Esclusiva

17 Dicembre 2020
Una parrocchia virtuale su Facebook, quando le vie del web sono infinite

Il virus ha cambiato le abitudini religiose dei fedeli. Ma se dal Vaticano precisano che messe e sacramenti da remoto non hanno lo stesso valore, c’è chi ha trovato una terza via

In vista del Natale la Santa Sede ha tracciato un vademecum di ciò che si può fare e non, o meglio di cosa sia ritenuto valido e cosa no. Ad esempio in condizioni gravi, con pazienti sul punto di morte, possono essere date delle “assoluzioni collettive” tramite cellulare all’ingresso dei reparti ospedalieri, ma non può essere considerata valida la confessione svolta con un parroco via smartphone.

A inizio dicembre la CEI, Conferenza Episcopale Italiana, si è resa disponibile a considerare l’ipotesi di anticipare la messa di Natale all’ora di cena, in modo da rispettare il coprifuoco. Anche Papa Francesco nel corso di un’udienza di ottobre aveva ammonito i credenti: «Dobbiamo cambiare il modo di portare avanti questa udienza per il motivo del coronavirus. Voi siete separati, con la mascherina, e io sono un po’ distante e non posso avvicinarmi». E così lo stesso Bergoglio una settimana fa ha fatto sapere che la celebrazione del 24 dicembre si terrà alle 19.30.

Una parrocchia virtuale su Facebook, quando le vie del web sono infinite

Le chiese in Italia sono rimaste chiuse dall’inizio del lockdown fino al 18 maggio. L’ultimo decreto di novembre non ha toccato le liturgie religiose se non per l’obbligo di autocertificazione nelle zone rosse. In alcuni casi, soprattutto in certe aree di Piemonte e Lombardia, si è però deciso di rinviare prime comunioni e cresime, sebbene si tratti di sacramenti iniziatici nella tradizione cristiana e per i quali si è cercato, a partire da giugno, un regolare e costante svolgimento. I percorsi di catechesi in presenza sono stati sospesi e, laddove possibile, continueranno da remoto. Invariate invece le norme su numero dei posti a sedere, uso della mascherina e sospensione del gesto della pace.

In merito alla confessione online il cardinale Penitenziere Maggiore, Mauro Piacenza, ha meglio chiarito la posizione del Vaticano: «Manca la presenza fisica del penitente e non si verifica reale trasmissione delle parole dell’assoluzione. Si tratta soltanto di vibrazioni elettriche che riproducono la parola umana. Spetta al vescovo determinare i casi di grave necessità nei quali impartire l’assoluzione collettiva: ad esempio all’ingresso dei reparti ospedalieri, dove si trovano ricoverati i fedeli in pericolo di morte, adoperando mezzi di amplificazione della voce, cosicché l’assoluzione sia udita».

Una parrocchia virtuale su Facebook, quando le vie del web sono infinite

Ma c’è chi non si è arreso di fronte alla possibilità di usare Internet come integrazione nella vita di religiosi costretti a casa dalla pandemia. «Abbiamo aperto una pagina Fb chiamandola Parrocchia virtuale “Carlo Acutis” – Livorno», spiegano Don Vincenzo Cioppa e Don Gerardo Lavornia, sacerdoti della diocesi di Livorno.

«Così abbiamo dato l’opportunità di prenotarsi per la confessione tenendo un primo confronto di preparazione online: non abbiamo mai svolto confessioni smart, ma stiamo aiutando i fedeli facendo loro prendere appuntamento nella parrocchia più vicina per ricevere il sacramento. La pagina Facebook ci è utile per coordinare l’iniziativa, ci sono arrivate richieste anche da fuori Livorno e addirittura da altre regioni. Ci sono persone che vivono isolate, fuori dal centro. Le assistiamo, le invitiamo a parlare con un sacerdote, a confessarsi, indicando e fornendo dati e indirizzo della parrocchia più vicina».