sono svolte manifestazioni pacifiche che hanno raccolto decine di migliaia di persone. L’ultima, il 30 luglio, ha portato nella capitale Minsk 60 mila partecipanti per il comizio di Svetlana Tikhanovskaya. È lei la candidata che al momento unisce tutte le speranze dell’opposizione. Il marito, Sergey Tikhanovski, un noto blogger che è riuscito negli anni a catalizzare la voglia dei bielorussi di vivere in un paese democratico e trasparente, è stato a più riprese arrestato fra maggio e giugno e gli è stato impedito di candidarsi.

Elezioni Bielorussia, un voto per la democrazia
Maria Kolesnikova, Svetlana Tikhanovskaya, Veronika Tsepkalo

Sergey, assieme a Babariko e a Valery Tsepkalo, era fra i candidati più temuti dal regime. «Vogliamo tutti la stessa cosa: elezioni oneste, fine delle repressioni e rilascio dei prigionieri politici. Le nostre azioni di solidarietà si svolgono ogni settimana in tutto il mondo. Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Olanda, Francia, Belgio, Germania, Polonia, Lituania, Spagna, Emirati Arabi, Australia, Turchia e Israele. In Italia siamo stati a Bologna, Roma, Milano, Reggio Emilia e Firenze. Il 26 luglio siamo stati in Vaticano. Abbiamo anche scritto una lettera al Papa chiedendogli conforto e solidarietà», continua Ziuziuk.

Il governo ha bloccato i tre candidati più temibili perché popolari: Sergey Tikhanovski, Viktor Babariko e il 14 luglio Valery Tsepkalo, bocciato dal comitato centrale con l’accusa di aver raccolto firme false. Una decina di giornalisti sono stati arrestati in tutto il paese mentre erano in servizio. «Il cronista di Radio Svoboda, Anton Trofimovich, è stato fermato da sette agenti della polizia durante una diretta. Picchiato, ammanettato e fatto mettere in ginocchio dalla polizia. Quando è stato rilasciato si è recato al pronto soccorso. I medici hanno costatato il naso rotto e hanno medicato la ferita con alcuni punti», sottolinea Ekaterina.

Nei seggi elettorali Lukashenko non ammette rappresentanti di lista. Sono state selezionate solo quattro persone in tutto il paese per una popolazione di 9,5 milioni di abitanti. Inoltre sono vietati gli exit pool e qualsiasi altra forma di monitoraggio dell’affluenza alle urne. Il regime, specifica la portavoce, cerca di far tacere gli attivisti perfino all’estero, nei paesi democratici. «Alcuni hanno ricevuto telefonate di intimidazione e altri hanno visto i loro genitori ricevere visite a casa da parte delle forze dell’ordine».

Elezioni Bielorussia, un voto per la democrazia
Mezzi antisommossa avvistati in un sobborgo di Minsk

L’anonima giovane che ci parla da Trieste racconta di aver visto delle foto di un uomo tirato per gambe e braccia in varie direzioni da dieci poliziotti. Da tutto ciò l’Europa ha preso le distanze minacciando pesanti sanzioni. La Commissione europea attraverso le parole della presidente, Ursula von der Leyen, ha chiesto al governo di Lukashenko di rilasciare immediatamente “tutti gli attivisti detenuti arbitrariamente”. Svetlana Tikhanovskaya l’ha promesso: nel caso in cui vincesse ci sarà l’amnistia per tutti i prigionieri politici ed entro sei mesi saranno indette nuove elezioni con la partecipazione dei candidati costretti al ritiro.

«Vogliamo combattere l’omertà che permette al regime di toglierci la voce. Alla luce del sole è più difficile commettere reati. Tutto il mondo deve sapere della violenza e dell’illegalità all’ordine del giorno nel centro geografico dell’Europa. Almeno noi che viviamo in paesi democratici possiamo farci sentire senza rischiare il carcere, finché siamo qui. Жыве Беларусь Viva la Bielorussia».