Esclusiva

24 Marzo 2021
Viaggio nell’infanzia dimenticata, il nuovo libro di Annalisa Cuzzocrea

Tra racconti personali e incontri con i diretti protagonisti, l’autrice indaga il mondo dimenticato dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. Il coronavirus ha solo portato a galla problemi da sempre rimasti irrisolti

«Il bello di questo libro è stato poter mettere la testa fuori dai palazzi della politica e vedere il mondo che c’è fuori» dice ridendo a Zeta Annalisa Cuzzocrea, cronista politica e inviata del quotidiano La Repubblica, autrice del libro “Che fine hanno fatto i bambini” (Piemme, 157 pagine). Dal suo primo libro infatti ci si aspettava un tema più politico, legato alla vita dei partiti e alle trame del potere che da anni è abituata a raccontare. O meglio, il libro appena dato alle stampe parla di politica, ma di quella politica fatta di temi, contenuti e realtà sociali intrise di vita quotidiana di cittadine e cittadini. “Che fine hanno fatto i bambini” è la cronaca di un paese, l’Italia, che ha smesso di guardare al futuro. Un viaggio tra le pieghe nascoste dell’infanzia e dell’adolescenza che Annalisa Cuzzocrea svela con delicatezza ai lettori, viaggiando da Nord a Sud e lasciandosi guidare dalle voci di esperti, scrittori, attivisti, maestri ma soprattutto genitori e figli che hanno pagato sulla loro pelle l’assenza di politiche dell’infanzia adeguate.

È un fatto politico, culturale o entrambe le cose?«Durante il primo lockdown ho scoperto quello che avevo sempre percepito da madre, e che poi ho capito da giornalista: c’è un problema di invisibilità dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. La politica non guarda ai bambini e ai ragazzi fin quando non raggiungono il diritto di voto al compimento dei 18 anni» dice Annalisa, raccontando che l’idea del libro è nata nella sera in cui il governo Conte incontrava la Commissione Colao. Tutte le sue fonti le comunicarono che durante quella riunione-fiume di otto ore nessuno parlò di scuole, chiuse improvvisamente senza un orizzonte temporale, e senza permettere ai bambini neanche di recuperare i propri libri e quaderni lasciati nelle aule.

«È come se fosse stata costruita la narrazione distorta del nonno che riceve il virus dal bambino cattivo, che quindi deve essere rinchiuso dentro casa per proteggere gli anziani indifesi, pensando che in linea di massima siano stati gli ambienti scolastici dei bambini ad aver permesso il contagio dei genitori» spiega la giornalista, ricordando che agli adulti è stato permesso di tornare a lavoro costruendosi open-space e organizzando gli uffici in modo nuovo, caricando i figli di colpe che le statistiche sui contagi di coronavirus non hanno ancora accertato. «In un suo discorso Emmanuel Macron ha detto invece che avrebbe tenuto aperte le scuole “ad ogni costo”, non per lo spirito illuminista francese, ma perché l’istruzione pubblica efficace è una questione anche strategica ed economica, sulla quale l’Italia punta molto meno rispetto ai paesi del Nord Europa».

Viaggio nell’infanzia dimenticata, il nuovo libro di Annalisa Cuzzocrea

La pandemia però è solo una parentesi che permette ad Annalisa Cuzzocrea di sviscerare a fondo la questione dell’assenza di politiche giuste per l’infanzia e l’adolescenza in Italia. E lo fa viaggiando in luoghi molto personali, come l’asilo storico di Wilma Mosca frequentato a Roma dai suoi figli Carlo e Chiara, o incontrando psicologi, economisti, sociologi, scrittrici e registe di grande portata come Francesca Archibugi e Nadia Terranova, che non hanno mai smesso di osservare il mondo con gli occhi di quando erano bambine. Ed è proprio questo sguardo che permette loro, secondo Annalisa, di essere più complete nei loro mestieri e nel modo in cui pensano alla vita sociale in Italia.

Non mancano poi confessioni e ricordi intimi che si intrecciano a considerazioni sull’essere madre e lavoratrice nel giornalismo, mai distaccati dallo studio attento dei dati: «Noi donne siamo cresciute con la cultura della Madonna col Bambino. Risentiamo della cultura cattolica. Nel momento in cui abbiamo pensato al movimento femminista l’abbiamo portato avanti come liberazione del corpo e della donna»: Un passaggio fondamentale questo per la giornalista, che ammette che in Italia non «si è pensato ad un modello che tenesse insieme l’essere madre e l’essere donna. Quindi quando siamo madri cerchiamo di vivere la nostra genitorialità come una performance, cercando di essere perfette e capaci di seguire i nostri figli come delle ombre e allo stesso tempo essere precise sul lavoro senza chiedere permessi speciali ai colleghi che non hanno figli». Una perfezione che viene richiesta alle donne proprio perché in Italia i figli sono considerati ancora un fatto privato e non pubblico. Perché nelle donne continua a scattare un senso di colpa – antico quanto la storia di questo paese – nel momento in cui i figli vengono affidati ad altri spazi sociali educativi che dovrebbe essere lo Stato stesso a finanziare, non le famiglie, che poi si ritrovano costrette a scegliere tra figli e lavoro.

È quello che scrive Cuzzocrea nel suo libro e che ribadisce anche a Zeta, spiegando che invece all’estero «il mondo è costruito anche a misura di bambino e adolescente, perché i bagni sono pensati con i fasciatoi, i musei e i luoghi di cultura hanno spazi dedicati solo ai più piccoli, e ovunque gli spazi pubblici offrono alternative per i bambini. Da noi è tutto più faticoso, affidato al terzo settore e alle singole famiglie», che quindi decidono di ricorrere al privato, facendo beneficiare di ciò come al solito soltanto i più ricchi.

Un viaggio, quello di Annalisa, che a tratti fa anche male, come quando si imbatte nei bambini dimenticati, i figli delle detenute che senza alcun sostegno creativo dello Stato scontano pene che non hanno commesso, in carceri che distruggono l’infanzia di vite innocenti. O i figli degli stranieri residenti in Italia senza cittadinanza, italiani nella vita quotidiana ma non riconosciuti dalle istituzioni, che aspettano anni di trafile burocratiche perdendo occasioni importanti. Uno spaccato del paese finora invisibile che andava portato alla luce. Annalisa Cuzzocrea lo ha fatto, chiedendo alla politica di andare al di là del consenso e del sondaggio delle prossime elezioni, e di occuparsi delle future generazioni, per troppo tempo rimaste in silenzio e dimenticate.