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Esclusiva

Marzo 3 2023
«Il mondo non è così semplice come sembra»

L’artista ucraino Dima Fatum ha usato la sua arte per raccogliere fondi e aiutare il suo Paese devastato dalla guerra

«È stato difficile costringermi a disegnare anche piccoli quadri in mezzo a continue esplosioni, ma era necessario per non impazzire». Dima Fatum, originario di Kiev, è un artista ucraino che dallo scoppio della guerra ha usato la sua arte per raccogliere soldi e aiutare i soldati e i suoi concittadini rimasti senza mezzi di sostentamento.

«Ho incontrato la guerra a Kharkiv. Ero lì in visita e il 24 febbraio sarei dovuto tornare a casa a Kiev. All’epoca provavo sentimenti molto contrastanti: la mancanza di comprensione di ciò che stava accadendo, la negazione del fatto che una cosa del genere sia possibile nel XXI secolo, la speranza di una rapida soluzione del conflitto e l’apatia di fronte alla consapevolezza che tutto questo è reale e non finirà in fretta». 

I primi due mesi a Kharkiv Dima ha svolto attività di aiuto umanitario con amici, portando cibo e provviste alle persone nelle zone più calde del conflitto. «Ricordo benissimo le rovine delle case intorno a me, gli incendi, i razzi, i carri armati, gli scantinati, i feriti e i morti». Tutto questo ha ovviamente influito sulla sua creatività, sul modo in cui rappresentava il mondo nelle sue opere. «È difficile concentrarsi in mezzo alle bombe e alle sirene di allarme, ma quando ci si riesce è come se ci si tele-trasportasse nel proprio mondo familiare, nella propria zona di comfort senza alcuna aggressione esterna, ricordando a sé stessi chi si è veramente, qual è la propria missione e che questa guerra è solo un episodio della propria vita».

«Il mondo non è così semplice come sembra»
Dima Fatum

L’arte è entrata nella vita di Dima molto presto. «Ricordo che già prima di iniziare la scuola avevo iniziato a disegnare e a 6-7 anni mia madre mi ha mandato ai corsi di disegno che ho frequentato fino a 10 anni finché non sono entrato nella scuola pubblica d’arte intitolata a Shevchenko, specializzandomi nella pittura». L’artista si sente fortunato di aver avuto l’opportunità di essere un artista, di lavorare per sé stesso, entro i suoi confini personali e la sua visione temporale. Per questo non può non farlo. «È il mio ruolo principale in questa vita: visualizzare i pensieri». Per Dima l’arte è anche uno stimolatore psico-neurosensibile e un rilassante che ti permette di immergerti totalmente nell’ambiente di lavoro, concentrandoti sul processo creativo e stabilizzando -per quanto possibile- lo sfondo emotivo. «Una sorta di terapia si potrebbe dire».

«La mia arte è una riflessione sul mondo che mi circonda, fatta di osservazioni e analisi di ciò che accade. In diversi momenti della mia vita e sotto l’influenza di vari fattori i soggetti sono naturalmente cambiati, ma il messaggio principale che si può rintracciare nelle mie opere è che il mondo non è così semplice come sembra e qualsiasi cosa, persona o situazione apparentemente familiare ha molti significati e sfaccettature diverse di percezione da cui si può scegliere l’ulteriore sviluppo e l’interazione con esso». Dima ama il surrealismo non diretto, una rappresentazione della realtà che non ha un significato chiaro ed evidente. Nelle sue opere gioca molto con le illusioni ottiche e con tutto ciò che comporta uno stress per il cervello.

«Il mondo non è così semplice come sembra»
Military Abstraction, 40×50, acrilico su tela, 2023, tratto dalla serie “Ukraine autumn”, Dima Fatum

Nel contesto della guerra l’arte di Dima ha assunto anche un duplice scopo: da una parte dimostrare come questi eventi arrivino a toccare tutti i lati delle vite delle persone coinvolte, anche l’arte per l’appunto. Dall’altra ha saputo trarne beneficio da un punto di vista materiale «Le immagini si trasformano in denaro, il denaro in donazioni, le donazioni sono ciò di cui ha bisogno il popolo ucraino». Nell’ultimo anno ha partecipato a diversi progetti artistici sia europei che americani per raccogliere fondi per il suo paese. Tutte le vendite delle sue opere sono andate a chi ne aveva bisogno, per aiutare a ricostruire la sua patria. «Credo sia giusto monetizzare l’arte e aiutare in questo modo».

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