Growing Greener, una casa sostenibile a Perdifumo

Aree interne, spopolamento e turismo sostenibile attraverso la storia di Eliza Cox e Francesca Tortorelli e il loro sogno di aprire un “eco-lodge”
Growing Greener

La mattina di Eliza e Francesca comincia con un caffè veloce in casa, qualche ora al computer per rispondere ai messaggi e coordinare i prossimi eventi. Poi si dedicano ai loro lavori part-time e nel primo pomeriggio si spostano verso il loro terreno, dove tagliano l’erba e sistemano le strutture che hanno costruito. Verso sera, se avanzano energie, salgono in macchina e puntano verso la costa: trenta minuti di curve per vedere il tramonto sul mare, prima di rientrare e cenare a casa. 

Vivono così da più di un anno a Perdifumo, un comune nel Cilento, in provincia di Salerno. Hanno affittato una casa nel centro storico e ricevuto in dono un terreno abbandonato poco fuori. Il loro progetto si chiama Growing Greener: un’iniziativa di ospitalità, scambio culturale ed eventi pubblici, nata con l’obiettivo di rimettere a valore un pezzo di terra, rendendolo un luogo d’incontro per la comunità locale e una meta turistica sostenibile.  

«Passavamo tutte le sere in città a bere, uscire, fare serata. Spendevamo soldi per evadere, non per costruire», racconta Eliza, 25 anni, inglese, trasferita a Napoli per lavoro nel 2020. Lì ha conosciuto Francesca, 31 anni, originaria di Battipaglia. Si sono innamorate quasi subito e hanno iniziato a condividere la consapevolezza che la vita nei grandi centri non era quella che volevano. «Ci siamo chieste: se non vogliamo vivere qui, allora dove? E in che modo?».

Perdifumo non era la risposta immediata. Prima hanno viaggiato: Portogallo, Francia, Inghilterra. Hanno fatto volontariato in fattorie didattiche, vigne biologiche, comunità rurali. Tornavano in Cilento nei mesi di pausa, cercando un luogo dove fermarsi. Hanno provato a Laurito, dove hanno presentato all’amministrazione locale l’idea di rilevare uno spazio in disuso per organizzare attività. «All’inizio erano entusiasti, poi è diventato impossibile comunicare. Abbiamo capito che dovevamo partire dalle persone, non dai comuni». A Perdifumo si sono fermate una settimana per lavorare nel verde. Hanno spiegato il progetto agli abitanti. Qualcuno le ha aiutate a cercare casa, qualcun altro ha messo a disposizione un terreno inutilizzato.

Il terreno di Growing Greener
Vista su Perdifumo

Il piccolo paese che le ospita rientra tra le cosiddette “aree interne”, definite dalla Strategia Nazionale delle Aree Interne – una politica nata nel 2013, promossa dall’Agenzia per la coesione territoriale e dal governo Monti – come quei territori che non garantiscono ai residenti un accesso completo a servizi essenziali come salute, istruzione e mobilità. Secondo la classificazione, i comuni sono divisi in “poli” e “poli intercomunali”, dove i servizi si concentrano, e in “aree intermedie”, “periferiche” e “ultraperiferiche”, in base alla distanza dai centri. Perdifumo, che fino al 2021 era considerato intermedio, oggi è classificato come periferico. Questo significa che, rispetto ai Poli, la distanza e la carenza di infrastrutture sono ostacoli che incidono sulla vita quotidiana. In Italia, le aree interne comprendono oltre 4.000 comuni, cioè quasi la metà del totale (48,5%). Vi abitano circa 13,3 milioni di persone, quasi un quarto della popolazione italiana (Istat, 2024).

Questi territori sono segnati da un declino strutturale. La popolazione è scesa del 5% tra il 2014 e il 2024 (contro l’1,4% dei centri urbani). L’indice di vecchiaia cresce più in fretta: per ogni 100 bambini sotto i 15 anni, ci sono 225 anziani nei comuni periferici, e 243 in quelli ultraperiferici (Istat, 2024). La dinamica è aggravata dalla fuga di giovani: tra il 2002 e il 2022, 375 mila laureati tra i 25 e i 39 anni sono andati via dalle aree interne. Solo 215 mila sono rientrati, lasciando un saldo negativo di 160 mila giovani. Come si vede dal grafico, la differenza tra chi parte e chi torna è aumentata negli anni, questo significa che il trend è in crescita.

Realizzato con Flourish

Francesca ed Eliza hanno scelto la direzione opposta. «Abbiamo iniziato con il terreno che un abitante del posto, Guido, ci ha regalato: era inaccessibile e malmesso», dice Francesca. «Nei primi sei mesi abbiamo lavorato con la comunità: c’era chi ci insegnava a costruire scale, chi ci spiegava come potare».

A maggio 2024 hanno organizzato il primo evento pubblico con più di cento partecipanti: una festa di inaugurazione con un mercatino solidale con laboratorio di tarantella cilentana nel loro spazio di terra. Da allora hanno continuato: panificazione, fermentazione, trekking, yoga, scambi culturali. 

Growing Greener deve parte della sua fama anche al lavoro che Eliza e Francesca hanno svolto sui social. Ad oggi, il loro profilo Instagram conta quasi 25 mila seguaci e grazie alla copertura mediatica riescono ad attrarre sempre più persone. «C’è chi vuole partecipare, chi vuole capire come fare qualcosa di simile. I social sono diventati uno strumento di connessione: non per promuovere il territorio, ma per farlo incontrare».

A livello economico, per ora, il progetto si regge sulle loro spalle e i loro stipendi. Eliza insegna inglese in una scuola che dista un’ora da casa loro, Francesca lavora da remoto come engagement manager. I bandi pubblici non sono stati risolutivi. Hanno vinto il bando “Imprese Borghi” del PNRR, ma non lo hanno potuto attivare: «Scadenze troppo strette, obiettivi pensati per contesti urbani. Anche con il punteggio più alto, non era fattibile per noi». Ora stanno lavorando a un bando Erasmus Plus in collaborazione con organizzazioni spagnole.

Il loro sogno è di aprire un eco-lodge, trasformare Growing Greener in una struttura ricettiva stabile e sostenibile. «Ci permetterebbe di viverci davvero, di non dover lavorare part-time per pagare le spese. Per ora facciamo tutto il possibile con quello che abbiamo». Il progetto si potrebbe trasformare in un nuovo punto d’incontro per i residenti ma anche in una meta turistica che non danneggi la natura di Perdifumo. 

Leggi questa e altre storie sul nostro periodico: “Due anni”

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