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Esclusiva

Dicembre 22 2020.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 26 2020
La notte prima di Natale e il realismo magico di Gogol’

L’arte descrittiva del narratore russo in un racconto consigliato da Zeta per le festività natalizie

«Era passata la vigilia. Una notte limpida, poche stelle. La luna si levava maestosa, mandando dall’alto la sua luce alla buona gente e al mondo intero, perché tutti con cuore allegro intonassero i canti di Natale…». Realismo e magia, fin dall’inizio. Tra vite normali, atmosfere incantate e leggerezza, ne “La notte di Natale” di Nikolaj Gogol’ gli ingredienti per passare ore spensierate ci sono tutti…

Favola natalizia dal discreto successo, è parte della raccolta “Veglie alla fattoria presso Dikan’ka”, tra i primi lavori dell’artista nato nel 1809 a Soročincy (nell’allora governatorato di Poltava, in Ucraina). Ha per protagonisti un diavolo e un fabbro-pittore di nome Vakula, innamorato di Oksana, la ragazza più bella del villaggio. Filo conduttore del racconto è la rabbia con annesso desiderio di vendetta del demone verso Vakula, colpevole di averlo rappresentato in un quadro sgradevole, e che si tradurrà in un continuo litigio tra i due. La vigilia di Natale diventa quindi l’occasione scelta per recarsi nel paese dopo il tramonto e rubare la luna dal cielo per fare un dispetto al ragazzo.

«Così dunque, non appena il diavolo s’ebbe ficcato la luna in saccoccia, una così profonda tenebra si sparse pel mondo, che non tutti avrebbero imbroccato la nota via dell’osteria, non che della casa del chierico…».

A questo punto, tra passioni, amicizie e fraintendimenti inizia una narrazione organizzata con maestria descrittiva, che fotografa uno spaccato del vecchio Impero russo. La storia – agile impasto di originalità ed emblema dello stile vivido dello scrittore – sceglie la strada della semplicità per tessere un filo sottile tra il reale e un fantastico in parte nascosto dall’uso del grottesco. 

Pubblicato nel 1832, il racconto mescola leggenda e folklore, anticipando – con alcune intuizioni – tratti del realismo magico di inizio Novecento e della raffinatezza tipica di Gogol’. Trasmette in poche pagine – secondo abitudini che ritornano nell’autore – una morale ottimistica e un lieto fine dalle sfumature fiabesche. Senso diretto e ultimo della scrittura è che la purezza di cuore e il bene hanno la meglio sulla perfidia e sul male. Oltre ogni cosa. 

Ambientata nell’Ucraina di Caterina la Grande (1762-1796), la favola di Gogol’ ha ispirato negli anni le opere liriche di Pëtr Čajkovskij “Il fabbro Vakula” (1874) e “Gli Stivaletti” (1885) e “La notte prima di Natale” di Nikolaj Rimskij-Korsakov (1894-95), senza dimenticare un film d’animazione – con lo stesso titolo – del 1951. 

È un’umoristica pausa da concedersi nei giorni di festa. Un racconto incantato e che non delude nel suo stile brillante, capace di fondere con equilibrio suggestioni diverse e un’umanità mai messa del tutto a nudo. 

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