Esclusiva

Dicembre 18 2022
L’Argentina è campione. Napoli e Buenos Aires si stringono in un abbraccio

Mille tifosi argentini sono andati a Napoli per rendere omaggio a Maradona, godendosi la finale nella città del Pibe de Oro

Per le vie dei Quartieri Spagnoli manca l’aria. Cunicoli stretti, in salita, macchine e persone stipate agli angoli della strada. Il giorno della finale dei Mondiali tutto questo viene amplificato da mille tifosi della nazionale argentina, hinchas come dicono dalle parti di Buenos Aires, che con fatica, ma in maniera ordinata, si dirigono verso una meta: un tempo la strada si chiamava Via Emanuele de Deo, da due anni è stata ribattezzata Largo Maradona. Dai balconi si affacciano bambini e anziani. Cantano sulle note di cumbia dei cori dei tifosi, qualcuno torna in casa per prendere una maglia di Maradona del Napoli e sventolarla verso i tifosi. Come i contradaioli del Palio di Siena quando vedono sfilare il drappellone.

Sono arrivati da tutta Italia. Cosenza, Brescia, Perugia, e non solo. L’invito a venire a Napoli è arrivato anche oltre i confini italiani: ci sono una famiglia tunisina, una belga e una svizzera. L’evento è stato organizzato da un ragazzo argentino, Luciano, che non vive, però, in Italia. Era in città il giorno della semifinale contro la Croazia e dopo la vittoria ha deciso di trattenersi qualche giorno in più chiamando anche i rinforzi. L’esercito albiceleste che sfila per le vie del centro del capoluogo campano alla fine conta mille unità: «Napoli per noi argentini è come una costola del Sud America. Sono nostri fratelli. Per Diego, ma non solo. Sembra di essere a casa».

Il ritrovo inizia in Piazza Dante, prima di salire ai Quartieri Spagnoli. Tre ore di canti e salti. Le narici dei passanti vengono impregnate da un sapore che tiene insieme tre grandi classici della cultura argentina: le empanadas, la marijuana e il Fernandito, la celebre bevanda a base di Fernet e Coca Cola. Quando parte il corteo ai lati della strada tutti hanno un cellulare in mano e le persone si uniscono in un coro: «O mamma mamma mamma, sai perchè mi batte il corazón? Ho visto Maradona, ho visto Maradona e mammà innamorato son». Quando lo vedono per davvero, arrivati nel punto in cui il murales del Pibe guarda con spavalderia tutta la città, si dividono in due gruppi: chi piange e tocca tutte le foto della “divinità” e chi canta senza pensare alla simbologia, d’altronde c’è sempre una finale da giocare.

«Abbiamo già vinto a essere argentini. Io non sono un amante di calcio ma quando ho saputo che ci saremmo riuniti in tantissimi in Italia ho preso il primo treno che ho trovato». Lo racconta Matiàs, nativo di Cordòba, ma trasferitosi a Nola cinque anni fa. Nell’estasi generale ci si dimentica che l’appuntamento al maxischermo, adibito all’interno di una discoteca, è alle 15. Corse, autostop, taxi. Non si può perdere l’inizio.

120 minuti dopo non c’è più alcuna divisione, come davanti al murales, tra i supporter dell’albiceleste: le lacrime bagnano la pista da ballo, si chiama a casa, si ringrazia Diego. C’era chi aspettava dal 1986 e chi aspettava da una vita. Alla fine, nel ritorno verso Piazza Dante, dove tutto era iniziato, si canta “Dale campeón” sulle note della Marcia peronista dedicata all’ex Presidente della Repubblica. Un bimbo si addormenta sulle spalle del padre. La madre lo avvolge in una bandiera argentina. Almeno questa notte farà dei bei sogni.