Esclusiva

8 Febbraio 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio 2021
L’«effetto Covid» sul lavoro domestico

Nelle prime fasi della pandemia quella dei collaboratori domestici è stata fra le categorie più penalizzate a causa di normative del governo non adeguate. Tuttavia, negli ultimi mesi, si è assistito a un boom di assunzioni

I collaboratori domestici sono stati fortemente penalizzati dall’instabilità economica e sociale derivata dalla pandemia da Covid-19 e, secondo le stime dell’ILO, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, 1,6 miliardi di lavoratori dell’economia informale nel mondo rischiano di perdere i propri mezzi di sussistenza.

In Italia, a questa situazione, si sono sommati, nei mesi più duri del lockdown, dei provvedimenti normativi specifici non adeguati come nel caso del decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020, che discriminava i collaboratori domestici (esclusi dalla cassa integrazione in deroga e dallo stop ai licenziamenti), in aperta violazione della Convenzione n.189 del 2011 ratificata anche dal nostro Paese.

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Con il “Decreto Rilancio” del 19 maggio 2020, si è provveduto ad attuare una sanatoria per favorire l’emersione dei rapporti di lavoro irregolari, cosa che ha favorito le regolarizzazioni e le assunzioni. L’85% delle domande arrivate all’Inps, tra maggio e agosto, hanno riguardato i collaboratori domestici.

Le Parti Sociali firmatarie della contrattazione nazionale di settore, compresi i sindacati di categoria come la Filcams CGIL e le associazioni datoriali Fidaldo e Domina, hanno presentato al governo, il 14 gennaio 2021, una piattaforma programmatica degli interventi normativi che ritengono essenziali per restituire dignità a un settore cruciale del mercato del lavoro.

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