Esclusiva

17 Maggio 2020
L’estate dopo la pandemia

Le regioni di mare si preparano alla stagione estiva. Dalla Sicilia alla Liguria, per gli operatori balneari le difficoltà sono le stesse. Viaggio nella costa che cerca di ripartire

Con lo sguardo rivolto all’andamento dei contagi da coronavirus, gli italiani incrociano le dita nella speranza di potersi godere l’estate sotto l’ombrellone. Qualcuno si affiderà a soluzioni come ‘Beacharound’, ideata da Alberto Parma, ventinovenne romagnolo di Cattolica, località marittima in provincia di Rimini. «Con un click, si può scegliere la spiaggia più adatta alle proprie esigenze». Assieme a qualche collega universitario, infatti, ha creato un database delle principali strutture balneari in tutta Italia, consultabile gratuitamente da chiunque acceda al sito web. «È un’idea nata per gioco, due anni fa, quando ero ancora studente di marketing, a Milano. L’estate, capitava che qualche amico venisse a trovarmi in Riviera e mi chiedesse consigli per trascorrere una giornata al mare. Non sempre potevo aiutarli, ero impegnato a lavorare con mia mamma nella nostra friggitoria, al porto. Ho creato una piattaforma con cui potevano verificare la disponibilità di ombrelloni e lettini». La pandemia ha trasformato l’idea in un’opportunità: «A causa del coronavirus ci hanno contattato molti sindaci, chiedendo di implementare il sito anche per la gestione contingentata delle spiagge libere».

Dall’altra parte, gli operatori balneari sono al lavoro per garantire gli standard minimi di sicurezza agli utenti. La manutenzione delle strutture attrezzate riprende timidamente e senza certezze, a esclusione dell’esenzione dal pagamento della prima rata IMU, misura inclusa nel Decreto rilancio del governo Conte. L’unico riferimento per i concessionari è un documento a firma INAIL, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, che analizza il rischio e le misure di contenimento del contagio nelle attività di balneazione e in spiaggia. Si tratta di linee guida per tutelare la salute e la sicurezza degli operatori e dei bagnanti che fornisce “elementi tecnici di valutazione per il decisore politico”.

L'estate dopo la pandemia
La Spezia, Riviera Ligure Levante

«Il documento può apparire sensato a una prima lettura, ma nelle logiche applicative non tiene conto delle specificità di ciascuna Regione e delle esigenze dei singoli stabilimenti». Lo sa bene Alessandro Cilano, che oltre a ricoprire l’incarico di procuratore legale della cooperativa L’Ombelico del Mondo ed essere presidente della Fiba – la Federazione Italiana Balneari –, gestisce anche un lido sulla spiaggia di Mondello, a Palermo. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di acque balneabili, con 11.000 concessioni balneari, di cui tremila soltanto in Sicilia. Qui, con 1500 km di costa, siamo di fronte a uno dei litorali morfologicamente più variegati e affascinanti dello stivale. «La mia attività e la mia regione sono pronte a ripartire, ci siamo mossi in anticipo, ci vogliono non meno di quattro settimane di preparazione all’apertura della stagione balneare. Siamo Covid free, esigiamo un trattamento diverso».

L'estate dopo la pandemia
Uno stabilimento di Ostia

Nel Lazio, invece, si contano 654 licenze. La natura prevalentemente sabbiosa delle coste rende il litorale romano predisposto ad accogliere ampie strutture ricettive. Franco Petrini ne gestisce una, La Pinetina. Da quarant’anni, la sua famiglia si prende cura dei due ettari e mezzo di superficie dello storico stabilimento del litorale romano, a Ostia, il decimo Municipio della Capitale. Non aveva mai vissuto una stagione così incerta: «Siamo abituati agli avvii difficili. Ogni anno sosteniamo costi di gestione alti e l’erosione delle maree richiede manutenzione e compromette l’ampiezza del nostro fronte mare». Centinaia di cabine di legno, sdraio e ombrelloni, una piscina e campi da beach tennis e beach volley che, probabilmente, quest’anno non ospiteranno tornei. Alle spese per l’ordinaria manutenzione, che permettono a Franco di sfoggiare un ingresso ordinato e pulito con palme e aiuole geometricamente potate, si aggiunge l’attuale emergenza Covid: «Ancora non ci sono protocolli certi, ma la strada sarà certamente quella del distanziamento, del numero contingentato di ingressi e ci toccherà lavorare con numeri ulteriormente ridotti. È questo il vero problema, più dell’allestimento delle spiagge. Spostare gli ombrelloni, appena sappiamo come, è un’operazione veloce. Sul fronte dei guadagni, non avrebbe senso aprire.  Lavorerò per i miei figli e perché non so fare altro, è la mia vita e la mia passione».

