Esclusiva

2 Maggio 2021
Lo sport non muore, cambia canale

Dalle tv ai cellulari, passando per social network e serie. Gli eventi sportivi hanno resistito ai colpi della pandemia anche grazie allo schermo

Luigi gioca a calcio, impazzisce per Cristiano Ronaldo. È nato il primo marzo e nel 2020 ha compiuto 8 anni. Per quel giorno – una domenica – mamma Laura e papà Franco avevano deciso di fargli un regalo speciale: “C’è Juventus-Inter, andiamo allo stadio”. Un brivido, l’attesa: “Non ho dormito per una settimana”. Di lì a poco però cambia ogni cosa: Luigi allo stadio non va, come nessun altro. Il calcio si guarda a casa, a distanza di sicurezza come tutti gli altri sport. Niente più cori, traversate in autobus e striscioni in spalla: gli eventi ridisegnano la loro teatralità e il pubblico, da sempre parte integrante della festa, diventa spettatore. Stavolta per davvero, impotente al di là della barriera dello schermo. 

I tasti premuti sul telecomando diventano automatismi, i canali sono sempre gli stessi e la tv, solitaria e a volte alienante, tiene in piedi un mondo pronto a sparire. Fin dall’inizio, quando con il lockdown e in assenza di una programmazione di eventi live, la prima risposta capace di tenere milioni di teste davanti allo schermo arriva da Sky. “Classic”, il meglio del calcio amarcord. Un progetto nato per rivivere sfide memorabili in un periodo difficile e riavvicinare la gente a uno spettacolo svanito. Carta vincente? “Orgoglio italiano”, uno speciale dedicato alle imprese della Nazionale campione del mondo in Germania nel 2006. Racconti, aneddoti, telecronache complete: storie capaci di dare nuova linfa in attesa della ripartenza – a porte chiuse – dello sport. Perché la passione resta inchiodata ai suoi eroi e al culto dei miti. Non solo all’evento, ma al suo passato e a tutto il contorno. Si spiegano così i numeri in crescita di piattaforme come Amazon Prime (che ha acquisito i diritti della Champions League per il triennio 2021-2024) e DAZN (che per lo stesso periodo si è assicurata tutta la Serie A, con 7 partite su 10 in esclusiva).

Lo sport ha resistito alla pandemia e al tempo anche così, con un nuovo punto di vista autoriale e intriso di contemporaneità come quello delle serie tv. Tra gli esempi, il successo di “All or nothing” (produzione Amazon), che in pochi anni ha narrato le storie di dieci squadre dell’elité globale, in una lista pronta ad arricchirsi già al termine della stagione (dopo le franchigie Nfl, gli All Blacks, i top team della Premier League e il Brasile, toccherà alla Juventus mettere per iscritto l’esordio tricolore nel format). Parola d’ordine? Curiosità.

In questo senso, leader sul mercato resta Netflix, che – secondo i dati di Ampere Analysis, relativi al quarto trimestre del 2020 – ha chiuso la scorsa annata con 3,78 milioni di clienti. Poi Amazon Prime Video (2,3 milioni), TIM Vision (2,06 milioni) e DAZN (1,6 milioni). E sulla piattaforma di Reed Hastings ha trovato nuova vita la Formula 1 con “Drive to Survive” che – fuori da poco con la terza stagione – ha puntato i riflettori sulla difficile gestione dei Gran Premi in era Covid e sull’addio di Sebastian Vettel dalla Ferrari. Spazio poi a basket – con il successo di “The Last Dance”, la produzione su Michael Jordan -, football, rugby, cricket, ginnastica artistica e ciclismo. Nuove angolazioni di storie in apparenza sature.

Tutto a portata di mano e sullo schermo, anche di un cellulare. Da Facebook a Instagram passando per Tik Tok, il legame tra tifosi a casa e l’universo sportivo è rinato sui social network, canali abili a rovesciare la prospettiva assottigliando sempre di più il grado di separazione da idoli, squadre del cuore e avversari. Un valore aggiunto al tempo della pandemia, che ha permesso di assistere alla ri-creazione dell’evento da dietro le quinte. Senza perdere contatto. Il biglietto per lo stadio, antico rituale di un’epoca consumata dalla velocità, resta intanto sbiadito in un cassetto. Almeno per ora. Questione di abitudini, che cambiano e assecondano la storia.