Esclusiva

20 Maggio 2020
Lockdown, momenti per riflettere

La quarantena ha annullato i rapporti sociali per dare spazio a idee, pensieri, riflessioni. Come si sta per tre mesi da soli con sé stessi

Ho cambiato motivo alla sveglia, ora il suono è più piacevole, melodico. Alzarsi è meno faticoso. Il lockdown ha messo i dettagli in evidenza. Le attività, ripetitive, seguono un copione scandito. Ogni giorno sembra il replay di quello prima, ma anche se resto fermo tutto cambia. Le sensazioni gelide dell’inverno sono sostituite dai profumi della primavera, i rami spogli dai germogli, gli angoli dei tetti umidi diventano case per le rondini. Fare il bucato, fumare una sigaretta, seguire le lezioni, mangiare: ogni gesto è relativo. A parte pochi impegni che segnano le ore, non c’è più un tempo preciso per un’azione.

Lockdown, momenti per riflettere

Dai fori della tapparella entrano tenui dei fasci di luce. Illuminano la polvere che è sulle mensole. Gli oggetti che uso, la scrivania, il mio pc, sono lì, pronti per me. Anche oggi riprende la routine. Metto su il caffè, esco sul balcone, c’è bel tempo, le giornate si stanno allungando. “Chissà quando ritornerà la normalità”, penso.

L’odore della moka è inconfondibile, mi porta con la mente a casa. “Presto tornerò”, mi faccio coraggio, anche oggi in fondo sarà un giorno diverso. Quando hai bisogno di parlare, ma non puoi farlo con qualcuno, finisci col farti le domande e darti le risposte. E non è per forza un male.

Le videolezioni, gli spunti dei compagni, gli stimoli dalla finestra di camera, gli amici bloccati in Erasmus, tutto è motivo di riflessione. Le preoccupazioni e i dubbi lasciati da parte, nella frenesia, si fanno ora largo con calma e tempo per elaborarli. “Il bicchiere mezzo pieno”, penso. E rifletto su chi la libertà ce l’ha negata, su chi è costretto in un letto d’ospedale, su chi sta lavorando e su chi vorrebbe farlo. Su Treccani per affezione si legge «ogni fenomeno passivo della coscienza». E in effetti io mi sono passivamente affezionato alle scene del quotidiano.

Pur fermo e bloccato dentro casa, ho viaggiato con l’immaginazione. La pandemia e le sue conseguenze mi sono sembrate un enorme teatro dell’assurdo, eppure non le scorderò. Credo che nessuno di noi le dimenticherà. E i dettagli dell’oggi ci strapperanno un sorriso domani.

Il corriere

Un uomo robusto e vestito di rosso parcheggia ogni giorno al solito posto il suo furgone in doppia fila. Con guanti e mascherina scende i due scalini mentre il portiere del palazzo gli si avvicina. «C’è molto da consegnare?», gli chiede, e lui di tutta risposta gli apre il cofano facendo una smorfia. “Quanta roba”, penso guardando, “non è per magia che la merce arriva sempre prima”. Per tutta la gente che da casa acquista, c’è chi in giro consegna e smista. “Buon lavoro, signor corriere. Che la strada ti sia lieve”.

Lockdown, momenti per riflettere

Il portiere

Il portiere del palazzo è l’amico del quartiere. Ogni giorno se ne sta in una stretta postazione, in cui entra a malapena con secchi, buste e scatole di cartone. Al mattino presto, mentre io dormo, pulisce le scale dell’androne. Passeggia nelle vicinanze con le mani in tasca e il volto coperto da un fazzoletto. Non c’è nessuno con cui, pur di parlare, non perda occasione. È divertente, un brav’uomo, ogni tanto un po’ burlone, ma più di una volta è stato vederlo a tirarmi su l’umore.

Lockdown, momenti per riflettere

La signora Tina

Esco fuori al balcone per fumare e stendere il bucato. Quasi sempre trovo lei, la signora Tina, una donna dolce e schietta: «Smetti, ti fanno male», mi dice con l’amore di una nonna, e fa così per accendersi una Lucky Strike rossa. «Non fare come me che ormai so’ vecchia, stamme a senti’, butta quella sigaretta». “Va bene signora”, le dico sorridendo, e getto la cicca nel vasetto. “Come sta la sua gamba?”, le chiedo. «A giorni devo leva’ il tutore, spero de famme’ presto ‘na passeggiata co’ ‘ste giornate de sole».

Il corriere, il portiere, Tina, la saggia vecchietta: sono stati loro i miei aiutanti, a volte inconsapevoli. Assieme a quelle poche persone, mi hanno dato forza per tirare avanti, per riflettere e non perder la ragione.

Leggi le altre storie di quarantena di Zeta