Esclusiva

7 Maggio 2021
Jeremy Caplan: “Il cambiamento può essere un’occasione per sorridere”

Il giornalista statunitense parla delle novità nell’informazione a Zeta Luiss

“Nell’ultimo anno abbiamo consumato più notizie, nonostante la rivoluzione in atto”. Jeremy Caplan è direttore dell’insegnamento e dell’apprendimento presso la Newmark Graduate School of Journalism at CUNY, e avere un occhio attento alle novità è il suo lavoro. Cresciuto a Boston e con un passato da violinista, ha scritto di tecnologia, affari e tendenze per The Paris Review, Yahoo! Internet Life e Newsweek, prima di lavorare per Time Magazine e contribuire con articoli su Google, Apple e Yahoo.

Nel suo primo incontro con gli studenti del Master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale della Luiss Guido Carli, ha descritto il tempo che stiamo vivendo con l’obiettivo di trovare nuovi modi per aiutare i giornalisti di domani. “È una fase di profondo cambiamento quella che stiamo vivendo, con il Covid-19 che ha diminuito dell’88% le inserzioni pubblicitarie nell’informazione. Ma ci sono motivi per sorridere, come la diminuzione delle barriere per entrare nell’industria”.

Nuovi ecosistemi

Caplan si è concentrato sulla nascita di nuovi ecosistemi per il giornalismo, sottolineando come ogni anno ci siano state aspettative su come la tecnologia avrebbe influenzato l’informazione. Previsioni che poi non sono state mantenute. “In realtà l’innovazione è incrementale, un po’ alla volta, sia dal punto di vista della creazione dei prodotti che nella formazione di una comunità e da quello della sostenibilità”.

L’attuale ecosistema informativo è una scacchiera dove ognuno ha il suo ruolo: “Ci sono i giganti, divisi in testate come il New York Times, i social come Facebook e media meno tradizionali come Vice. Poi ci sono i nuovi arrivati: chi punta sulla verticalità (The Information), chi sulla costruzione di una comunità (The Evergreen) e chi sul giornalismo investigativo (Propublica)”. Infine ci sono gli sfidanti: “Chi contrasta le precedenti categorie sono i curatori come The Skimm, gli aggregatori (Nuzzel) e chi punta sulla forza dell’eredità: ad esempio New Republic”.

Tornando ai cosiddetti giganti, si può utilizzare l’esempio del New York Times per vedere quali innovazioni sono state introdotte: “Ha sviluppato una sezione dedicata alla cucina, uno spazio di grande successo. Inoltre sta puntando sui video con produzioni originali realizzate con professionalità, tanto che compaiono anche nel catalogo di Netflix. Oltre a questo si inseriscono nuovi prodotti come le newsletter, i podcast e un utilizzo innovativo e intensivo dei dati”.

Pagare per le notizie

Problema centrale per l’informazione sono i numeri dei lettori disposti a pagare per le news. “In USA e Europa le percentuali di chi è disposto a finanziare i media sono più basse rispetto al resto del mondo. In Italia solo il 10% della popolazione paga per le notizie, mentre in altri paesi come Norvegia e Svezia i numeri si alzano al 42% e al 27%”. Altro aspetto da considerare, dice Caplan, è come gli utenti si informano: “Negli ultimi anni c’è stato un incremento consistente delle ricerche tramite smartphone, a danno di quelle effettuate attraverso il computer”.

Sulle abilità necessarie al giornalista del futuro, il direttore avverte: “Nei prossimi anni sarà importante sapersi muovere su vari media. Ma le capacità di scrittura, audio e video dovranno essere accompagnate da altre. Ad esempio quella di trattare i dati, raggiungere gli utenti in maniera efficace e pensare a modelli di business sostenibile”.