Esclusiva

21 Aprile 2021
Cina, destinazione Montenegro

In Montenegro la costruzione di un’autostrada sta creando seri problemi alla stabilità economica del Paese e la Cina è pronta ad approfittarne. Il commento del ricercatore dell’Ispi Giorgio Fruscione

Il Montenegro ha un serio problema: la Cina detiene un quarto del suo debito. Questo è successo per via di un’autostrada che è ancora in fase di costruzione e che in futuro dovrebbe collegare Belgrado a Bar, cittadina che affaccia sull’Adriatico. 

Ma cosa c’entra la Cina? Il tratto montenegrino – circa 140 km – è oggetto di un finanziamento sinico. Si tratta di una enorme opera pubblica finanziata all’85% da crediti asiatici e che è stata appaltata a una azienda cinese: la China Road and Bridge Corporation. Ora il governo montenegrino ha 1 miliardo di debito: cifra che non potrà essere ripagato e che può permettere addirittura alla Cina di prendersi parti del territorio balcanico.

«La situazione è molto grave, l’insostenibilità del debito del Montenegro era una cosa che era stata ampiamente prevista anche dall’Unione Europea. Si aspettava solo il momento nel quale venisse resa pubblica e questo è accaduto con la richiesta di aiuto da parte del governo montenegrino nei confronti dell’UE per contribuire a saldare il debito» spiega Giorgio Fruscione, giornalista e ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

Il portavoce della Commissione europea, Peter Stano, ha detto che l’UE non aiuterà a ripagare il miliardo di euro di debito perché l’Europa non può farsi carico di un debito così alto di uno stato non membro. «La Commissione però non può nemmeno permettersi che un Paese candidato all’adesione all’Unione Europea e che è membro della Nato, sia vittima della trappola del debito: nuova arma di soft power cinese». In questa vicenda, le considerazioni di carattere geopolitico vengono prima di tutto e non possono essere trascurate e secondo Fruscione ci sono diverse problematiche: «la procedura d’appalto non è stata trasparente e secondo la Commissione non c’è stata una vera e propria gara. Il tratto in questione ha dei prezzi altissimi e secondo diversi giornali locali costerebbe addirittura 20 milioni di euro per singolo chilometro. Per fare un paragone, in Croazia, l’autostrada ben più lunga e dalla morfologia simile, che va da Zagabria a Spalato, è costata 10 milioni in meno al km». 

Questo miliardo di euro di debito rappresenta il 25% del debito del Montenegro e sta mettendo a serio rischio la sostenibilità finanziaria di questo piccolo Paese. La scelta di non sostenerlo può avere due risvolti: uno economico e uno, ancora più serio, geopolitico. Qualora il Montenegro non riuscisse a saldare questo debito a garanzia dei prestiti emessi, la Cina si impossesserà di porzioni di territorio montenegrino con modalità ancora non chiare e questo significherebbe che alle porte dell’Unione Europea potrebbe arrivare la Cina. 

«Il caso del Montenegro è un caso specifico. Uno dei calcoli che il governo aveva fatto prima di dar vita a questo progetto era che, una volta costruita, l’autostrada avrebbe permesso di saldare il debito grazie ai pedaggi autostradali. Il problema è che, ad oggi, è incompleta e quindi i soldi mancano» dice Fruscione.

La Cina è solita usare questa “arma” anche in altri Paesi e sempre in una maniera diversa. La sua penetrazione silenziosa nel continente europeo avviene in modo poco trasparente e ha dirette ricadute sulla geopolitica. Al momento, la prima scadenza per rifinanziare il debito è a luglio e il governo, alle prese con la pandemia, ha sottovalutato il problema. 

«Alcuni ufficiali dell’Unione Europea pensano che la scelta di abbandonare il Montenegro sia sbagliata facendo l’esempio del porto del Pireo di Atene. In quel caso è stato concesso alla Cina di diventare titolare di quel porto che oggi è diventato anche un punto nevralgico dal quale la Cina vuole far partire il corridoio che collegherebbe i Balcani al resto dell’Europa. Il rischio è quindi che i problemi per la stabilità dell’Europa siano ancora più gravi» commenta il ricercatore Ispi.

In questo scenario non si può di certo sottovalutare la pandemia e in questo discorso si inserisce la Serbia di Aleksandar Vučić che ha già ricevuto almeno 4 milioni di dosi del vaccino cinese Sinopharm e che ha a disposizione anche tutti gli altri tra cui lo Sputnik, quello russo. «La campagna vaccinale in Montenegro è ancora in fase embrionale. L’unico Paese ad averlo aiutato è stata la Serbia che ha consegnato poche migliaia di dosi del vaccino Sputnik. La strategia serba è quella della diplomazia del vaccino che Belgrado sta portando avanti anche in altri Paesi della regione balcanica. Basti pensare che a breve inizierà anche a produrre localmente sia il Sinopharm che lo Sputnik» conclude Fruscione.