Esclusiva

27 Marzo 2021
Il vaccino è un affare per pochi. Msf: «Il 75% delle dosi a 10 paesi del mondo»

Nei paesi a medio-basso reddito le vaccinazioni contro il covid stentano a decollare. Claudia Lodesani (Msf) «Sospendere i brevetti per vincere la pandemia»

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«La prima fase della campagna vaccinale in corso ha di fatto escluso la maggior parte dei paesi poveri. Il 75% dei vaccini è stato somministrato in soli 10 paesi del mondo, mentre altri non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose».
Claudia Lodesani, Presidente della Ong Medici Senza Frontiere, esprime preoccupazione sul tema della disuguaglianza nell’accesso ai vaccini per le nazioni a medio-basso reddito. Secondo i dati disponibili, meno del due per cento delle somministrazioni è stato fatto in Africa, che da sola supera il miliardo di abitanti.

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Perché la vaccinazione nel continente stenta a decollare?

«Medici Senza Frontiere chiede che i vaccini siano distribuiti equamente, proteggendo gli operatori sanitari e le persone più a rischio in tutti i paesi. Africa inclusa. Da febbraio la nuova e più contagiosa variante di Covid-19 si sta diffondendo nella parte meridionale del continente. In Mozambico, Eswatini e Malawi gli operatori sanitari stanno lottando per curare il maggior numero di pazienti, con scarse prospettive di poter ricevere una dose. Se non aumenterà il numero di produttori globali, i paesi a basso e medio reddito saranno svantaggiati. Con gravi conseguenze sulla risposta globale alla pandemia». 

L’Africa non è l’unica area del mondo in cui il Covid ha ricominciato la sua corsa. In Palestina, una nuova ondata di casi sta colpendo con più ferocia, mentre le vaccinazioni sono appena partite.

«Nei Territori palestinesi stiamo assistendo a una nuova ondata che sta travolgendo la Cisgiordania, aggiungendo ulteriore pressione a un sistema sanitario già fragile. Oltre ventimila pazienti sono in trattamento. Siamo in azione per supportare gli ospedali formando il personale e curando i pazienti. Secondo il Ministero della salute palestinese, circa il 75% dei casi in Cisgiordania sono causati dalla variante inglese B117, ritenuta il doppio più contagiosa rispetto ai ceppi precedenti. Gli studi rivelano che questa variante può portare a forme gravi dell’infezione, richiedendo terapie con ossigeno e ventilazione. Inoltre, vanno intensificati i test per capirne la diffusione».

Pensa che Covax, lo strumento messo a punto dall’Oms con altri partner internazionali per fornire vaccini a 92 paesi a basso reddito, possa contribuire ad appianare la disuguaglianza nell’accesso ai vaccini?

«Covax rappresenta un passo importante per molti paesi che non hanno ancora ricevuto una singola dose di vaccino. Dall’inizio della pandemia, la corsa sfrenata dei governi ricchi ad accaparrarsi la scarsa offerta globale ha lasciato molti paesi senza alcuna fornitura, rendendo ancora più evidente le disuguaglianze e gli squilibri esistenti tra il Nord e il Sud del mondo.
Medici senza frontiere chiede ai governi di sollecitare le case farmaceutiche a lavorare con il programma Covax perché sia garantita una fornitura sufficiente di vaccini a prezzi accessibili, destinati a proteggere i gruppi prioritari nei paesi a medio e basso reddito». 

L’Italia, che presiederà il G20 di ottobre, cosa può fare per dare rilievo a questo tema?

«Il 24 marzo scorso è stata approvata alla Camera la mozione firmata dall’ex ministro della Salute, Giulia Grillo, in cui il governo si impegna a operare in seno all’Unione europea affinché l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) possa sospendere temporaneamente i brevetti sui vaccini anti-Covid. Ci siamo fatti sentire chiamando in causa i capi di stato dei paesi ricchi, tra cui l’Italia, chiedendo di mettere da parte la tutela della proprietà intellettuale per garantire una risposta globale alla pandemia. Gran parte dei paesi ostruzionisti tra cui l’UE, Stati Uniti, Australia, Brasile, Canada, Giappone, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, si sono assicurati la maggior parte dei farmaci disponibili, prenotando dosi per un numero superiore rispetto alla loro popolazione». 

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La sospensione dei brevetti porterebbe vantaggi anche all’Italia?

«Il nostro paese potrebbe produrre vaccini contro il Covid-19 autorizzati dalle agenzie regolatorie anche nella prospettiva di ulteriori cicli di vaccinazione negli anni a venire. Senza considerare la possibilità di esportazione verso paesi senza alcuna capacità produttiva. Garantire l’accesso ai vaccini in tutto il mondo non è solo una questione di equità, ma anche di salute pubblica globale. Il governo italiano deve garantire la tutela della salute al di sopra di ogni protezione della proprietà intellettuale».

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