Esclusiva

Dicembre 16 2022
Per l’Ucraina non è ancora l’ora della pace

L’ex deputato Pd Andrea Romano e l’inviato de La Repubblica Paolo Brera analizzano presente e futuro dell’invasione russa

Piazze ricolme di bandiere arcobaleno svolazzanti si contrappongono ad aspri dibattiti parlamentari e televisivi sull’opportunità di inviare armi all’Ucraina. Sono trascorsi quasi dieci mesi dall’invasione russa. Se all’inizio la guerra di Putin riscuoteva condanne nette da destra a sinistra, oggi le opinioni in campo sono più varie, in certi casi anche ambigue. 

«Il Movimento 5 Stelle, collocandosi dal lato dell’Ucraina senza se e senza ma, ha subito detto che quel Paese andava sostenuto: adesso credo che l’Ucraina sia stata sostenuta a sufficienza, anche in termini di aiuti», aveva detto a settembre il leader dei 5 stelle, Giuseppe Conte, facendosi portavoce di quella parte del Paese che chiede l’interruzione dei rifornimenti militari all’Ucraina.

A questa posizione si contrappone quella di Andrea Romano, ex deputato Pd intervistato a margine dell’evento Ucraina in Europa: «L’aiuto militare è fondamentale finché l’Ucraina non vincerà questa guerra, o meglio non si difenderà adeguatamente». 

Questo perché, continua, «se l’Ucraina non ricevesse più il sostegno anche militare che sta ricevendo, la Russia rapidamente riguadagnerebbe terreno. Arriverebbe nella capitale e avremmo la capitolazione di Kiev che Putin cercava all’inizio. Per quanto sia faticoso, per un parlamento democratico, votare per l’invio di armi, è necessario per difendere l’Ucraina».

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La guerra vista dall’Ucraina

Che pace e resa non siano i termini della stessa equazione sono gli ucraini stessi, vittime di un’aggressione che ogni giorno uccide membri delle loro comunità, ad affermarlo con fermezza. Lo conferma Paolo Brera, inviato fino al mese scorso in Ucraina per La Repubblica, che racconta le sensazioni vissute oggi dalla popolazione: «Nonostante il freddo e le bombe che continuano a cadere, non è realistico pensare che gli ucraini accetteranno la proposta di pace russa, che non è una proposta credibile. Vogliono continuare a combattere», sostiene. 

Secondo Brera «gli ucraini non credono che la fine del conflitto sia possibile in questa fase. Non credono che firmare un documento di pace garantirà loro la pace. Pensano che vada conquistata sul campo, giusto o sbagliato che sia. La vera pace per loro ci sarà quando i russi saranno fuori dai territori occupati e ci saranno le condizioni per impedire che rientrino». Ma le prospettive, ai suoi occhi, non sono rosee: «temo che si assisterà ad altri spargimenti di sangue». 

Il futuro dell’Ucraina

Vicino o lontano, è comunque lecito chiedersi quale sia il futuro dell’Ucraina. Per Romano è legato a quello dell’Unione Europea. «Quella che l’Ucraina sta combattendo contro Putin è anche una guerra per l’Europa e per la democrazia», spiega. 

Altro discorso è quello dell’entrata dell’Ucraina nel Patto Atlantico: «Non sbaglia chi dice che Putin che temeva l’avvicinamento della Nato alla Russia — continua Romano —, ma dopo l’aggressione avrà certamente più nato intorno ai suoi confini. E oggi ha già più Nato sui suoi confini, basti pensare al dispiegamento di forze difensive nei paesi limitrofi alla Russia».