L’obbligo è preservare la Magnifica Humanitas

La prima lettera enciclica di Papa Leone XIV sull’intelligenza artificiale

Caratteristica fondamentale di ogni enciclica papale è che le prime due parole, oltre a riassumerne il contenuto, ne forniscono il titolo. Firmata il 15 maggio scorso, nel 135esimo anniversario della Rerum Novarum, l’enciclica dell’altro Leone (XIII) che sancì la nascita della “questione sociale” all’interno del dibattito ecclesiale, Magnifica Humanitas ha come sottotitolo la «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Sono queste le sfide, le res novae che hanno indotto i due Leone a ribadire la posizione della Chiesa quando si parla di umanità e lavoro.

«Ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo», scrive il pontefice. La genialità dell’essere umano, la sua capacità di creare sono doti strepitose, ma cadono nell’errore quando manca la volontà di perseguire un bene superiore. Leone fa un esempio, la costruzione della torre di Babele raccontata nella Genesi: «Gli esseri umani decidono di costruire una città e una torre “la cui cima tocchi il cielo”. Vogliono così garantirsi stabilità e potere, e soprattutto “farsi un nome”, temendo di essere dispersi sulla terra. L’impresa appare imponente: un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione. Tuttavia, il progetto nasconde una profonda insidia: è un’opera concepita senza riferimento a Dio, sostenuta da un’uniformità che elimina la diversità e che, invece della comunione, sceglie l’omologazione». E ancora: «Quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a se stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità, ma la dispersione».

In sintesi: l’etica è fondamentale. Il repentino sviluppo tecnologico – quindi l’intelligenza artificiale – deve tenere in conto che l’obiettivo principale è essere di supporto, senza arricchire chi già ha (il rischio è che l’IA amplifichi il potere di coloro che hanno risorse, esperienza e accesso ai dati) o sostituire il fattore umano (per sua stessa natura insostituibile). “Il Papa innalza l’etica dell’IA a imperativo religioso” titolava il Washington Post il giorno dopo la pubblicazione. La prima enciclica del primo pontefice statunitense ha ricevuto grande attenzione mediatica negli Usa, anche grazie a Christopher Olah, il co-fondatore di Anthropic,che ha partecipato alla presentazione e parlato del suo studio dell’apparato interno dei sistemi di intelligenza artificiale: «Continuiamo a trovare cose misteriose, perfino inquietanti. Rileviamo strutture che rispecchiano i risultati della neuroscienza umana. Troviamo prove di introspezione. Non so cosa significhi, ma penso che richieda un discernimento costante».

Il lavoro di stesura è durato poco meno di un anno. Prevost ha iniziato a lavorarci già l’estate scorsa, nella tranquillità di Castel Gandolfo. Il Papa laureato in matematica ha limato il testo di persona, facendo le proprie correzioni assieme al cardinale canadese Michael Czerny, il gesuita che Francesco aveva messo a capo del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e a cui Leone ha affidato due settimane fa la gestione della commissione interdicasteriale proprio sull’intelligenza artificiale.

Alessandro Gisotti, vicedirettore della direzione editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, ha ribadito a Zeta il significato del documento: «In un tempo in cui siamo affascinati ma anche tentati dalle capacità straordinarie di questa nuova tecnologia, di questo nuovo sistema di tecnologie che è l’intelligenza artificiale, Leone XIV ci ricorda che al centro c’è l’uomo. Altrimenti si scivola verso quel paradigma tecnocratico, quel post-umanesimo che perverte la tecnologia e la mette al centro al posto della persona umana».

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