Esclusiva

4 Maggio 2021
Siria al voto a maggio. L’opposizione: «Sarà farsa». Ma c’è chi non si arrende

Dieci anni di guerra civile restituiscono un Paese morto e privo di democrazia. Per lo scrutinio del 26 maggio Bashar al-Assad sembra non avere rivali

«La democrazia in Siria non c’è perché qualcuno vuole che non ci sia. Qualcuno che ha interesse a un Paese disgregato». Le parole di questa giovane coppia siriana che vive in Germania racchiudono il sentimento popolare che accompagna il Paese guidato da Assad alle elezioni dopo più di dieci anni di guerra civile e quasi mezzo milione di vittime. Il voto, fissato per mercoledì 26 maggio, prevede che i candidati debbano aver vissuto in Siria negli ultimi 10 anni. E già ciò taglia fuori le figure dell’opposizione che sono in esilio.

Gli scontri dei giorni scorsi a Qamishli, capoluogo a Nord-Est, avvenuti tra poliziotti “asayish” e agenti della polizia militare russa, restituiscono le strategie di Putin, che non vuole perdere credito in una porzione di terra polifunzionale. Interessi economici e geopolitici in cui si inserisce anche la Turchia di Erdogan, impegnata negli ultimi anni in una serie di attacchi nel Kurdistan siriano e iracheno.

Siria al voto a maggio. L’opposizione: «Sarà farsa». Ma c’è chi non si arrende

«Riteniamo che il parlamento di Assad non abbia alcuna legittimità. Questa è una farsa teatrale e uno sforzo disperato per reinventare questo regime criminale», ha affermato Mustafa Sejari, tra i principali oppositori di Assad e del suo partito, il Ba’th. La famiglia Assad governa la Siria da cinque decenni con l’aiuto dell’esercito e delle forze di sicurezza. In particolare Bashar al-Assad salì al potere nel 2000 dopo la morte del padre, Hafez al-Assad, presidente dal 1971 dopo il colpo di stato militare dell’anno precedente.

«Non credo che saranno elezioni rappresentative delle aspirazioni del popolo siriano e neppure inclusive di tutte le anime delle opposizioni, in gran parte attive più all’estero che nel paese», suggerisce Giuseppe Acconcia, docente di Geopolitica del Medio Oriente all’Università di Padova e a lungo impiegato sul posto in attività di ricerca. E poi aggiunge. «Qualsiasi accordo tra Assad, i fuoriusciti dell’esercito libero siriano, i kurdi e le opposizioni sarà subordinato agli interessi delle potenze regionali».

Siria al voto a maggio. L’opposizione: «Sarà farsa». Ma c’è chi non si arrende
Bashar al-Assad, presidente della Siria

Una situazione frammentata, nelle cui crepe si sono inserite nel tempo le potenze occidentali. L’ex presidente americano Donald Trump aveva più volte annunciato il ritiro delle truppe Usa presenti nel Nord-Est del Paese, oltre che in Iraq e in Afghanistan. Ma è sempre tornato sui suoi passi. «Ma che le cose stanno cambiando è visibile con l’amministrazione Biden, che ha già fatto passi importanti in continuità con la politica estera dell’ex presidente Obama. Il cambio di rotta può spiegare anche gli attriti in corso fra i combattenti kurdi e le forze russe», conclude il ricercatore.

Quel che resta della Siria…

«Io e la mia compagna siamo dovuti andare via per sposarci perché le nostre religioni – diverse – non ce lo permettevano. Dove sta la democrazia? …». La voce di R. e S., che chiedono di restare anonimi, è la stessa che nel 2011 sosteneva la causa di giovani, donne, classi svantaggiate, lavoratori, poveri e venditori di strada, uniti nella richiesta di porre fine ai regimi corrotti, alle violenze della polizia e ai soprusi dell’esercito in luogo di una ritrovata giustizia sociale. Di elezioni libere e democratiche. “Pane, libertà e giustizia sociale” era lo slogan che echeggiava. Ma in Siria, e in Libia, le manifestazioni di protesta di Daraa e Bengasi sono sfociate nella guerra civile che continua tutt’oggi.

Siria al voto a maggio. L’opposizione: «Sarà farsa». Ma c’è chi non si arrende

«Rendere il nostro Stato forte è impossibile perché i partiti sono religiosi, non politici, e il massimo dell’ambizione che possiamo avere è il modello libanese. Tutti parlano male di Assad ma ci sono tanti che agiscono nell’ombra e fanno peggio. Hanno usato il fondamentalismo per farci ammazzare, ma abbiamo fatto il gioco di altri. È impossibile far ragionare i fanatici. Per non parlare degli interessi russi: Putin non lascerà mai la Siria nelle mani degli americani. Il nostro Paese è in una posizione troppo strategica, ecco perché tutti vogliono piazzarci una propria base militare ed ecco perché non avremo mai elezioni libere».