Esclusiva

9 Maggio 2021
La pace instabile in Libia

Con l’arrivo della bella stagione i viaggi dei migranti attraverso il Mar Mediterraneo potrebbero aumentare. La Libia è l’osservata speciale

L’estate non è ancora arrivata ma, nel solo 2021, sono già 500 i migranti sprofondati nelle acque del mar mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nell’ultimo naufragio, avvenuto il 3 maggio, hanno perso la vita 50 persone. L’Organizzazione Internazionale dei migranti (Oim) ha ribadito il suo appello alla comunità internazionale, affinché vengano prese misure urgenti per porre fine alla perdita di vite umane in mare. Eppure l’Italia, uno dei paesi europei più interessati dai flussi migratori insieme a Spagna e Grecia, pur ritenendo l’immigrazione un tema prioritario, pare non occuparsene. Luca Barana, esperto di migrazioni e ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), e Roberto Aliboni, consigliere scientifico IAI esperto di Medioriente, ritengono infatti che nel recente viaggio in Libia del premier Mario Draghi, non si è discusso di flussi migratori.

Secondo Barana, da quando l’Italia e l’Europa hanno deciso di delegare alla guardia costiera libica le operazioni di salvataggio, la situazione nel mediterraneo è stabile. Gli arrivi nel 2020 sono stati 30mila, siamo quindi molto lontani dai 180mila del 2016, anno del picco della crisi migratoria. «Predire i flussi migratori è un mestiere complesso. Normalmente possiamo fare dei confronti fra anni diversi per capire quale sia il trend. Quest’anno però c’è un’incognita in più, ossia il contesto libico, che sta cambiando, in un verso o nell’altro».

«L’apparente normalità a cui siamo tornati dopo anni di guerra, ci sta permettendo di riprendere possesso delle nostre vite» spiega, da Tripoli, Ibrahim Jaghandi, un businessman che conosce bene l’Italia dove viene a comprare marmi e graniti. Gli affari sono stati fermi a lungo, ma sembrano ripartiti da quando si è insediato il governo di unità nazionale voluto dalle Nazioni Unite.

Il governo, racconta Ibrahim, sta lavorando affinché i gruppi armati, sparsi per la Tripolitania, rientrino nelle fila dell’esercito nazionale, mentre non si sente più parlare del generale Haftar, che fino a pochi mesi fa, assediava la capitale libica. Nella regione si fa invece un gran parlare delle frange armate che operano nel traffico dei migranti. L’esecutivo, presieduto da Abdul Hamid Ddeibah, uomo forte di Misurata, tiene molto a far sapere ai cittadini di Tripoli dei successi avuti nella lotta a quelle che noi chiamiamo milizie, e che in Libia chiamano “bande di criminali”.

Sulla pagina Facebook della brigata 444, esercito nazionale libico, sono state pubblicate foto e video dell’attacco effettuato a una di queste bande. «Le immagini hanno fatto il giro della Tripolitania», continua Ibrahim, che però non ritiene loro il problema principale in Libia. Ingombrante è per lui infatti la presenza dell’esercito turco e di soldati siriani al servizio di Ankara: «Basta uscire da Tripoli per imbattersi nelle nuove basi militari dove svetta la bandiera dell’ex impero ottomano».

Le preoccupazioni di Ibrahim sono fondate, spiega Roberto Aliboni, che non nutre grande fiducia per il processo avviato con il governo di unità nazionale voluto dalle Nazioni Unite. «Le ingerenze dall’esterno persistono, e sono forti. Gli Stati, che interferiscono nella politica libica, hanno acconsentito all’avvio del processo, ma lo hanno fatto nella fiducia che il nuovo governo rimarrà debole e non riuscirà a risolvere il conflitto. Il neo Primo Ministro ha attivato una serie di network clientelari e ha dato un contentino a tutti, componendo un esecutivo numeroso, con 34/35 ministri. Ma in definitiva non rappresenta nulla di politico, e il comitato direttivo non ha nessun rapporto concreto con i militari». Il consigliere scientifico e ideatore della Mediterranean Study Commission (MeSCo), aggiunge che il generale Haftar si è ritirato dalla Tripolitania, ma controlla ancora la Cirenaica e buona parte del Fezzan, la regione in cui le milizie armate (o le bande di criminali) intercettano e catturano i migranti che dall’Africa Subsahariana entrano in Libia.