Anche Patrizia è titolare di un piccolo stabilimento a Tor San Lorenzo, nel comune di Ardea. Trent’anni fa, ha acquistato la concessione e investito nel settore balneare. «È un anno duro. Abbiamo delle ipotesi di rientro, dei piani non definitivi in attesa di disposizioni certe della regione. Non ci siamo ancora mossi, per non lavorare a vuoto. Ho dovuto abbattere i costi, non abbiamo dipendenti, sto facendo da sola. I posti sotto gli ombrelloni saranno sicuramente limitati e non posso alzare i prezzi, perché anche i clienti, come noi, sono in difficoltà. A volte ci facciamo prendere dallo sconforto». Permane, però, un bagliore di ottimismo: «La speranza è che i romani si riversino da noi, non potendo spostarsi altrove».

Regione diversa, problematiche simili: in un piccolo lido toscano di Marina di Massa, Ginevra è seduta a un tavolo con il computer e ricarica più volte al giorno la pagina web del portale online della Regione, in attesa dell’emissione di un’ordinanza. Di lavoro fa la consulente assicurativa, ma d’estate, con i genitori, si dedica all’attività che il nonno, negli anni ’50, iniziò a gestire per conto della curia di Milano. Ora attende, da un momento all’altro, indicazioni dalle autorità. Spera di non dover rinunciare agli spazi che rendono il suo stabilimento accogliente e affidabile da anni per la clientela fidelizzata. «Temo che non ci saranno più zone comuni. È un peccato perché tra i clienti ci sono bambini e giovani, abbiamo aree giochi e campetti sportivi. Stiamo riorganizzando gli spazi: dalle passerelle, per garantire la separazione tra entrate e uscite, fino agli ombrelloni». Se le cose dovessero rimanere come riportate nel Documento INAIL, sarebbe costretta a rinunciare almeno al 30 % delle postazioni in spiaggia. Per garantire il corretto distanziamento sociale, la ridefinizione del layout degli spazi prevede la distanza minima di 4 metri e mezzo tra ombrelloni sulla stessa fila e di 5 metri tra file diverse. Uno stabilimento con un fronte mare di 140 metri come questo, ne risentirebbe.

L'estate dopo la pandemia
Una veduta di Marina di Massa

La Riviera Ligure, invece, è nel bel mezzo di una protesta che ha trovato l’appoggio della Regione. Qui le spiagge sono piccole, gli spazi ancora più difficili da gestire. Nella zona Levante, Annarita, gestisce un bagno ereditato dai nonni, che lo acquisirono nel 1937. Non ha voglia di parlare: «Stiamo ancora combattendo con i danni della mareggiata del 2018, può immaginare il mio umore. Speriamo che la Regione riesca a regolamentare la situazione in autonomia perché se rimane tutto così, tanto vale restare chiusi».

Ma la scelta di non aprire, per quanto drastica e drammatica, non sembra essere un’opzione percorribile. L’art. 47 del Codice della navigazione dispone che “l’amministrazione può dichiarare la decadenza del concessionario, tra le distinte ipotesi, anche per omesso pagamento del canone per il numero di rate fissato a questo effetto dall’atto di concessione”. Niente incasso, addio concessione. «Significa che sei costretto ad aprire e che lo Stato se ne lava le mani, è una spada di Damocle posta sulla testa dei concessionari», spiega il presidente Fiba Cilano. «Se dovessi dare un consiglio a un titolare, gli direi di affrontare la situazione come pretesto per riorganizzarsi, uno stimolo a ripartire da zero, sperimentare nuove forme di lavoro».