Esclusiva

11 Agosto 2020
La Nuit des Ours: creare per resistere

Teatro, musica, danza, montagne, sentieri e fiumi animano la Notte degli Orsi di Vallorcine, Francia, con il cielo trapuntato di stelle e la Grande Orsa che pesano sulle teste degli spettatori. Ne abbiamo parlato con il regista teatrale Bruno Boussagol

« Créer c’est résister, résister c’est créer ». Creare è resistere, resistere è creare. Questo è il motto della “Nuit des Ours”, l’evento artistico, culturale e ambientale svoltosi il 5 e 6 agosto nel comune francese di Vallorcine, nell’Alta Savoia.

Questo comune di 429 abitanti, il cui nome significa “La Valle degli Orsi”, incastonato ai piedi delle Aiguilles Rouges e situato al confine con il Canton Vallese, ha cercato negli anni di proteggere la propria autenticità e rifuggire dal turismo di massa che invece imperversa nella vicina Valle di Chamonix.

Vallorcine, infatti, al caos delle teleferiche e degli impianti sciistici e ai prati all’inglese dei bei campi da golf, ha preferito la natura incontaminata, spontanea, fatta di boschi e dagli animali selvatici che li abitano e all’accoglienza affettata degli hotel stellati preferisce quella degli alberghi a conduzione familiare. Una comunità che resiste al passare del tempo e delle stagioni, che vive in armonia con la natura che la circonda, e che, dalla vita nelle montagne, trae la propria identità e ragion d’essere.

La Nuit des Ours: creare per resistere

È qui che il regista teatrale Bruno Boussagol, originario dell’Alta Savoia, ha deciso di ambientare il suo evento culturale, “La Nuit des Ours”, arrivato alla seconda edizione. Nelle notti del 5 e 6 agosto, attraverso due sentieri distinti, gli spettatori sono stati condotti nei boschi della valle per assistere alle performance degli artisti partecipanti. Sei guide, tra cui l’antropologa italiana Michela Zucca, hanno accompagnato altrettanti gruppi attraverso un percorso guidato che alternava alle spiegazioni degli esperti le performance teatrali e musicali. Dalla ballerina globe-trotter Andrea Sitter al gruppo musicale Cordicimes, diretto da Bertrand Causse; dalla performance dell’attrice Véronique Pilia alle canzoni d’amore e di lotta del gruppo di musica popolare italiano Scritto&Orale; dal suonatore di bandonéon William Sabatier alla performance di Lo Schuh e Marc Lauras in Demain ne peut pas attendre! di Victor Hugo. Per arrivare al gruppo musicale Fronda, ai tamburi giapponesi di 2taiko e all’opera Forêts di Armand Gatti, interpretata dal giovane Louis Berthélémy.

La Nuit des Ours: creare per resistere
Bruno Boussagol

«Ho visto i Rolling Stones nel ’62 ed eravamo in mille, li ho rivisti nel ’95 ed eravamo 100mila. Per me è una cosa insopportabile. Non si può essere così tanti davanti a degli artisti, non c’è nessun artista che possa giustificare questa glorificazione. Per me il mestiere d’artista è fatto di modestia, dunque deve esserci un rapporto umano nello spettacolo, quasi un rapporto intimo tra artista e spettatore», così Bruno Boussagol ha spiegato a Zeta l’idea dietro la “Nuit des Ours”.

«Un pubblico di 100mila persone per me è ingiustificabile. I greci, per esempio, facevano spettacoli teatrali per 50mila persone ma lì era tutta la popolazione che vi prendeva parte, era un atto politico. Oggi invece è un atto commerciale, è un modo per guadagnare molto denaro in poco tempo: gli spettacoli durano due o tre ore e la quantità di denaro che se ne ricava è immensa».

È per creare questo rapporto intimo che Boussagol ha deciso di limitare il numero di partecipanti a 300, facendo in modo che questi non fossero solo meri spettatori di una performance ma potessero, attraverso il percorso guidato della durata di quasi tre ore, condividere anche un’esperienza.

«Tutti quanti hanno tratto qualcosa di diverso da quest’evento e hanno vissuto un’avventura insieme perché durante il tragitto hanno iniziato a parlarsi e conoscersi, mentre durante gli spettacoli convenzionali si è semplicemente l’uno accanto all’altro e non c’è interazione».

La Nuit des Ours: creare per resistere

Nella «Nuit des Ours», dunque, il percorso stesso per raggiungere gli spettacoli è parte integrante dell’evento. Forse, in questo caso, il viaggio non sarà più importante della meta, così come vuole un famoso motto buddista, ma sicuramente rappresenta uno degli elementi più affascinanti della manifestazione e che ha consentito a Boussagol di ottenere il via libera dalla prefettura per organizzare l’evento in tempo di Covid-19. «Ci hanno dato il via libera accettando come argomentazione il fatto che il pubblico fosse diviso in gruppi: abbiamo ottenuto un’autorizzazione per 4 giorni che, tuttavia, può essere revocata in qualsiasi momento».

La Nuit des Ours: creare per resistere

In quanto regista teatrale anche le scelte di Boussagol in fatto di scenografia e ambientazione non sono casuali e si sposano con la sua filosofia di vita e la sua storia personale:

«Abbiamo deciso di ambientare l’evento a Vallorcine perché è il posto dove abito, ovviamente, ma anche perché qui c’è un rapporto con la violenza enorme. La natura è molto dura, la gente muore sulle montagne e ci sono molti animali selvatici. Inoltre, siamo in un villaggio molto caratteristico, dove il turismo ha avuto poca presa perché le persone di qui hanno deciso di non svilupparlo, dunque si sono salvate».

Quando gli viene chiesto della scelta di ambientare l’evento di notte, Boussagol risponde:

«La notte è una sorta di cambio di scena. Nonostante io sia un regista teatrale faccio anche le luci nei miei spettacoli e so che di notte i luoghi cambiano completamente. Di notte tutto cambia. Ed è quasi facile rendere belle le cose che sono brutte di giorno. E poi di notte la gente dorme, dunque c’è meno rumore, meno macchine e tutto è più calmo».

Dunque un evento in cui il percorso nella natura ha lo scopo di creare un rapporto tra i partecipanti e di aiutare a conoscere l’ambiente naturale dal quale l’evento trae la propria identità. Anche nella scelta del nome, la Notte degli Orsi, Boussagol rivela come sia stato scelto in quanto rimanda al nome della Valle in modo che i suoi abitanti potessero sentirsi rappresentati. Un evento che mette al centro la natura di Vallorcine, dove un tronco abbandonato a terra, un’insenatura nel corso di un fiume o una radura, diventano la scena ideale per una piccola rappresentazione, illuminata dal miglior gioco di luci che ci sia: la luna e il cielo stellato.