Esclusiva

18 Marzo 2021
I volti degli imperatori romani prendono vita grazie all’intelligenza artificiale

I volti degli imperatori romani, da Augusto a Flavio Arcadio, umanizzati grazie a Photoshop e all’intelligenza artificiale. Il progetto di un giovane studente di Farmacia, appassionato di storia antica, cattura l’attenzione sui social.

Al volto dell’imperatore Augusto manca solo la parola. Si possono contare le rughe, il numero di capelli, è un volto così realistico da sembrare quasi umano. Lo ha ricostruito Haroun Binous, ventenne di origini tunisine, che si è divertito a umanizzare le statue di 65 imperatori romani servendosi di Photoshop e dell’intelligenza artificiale. Le immagini sono diventate virali e hanno ottenuto decine di migliaia di like e condivisioni sui social network. 

Haroun vive a Losanna, dove studia Farmacia, niente di più lontano dalla storia antica di cui è un grande appassionato, come ci racconta nel corso di una videochiamata. Una passione nata un giorno di tanti anni fa, durante la visita al museo nazionale di Cartagine, dove è conservato lo scheletro dell’uomo di Byrsa, un giovane fenicio vissuto 2500 anni fa, del quale è stato ricostruito il volto e l’aspetto. 

Non ci sono resti degli imperatori romani ma solo statue, riproduzioni sulle monete dell’epoca, alcune pitture, che offrono un’immagine spesso idealizzata del personaggio. Ritratti e busti scolpiti possono dunque essere considerati una riproduzione artistica solo parzialmente fedele all’originale. 

Le tecniche di ricostruzione facciale utilizzate in alcuni casi dagli archeologi si basano di fatto su resti anatomici, come il cranio. Il ricorso a icone e statue avviene solo in maniera collaterale, come ultima arma per definire qualche particolare. 

È tuttavia dal vasto archivio di busti degli imperatori che Haroun ha pescato per realizzare il suo lavoro – che resta amatoriale e non scientifico – nato l’anno scorso durante il lockdown. Per mettere insieme più sculture possibile per ogni imperatore, ci sono voluti otto mesi di ricerca. Per definire i connotati, dare un colore agli occhi e ai capelli, Haroun racconta di essersi invece servito delle descrizioni fisiche, presenti nell’articolo dello studioso H.V. Canter, Personal Appearance in the Biography of Roman Emperors, e nelle opere di storici antichi come Svetonio. 

I volti degli imperatori romani prendono vita grazie all'intelligenza artificiale
Ricostruzione del volto di Ottaviano Augusto

Il primo passaggio del lavoro tecnico di ricostruzione è avvenuto poi su Photoshop. Per ogni imperatore, Haroun ha inserito nel programma le immagini delle statue raccolte, ottenendo così una forma del viso, dei capelli, dei tratti generali. Il resto del lavoro, la parte più importante, è stata realizzata su ArtBreeder, un sito che si basa sull’intelligenza artificiale: l’utilizzatore carica una o più immagini di un volto e l’algoritmo della piattaforma restituisce, come in questo caso, un viso simile, che si può via via sistemare e umanizzare, utilizzando tutta una serie di parametri disponibili. 

«Più si va verso gli imperatori del tardo impero più il lavoro si fa difficile, non ci sono immagini, i dettagli fisici sono pochi. Quanto ci ho messo a ricreare ogni volto? Circa due giorni», ha raccontato Haroun, aiutato a perfezionare la sua galleria di ritratti da Daniel Voshart, giovane filmmaker e designer che si è cimentato in contemporanea nello stesso lavoro. 

L’algoritmo, ossia il meccanismo alla base di un sito come ArtBreeder, funziona con la tecnologia delle Generative Adversarial Network (GAN), un sistema di reti neurali artificiali. Le reti neurali artificiali sono state introdotte vari decenni fa per simulare il funzionamento del cervello umano. «Si tratta di un’architettura costituita da migliaia di neuroni artificiali, ognuno dei quali realizza delle funzioni molto semplici», spiega a Zeta Giuseppe Italiano, professore di Computer Science dell’Università Luiss di Roma. «Per esempio passando delle immagini in una rete neurale artificiale quest’ultima è capace di distillare le caratteristiche fondamentali comuni a tutte le immagini, e quindi di effettuare il riconoscimento di nuove immagini. Se dai in pasto a una rete neurale milioni di immagini di cani e di gatti, non appena carichi una nuova immagine, il sistema è in grado di classificare la nuova immagine come contenente un gatto oppure un cane. Questo è lo stesso meccanismo alla base del riconoscimento facciale che si trova sui nostri cellulari».

Le Generative Adversarial Network, come quella del sito ArtBreeder, sono costituite da due reti neurali che lavorano in funzione contrastiva, migliorandosi a vicenda: ad esempio una rete genera una faccia mentre l’altra ne trova i difetti. Le due reti lavorano così per un certo lasso di tempo, miliardi di interazioni tra loro restituiscono alla fine immagini molto realistiche, basate sui modelli che hanno archiviato. 

Non solo imperatori romani. «Con questo sistema si possono creare quadri e musica, produrre un testo scritto, perfino realizzare i famosi deepfake», conclude Italiano. 

La prossima sfida di Haroun è proprio quella di produrre dei deepfake e animare le immagini già assai realistiche dei suoi imperatori, ai quali forse in futuro non mancherà più nemmeno la parola.