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Esclusiva

Gennaio 26 2023
Arturo Brachetti e l’arte del trasformismo

Al teatro Sistina di Roma torna il suo tour “Solo” dal 26 al 29 gennaio. La sua bravura e il suo animo eclettico ricordano il grande Leopoldo Fregoli

Dal 26 al 29 gennaio arriva il maestro del trasformismo Arturo Brachetti nel suo tour “Solo” con 20 tappe in tutt’Italia. La leggenda del quick change riporta sul palcoscenico del Teatro Sistina di Roma alcuni dei suoi cambi d’abito più famosi: da Pavarotti a Elvis Presley, da Batman alla signora in giallo, da Cenerentola in abiti da serva a principessa pronta al ballo, tutto in meno di un secondo.

Lo spettatore resta ammaliato, come davanti ad una magia, in uno spettacolo ricco di colpi di scena. L’eclettico Brachetti, infatti, propone uno show ricco e variegato: ombre cinesi, mimo, chapeugraphie (l’arte di trasformare oggetti di uso comune in chapeau, cappelli), ma anche la poetica sand painting e il raggio laser con cui incanta il pubblico.

Arturo Brachetti resta uno dei pochi, se non l’unico, a portare avanti l’incredibile arte del trasformismo, di cui l’Italia può vantarsi di esserne uno dei paesi fondatori grazie a un celebre trasformista che ha fatto la storia di questa disciplina: Leopoldo Fregoli. Vediamo allora insieme di approfondire questa magica arte teatrale così rara e affascinante.

Arturo Brachetti e l’arte del trasformismo
Arturo Brachetti in “Solo” al Teatro Sistina

Cos’è il trasformismo

Il trasformismo è appunto la capacità di mutare le proprie sembianze in maniera repentina, cambiando e caratterizzando personaggi diversi inseriti in uno stesso contesto scenico.

Secondo l’Enciclopedia dello Spettacolo dell’accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, il trasformismo consiste in “una serie di imitazioni o “impersonations”, la cui attrattiva principale sta nella rapidità con cui si effettuano i cambiamenti di trucco e di costume”.

Da Leopoldo Fregoli…

Colui che viene considerato il padre del trasformismo è sicuramente l’attore e cantante di teatro italiano Leopoldo Fregoli. Il trasformista per antonomasia, tanto che in suo onore venne coniato il termine fregolismo, per indicare un cambiamento continuo. Addirittura, il termine sindrome di Fregoli, relativo a una malattia psichiatrica, sta proprio a caratterizzare il delirio di persecuzione di un individuo che appare ogni volta in sembianze diverse.

Nato a Roma il 2 luglio 1867, Leopoldo Fregoli era un personaggio eclettico, sin da bambino presente nel mondo dello spettacolo come comico, illusionista e cantante. Fu durante il servizio militare che diede vita ad alcuni spettacoli con numeri di magia e monologhi teatrali e, visto lo scarso numero di attori disponibili, fu costretto a interpretare diversi ruoli, con molti cambi d’abito e di carattere.

Arturo Brachetti e l’arte del trasformismo
Leopoldo Fregoli

Queste furono le basi per un nuovo genere teatrale, il trasformismo appunto, che si iniziò a diffondere da fine ottocento grazie alla sua nuova compagnia teatrale: la compagnia di varietà internazionale.

Fregoli gira in lungo e in largo: Marsiglia, Bruxelles, Lisbona, Londra, Parigi, Madrid, Rio de Janeiro, New York e tanti altri teatri nelle varie città del mondo. Si dice che viaggiasse sempre con al seguito un corredo pesante circa 30 tonnellate, che comprendeva non meno di 800 costumi e 1200 parrucche.

Arturo Brachetti e l’arte del trasformismo
Alcuni cambi abito di Leopoldo Fregoli

Nella sua vita conobbe tantissimi personaggi legati al mondo dello spettacolo come: Eleonora Duse, i fratelli Eduardo e Peppino De Filippo, Gabriele D’Annunzio, i fratelli Lumière ed Eugenio Montale.

Si ritirò dalle scene nell’aprile del 1925 e si recò a Viareggio dove morì nel 1936. Nel 1938 venne sepolto a Roma nel cimitero del Verano e sulla sua tomba campeggia la scritta: “qui Fregoli compì la sua ultima trasformazione”.

… ad Arturo Brachetti

In Italia per più di cinquant’anni nessuno portò avanti l’arte del trasformismo fino al 1980, quando Arturo Brachetti iniziò la sua carriera. Lo stesso Brachetti descrive così il grande Fregoli:

«Fregoli! Come dire zakatam! O Zip, o flash… una parole che evoca un effetto fulminante! … star mondiale della belle epoque, ma ancor più enfant prodige senza tempo, così mi piace immaginarlo: un bambino che si diverte a trasformarsi, fare scherzi, sparire e apparire come un folletto iperattivo. E come ogni creature di fantasia continuerà a vivere, perché noi ne abbiamo bisogno»

(Arturo Brachetti, Fregoli – la biografia 2011)

Anche in Brachetti si rivede molto oggi questo animo iperattivo, da spiritello magico… è curioso pensare che all’inizio studiava per diventare prete! Eppure proprio in seminario, e grazie a un sacerdote salesiano con l’hobby della prestidigitazione, Brachetti capisce che la sua vera vocazione è il mondo dello spettacolo. Parte a vent’anni per Torino con una valigia con sei costumi di scena e da lì è storia: grande successo a Parigi, il ritorno in Italia nei primi anni ’80 dove recita nel varietà. Negli anni ’90 perfeziona l’arte del trasformismo e nel 2002 entra nel guinness dei primati come trasformista più veloce del mondo con 81 personaggi in uno spettacolo di due ore.

Arturo Brachetti – Solo Trailer

Oggi Brachetti arriva al Sistina e sulle sue pagine social si confida con i suoi follower seduto tra le sedie vuote del teatro:

«Quando ero giovane e vedevo negli anni ’60 il teatro Sistina, per me sembrava Hollywood, il massimo del massimo del successo per un artista. E ora mi ritrovo qui con i miei manifesti, il teatro pieno! Mi fa piacere, certo, ma mi fa anche un po’ paura e penso ‘il mio viaggio è finito?’ Sto pensando a qualche nuovo traguardo perché la bellezza della vita non è l’arrivo, ma il viaggio» o forse, Arturo, è una continua trasformazione.

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