Esclusiva

17 Maggio 2020.
 
Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2020
Virus e salti di specie, la natura si vendica sull’uomo

Gran parte della letteratura scientifica ritiene che pandemie come quella in corso siano naturali e causate dall’alterazione degli habitat

La ricerca

«È importante trovare un compromesso tra lo sviluppo e l’impatto che esso ha sull’ambiente, ma per fare ciò occorre volontà politica e sociale». A dirlo è Moreno Di Marco, studioso del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, coordinatore di un recente contributo pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), rivista scientifica statunitense fra le più note in campo internazionale. La ricerca tratta del rischio di pandemie nell’ottica dei salti di specie e dei cambiamenti ambientali causati dall’uomo.

Virus Salti di specie
Moreno Di Marco, ricercatore La Sapienza – Dip. Charles Darwin

La natura è vittima di un sistema in cui alla perdita di biodiversità può corrispondere l’alterazione genetica di un microbo, innocuo per chi lo trasmette, letale per chi lo contrae. Gli spillover o salti di specie sono il passaggio di un germe da una specie all’altra. «Termini che si riferiscono al trasferimento di un patogeno, agente biologico responsabile dell’insorgenza di malattie, da una specie in cui si trova in uno stadio di equilibrio ad un nuovo ospite non attrezzato a difendersi. La conseguenza di questo è il potenziale sviluppo di malattie». I virus “saltano” e penetrano le cellule umane generando malattie infettive come il Covid19.

Le cause

Il fenomeno sarebbe da attribuire all’urbanizzazione, alle alte densità abitative, alla perdita di foreste e all’intensificazione degli allevamenti con maggiore contatto tra uomo e animali selvatici. Secondo il report 2019 dell’IPBES, Intergovernamental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU, il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% di quello marino sono stati modificati dall’uomo in modo significativo. Specie in aree ricche di biodiversità, l’eccessiva caccia e il traffico di animali selvatici avrebbero raggiunto standard insostenibili.

Virus Salti di specie

Nel 2012 David Quammen, scrittore e giornalista americano, ha pubblicato un libro frutto di un viaggio durato sei anni fra le foreste congolesi, le fattorie australiane e alcuni mercati cinesi, dal titolo Spillover. Lo scopo è stato indagare cause e conseguenze dei salti di specie attraverso l’esperienza degli esperti e la testimonianza dei locali. «Il fenomeno avviene in maniera molto semplice – spiega Di Marco – basta un contatto tra specie, diretto oppure no». Il nostro comportamento e il tipo di utilizzo delle risorse naturali hanno reso più veloce l’interazione e la trasmissione di microbi.

«Le nostre azioni, come lo sviluppo agricolo a ridosso di foreste e aree naturali, comportano la deforestazione e l’invasione antropica degli ambienti, aumentando il contatto tra esseri umani e bestiame». Secondo l’ultimo report WWF le foreste sono ecosistemi in cui vivono  virus, funghi, batteri e altri parassiti. La loro distruzione espone l’uomo al contatto con i microbi e con le specie selvatiche che li ospitano, di cui spesso non si conoscono neanche i nomi. «Occorre quindi ridurre la perdita degli habitat naturali, riconvertiti dall’uomo, e i tassi di consumo di specie selvatiche per fini commerciali, medicinali e alimentari». Scelte che avranno un ritorno economico minore, ma che nel lungo termine ridurranno il rischio di giacenza di malattie.

Virus e salti di specie, la natura si vendica sull’uomo

Priorità

«Dobbiamo metterci in testa che qualsiasi attività di tipo socio-economico non può non tener conto di possibili effetti ambientali e collaterali per la nostra salute. Costruire un allevamento in un paese tropicale, in prossimità di una foresta ad esempio, crea un rischio per gli animali d’allevamento che a contatto con quelli selvatici diventano il perfetto tramite di agenti patogeni per l’uomo», spiega il ricercatore. Paesi sviluppati come l’Italia registrano un uso eccessivo di risorse estratte e non utilizzate: «Non possiamo pensare ad un futuro sostenibile che risponda ai tassi di utilizzo che abbiamo in questo momento».

I risultati della ricerca sono inequivocabili e monito per gli essere umani: «Il cambiamento ambientale ha esiti diretti sulla salute ed è stata prestata poca attenzione nonostante le crescenti prove sul legame fra i due fenomeni». La riduzione del rischio globale di malattie infettive fa parte dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Occorrono però strategie di prevenzione che migliorino i sistemi di coltivazione e allevamento e che proteggano l’ecosistema, oltre che una presa di coscienza globale dell’impronta che stiamo lasciando sulla Terra.