Esclusiva

Giugno 23 2022
Guns and Reforms

La storica svolta del Senato americano per scrivere un futuro con sempre meno armi nell’Unione.

«Il secondo emendamento, quello che garantisce ai cittadini il possesso di armi da fuoco, nasce perché ai tempi in cui l’Inghilterra regnava sugli Stati Uniti gli abitanti delle tredici colonie non potevano averne nessuna. Dopo l’indipendenza si decise di ammettere che i cittadini potessero armarsi come meglio credevano. C’è differenza però tra un moschetto e un AK-47 da centocinquanta colpi al minuto»: chi parla è Timothy Banker, professore di Storia Americana alla St.Xavier High School, un liceo privato e gesuita di Cincinnati (Ohio) stupito dal nuovo provvedimento preso dal suo Stato. Lunedì 13 giugno il governatore, il repubblicano Mike DeWine, ha approvato una legge che consente alle scuole di armare gli insegnanti dopo appena ventiquattrore di pratica. Questo per evitare altre stragi come quella di Uvalde dello scorso 14 maggio.

Il sindaco di Cleveland, città nella parte nord dell’Ohio, aveva deprecato la scelta del governatore: «Voglio che tutte le scuole della nostra città e tutte le comunità della regione continuino a spingere per bandire ogni tipo di arma dalle scuole» L’iniziativa non è stata accolta in maniera positiva neanche a Cincinnati: «La nostra politica sulla sicurezza non cambierà nonostante questa legge. Non si può combattere il male con altro male. Vorrei che per le strade ci fossero sempre meno armi» ha detto Brian Schaeper, vicepreside della St.Xavier High School.

Un desiderio che si è avverato la sera del 21 giugno quando al Senato repubblicani e democratici hanno votato insieme per discutere un testo che regolerebbe il mercato delle armi da fuoco statunitense. Sessantaquattro a favore, trentaquattro i contrari.

Dopo aver trovato un punto di incontro il 12 giugno e dopo nove giorni di negoziazioni, la legge, voluta dal senatore democratico del Connecticut, Chris Murphy, verrà votata entro la fine della settimana in Senato prima di passare al Congresso. Per il passaggio del Bipartisan Safer Communities Act, questo il nome della legge,è stato decisivo l’appoggio di quattordici senatori repubblicani che si sono aggiunti ai cinquanta democratici. Insieme a Murphy ha lavorato instancabilmente John Cornyn, senatore texano fischiato qualche giorno fa alla convention repubblicana proprio per il suo appoggio a questa legge. Il pacchetto è stato sostenuto anche dal leader di minoranza dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, mentre la National Rifle Association (NRA), la potente lobby delle armi americana, si è già opposta, dichiarando in una nota che questa legge «fallisce su tutti i livelli»

Ma cosa prevede la legge? Per far cedere l’ostruzionismo dei repubblicani non si sono potuti inserire emendamenti su chi è già possessore di un’arma da fuoco. Ci sono, invece, controlli sul background dei compratori con età inferiore a ventun anni e facilitazioni per rimuovere le armi dalle mani di chi ha commesso violenza domestica o ha minacciato di commettere suicidio. Il pacchetto include anche la registrazione dei negozi autorizzati alla vendita e una stretta sugli straw purchases, una pratica in cui vengono impiegate terze persone per compilare i documenti necessari per acquistare armi. La legge prevede anche aiuti economici in due settori centrali per frenare le morti da arma da fuoco: undici miliardi per programmi di igiene mentale e due miliardi alle comunità per implementare programmi contro la violenza. Altri indennizzi verranno versati invece per creare linee telefoniche per assistere chi pensa al suicidio e alle scuole per creare centri di supporto mentale interni ai campus.

«Per decenni il movimento contro le armi ha incontrato ostacoli e frustrazioni, ma la loro battaglia alla ricerca del cambiamento è stata instancabile. Il loro sostegno ha reso possibile questo momento», ha dichiarato Chris Murphy dopo la storica risoluzione del Senato. Sulla stessa linea si è posizionato John Cornyn, seppur constatando i momenti di tensioni degli ultimi anni e degli ultimi giorni di negoziazione: «Abbiamo parlato, abbiamo discusso, siamo stati in disaccordo e alla fine abbiamo raggiunto un accordo»