Durante il convegno “Resilienza democratica e istituzioni: lo spazio informativo come frontiera” squilla una sirena. Proviene dal telefono di Rena Mauritan, direttrice dell’Institute for national resilience and security, un centro di ricerca con sede a Kiev che si occupa di disinformazione. «Quello che avete appena sentito è un allarme. Segnala in questo momento che nella città di Myrnohrad, nell’Ucraina orientale, è in arrivo un missile balistico dalla Russia. Così vivono gli ucraini tutti i giorni», racconta.
L’evento, organizzato dalla deputata di Azione Federica Onori, ha l’obiettivo di analizzare le dinamiche della propaganda russa in Italia. Sono intervenuti Carlo Calenda, leader di Azione, Pier Francesco Zazo, già ambasciatore per l’Italia in Ucraina, e Natalia Kryvda, docente all’Università nazionale di Kiev. «La guerra cyber è una forma di guerra, quindi la Russia è nostro nemico, perché ha scelto di esserlo, e ha come obiettivo strategico la dissoluzione dell’Unione Europea», spiega Calenda.
Per Natalia Kryvda: «Il fine della propaganda russa è minare la fiducia della popolazione europea. Non vogliono rendere l’Ue totalmente russofila, ma destabilizzarla». La chiesa ortodossa è uno dei vettori di influenza russa nel vecchio continente, nelle cui parrocchie «avviene la cancellazione dell’identità ucraina». L’ambasciatore Zazo sostiene che la popolazione di Kiev non combatte solo per la libertà, per l’identità e per il diritto internazionale, ma anche per tutta l’Europa. «Sul campo c’è uno stallo, ma le strutture russe di disinformazione sono comunque efficaci. È un Paese con una grande expertise in materia», spiega. In effetti, il Cremlino nella sua storia ha sempre mostrato una certa attenzione e predisposizione per la guerra cognitiva, con l’utilizzo di tattiche asimmetriche e propaganda per stabilire la propria influenza. «L’Italia è considerata dalla Russia un anello debole a causa della presenza di alcuni partiti populisti nel territorio», afferma l’ambasciatore.
Un incontro, quello tenuto il tredici maggio alla Sala Stampa della Camera dei deputati, che si inserisce in un già acceso dibattito sulla relazione tra la guerra in Ucraina e la disinformazione come arma di soft power.
Secondo l’Institute for the Study of War, think tank americano che si occupa di studi strategici, la Russia non è riuscita ad ottenere significativi progressi militari negli ultimi mesi: «Le esagerate ambizioni territoriali sono in totale contrasto con la realtà del campo di battaglia», si legge nell’ultimo aggiornamento. Mentre la guerra “fisica” sembra essere in una fase di stallo, il conflitto cognitivo continua a occupare gli spazi digitali e a rappresentare un significativo fattore per le sorti di Kiev. Zazo sostiene che «i destini di Ucraina e Unione Europea sono intrecciati. È importante che l’Ue continui a sostenerla e a promuovere la sua integrazione in tutti i settori».






