M. (iniziale di fantasia) ha sedici anni ed è un ragazzo ucraino come tanti, che trascorre le giornate tra lo studio e l’amore per il pallone. Quando un parente si ammala, decide di aiutarlo. Così risponde a un annuncio su Telegram che promette soldi in cambio di un incarico. Una settimana dopo dà fuoco a un mezzo militare e la sua vita cambia per sempre. Oggi ha precedenti penali, libertà di movimento ridotta ed è sommerso da commenti online che lo accusano di essere un traditore della patria.
Questa che il team di Dignity Online, ONG ucraina che lavora per sensibilizzare bambini e adolescenti sui rischi del mondo digitale, ha raccontato a Zeta, è soltanto una delle moltissime storie con cui l’organizzazione si confronta quotidianamente da anni.
Il 24 febbraio 2022 la Russia ha lanciato l’invasione su larga scala dell’Ucraina e da allora, il confronto tra Mosca e Kiev si è spostato anche al di fuori del campo di battaglia. Cyberattacchi, disinformazione, pressione economica e sabotaggi: i conflitti bellici, nel XXI secolo, sono combattuti in larga misura attraverso strumenti di guerra ibrida.
Secondo l’SBU, il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, dall’inizio delle operazioni militari, oltre millecento ucraini sono stati accusati di aver commesso reati contro la sicurezza nazionale (dato tra l’altro confermato da un’inchiesta pubblicata da Reuters lo scorso aprile). Di questi, uno su cinque è minorenne. Le pene sono severissime: gli adulti rischiano l’ergastolo, i minorenni – dai quattordici anni in poi – fino a dieci anni di reclusione.
Annunci pubblicati online e all’apparenza innocui come: «Sì, qui paghiamo per le foto» celano richieste che si fanno via via più insidiose: geolocalizzare obiettivi, ma anche piazzare ordigni esplosivi e appiccare incendi. Sono i compiti che gli agenti dei servizi di sicurezza russi (FSB), nascosti dietro account anonimi, commissionano in cambio di denaro agli ucraini, giovani e non, che reclutano online. Via Telegram, TikTok, Discord, e perfino videogiochi.
«Telegram resta lo strumento principale, ma le piattaforme di gioco online sono un’area di crescente preoccupazione. Lì la supervisione degli adulti è minima, mentre il senso di comunità è molto forte. Le relazioni di fiducia che si creano tra i giocatori fanno sì che il passaggio dalla comunicazione in-game alle richieste nel mondo reale avvenga in modo quasi impercettibile. Se l’accesso a Telegram dovesse subire limitazioni, questi canali potrebbero diventare il principale strumento di adescamento. Ovunque ci sia traffico di utenti, arrivano anche i reclutatori» spiega il team di Dignity Online.
Non esiste un’unica tipologia di soggetto target, «ma gli adolescenti, che spesso si sentono eccessivamente sicuri online, sono particolarmente vulnerabili, soprattutto quelli provenienti da famiglie monogenitoriali o economicamente fragili. Registriamo casi di questo tipo sia nelle regioni più vicine al fronte sia nella parte ovest del Paese, la geografia, quindi, non rappresenta un fattore determinante», aggiunge.
Chi viene ingaggiato, spesso per molto tempo non si rende conto di essere stato manipolato e quando accade, spiegano gli analisti dell’ONG ucraina, «la persona è ormai eccessivamente coinvolta. A ciò si aggiunge un meccanismo di vergogna: ammettere di essere stati usati è doloroso, soprattutto per un adolescente. Navigare su internet dalla propria cameretta offre inoltre un falso senso di sicurezza, un giovane crede di avere il pieno controllo della situazione e di poterne uscire in qualunque momento senza conseguenze».
Secondo Dignity Online, non si tratta più di un problema isolato, ma di un’emergenza: «Solo nel 2025, le forze dell’ordine hanno registrato centosettantuno casi di reclutamento online di adolescenti tra i tredici e i diciassette anni». Per contrastare il fenomeno, l’organizzazione opera su diversi livelli, collaborando con l’Unità di Prevenzione Minorile della Polizia Nazionale ucraina, il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina e la Procura Generale: «Sul fronte educativo abbiamo sviluppato le prime lezioni del paese su come riconoscere e contrastare il reclutamento online. Ad oggi 89.651 bambini hanno completato la formazione e abbiamo lanciato una campagna TikTok che parla direttamente ai giovani. Alcuni dei nostri progetti, inoltre, prevedono che siano gli stessi ragazzi ad informare i coetanei dei pericoli online. Ascoltare l’esperienza di chi ha la loro stessa età è più efficace della lezione di un adulto sui rischi della rete».
Una delle sfide maggiori consiste nel tenere il passo con la velocità con cui la Russia aggiorna i propri metodi: «È un maratoneta contro uno sprinter (velocista ndr), il nostro lavoro mira soprattutto alla prevenzione attraverso la sensibilizzazione, ma ci rendiamo conto che è la velocità a fare la differenza».
Per il team di Dignity Online, storie come quella di M. sono un monito per l’intera comunità internazionale: «Se non si agisce di conseguenza, questa pratica diventerà uno strumento globale di guerra ibrida. Il nostro paese viene utilizzato dalla Russia come banco di prova. Ciò che oggi viene sperimentato sui bambini ucraini, un domani potrebbe essere usato contro quelli di altri paesi. L’obiettivo è uno: destabilizzare la società ed erodere la fiducia dall’interno».








