Esclusiva

2 Giugno 2021
Sessismo Rai, ma ci siete o ci fate?

Dalla spesa sexy di “Detto Fatto” agli stupri inventati dalle donne in “Mina settembre”, “Lolita lobosco” e “Che Dio ci aiuti 6”, la Rai non impara o non vuole imparare dai propri errori

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Ma reiterare lo è un po’ di più. Ciò che è andato in onda sabato sera su Rai1 durante la trasmissione “TopDieci” condotta da Carlo Conti lascia senza parole perché ci pone davanti all’ennesimo caso di sessismo, nemmeno troppo velato, in Rai. Una classifica su dieci punti – in sostanza dieci attività – in cui le donne farebbero meglio degli uomini. Già pensarla lascia il tempo che trova. Mandarla in onda lascia basiti.

“Prendersi cura della casa e degli altri”, “Fare più cose insieme”, “Sopportare il dolore”. Per non parlare di “Fingere” e “Litigare”. Si sprecano i cliché sulle donne di cui si fanno carico i commentatori delle due squadre previste per la puntata, una maschile composta da Max Giusti, Flavio Insinna e Pupo a suon’ di “Lo possiamo dire?” e una femminile diretta da Caterina Balivo, Andrea Delogu ed Emanuela Aureli, per nulla scosse dallo schermo sessista sulle loro teste.

Qualcuno dovrebbe spiegare ai “pacchisti”, il simpatico nome scelto dagli autori per Giusti, Pupo e Insinna – tutti ex conduttori di Affari tuoi – che non basta premettere Lo possiamo dire? per giustificare frasi banali e sulle donne e sulle loro abilità. Ciò vale sempre e per tutti, e non solo per il genere femminile. Ma anche per altri attori sociali purtroppo e spesso vittime di offese.

La classifica di TopDieci può significare due cose: o cela pressappochismo, oppure dietro di essa si annida ignoranza che, senza offendere nessuno, vuol dire trascurare il fatto che si stia mandando in onda un contenuto stereotipato e offensivo per le donne.

Mettendomi nei loro panni mi sentirei spiazzato. Il panorama femminile non è questa classifica né tanto meno l’angelo del focolare o cose del genere. E di ciò sono ben consapevoli tutti quegli uomini privi dello schema “cose da uomo-cose da donna”.

Ma, per evitare contenuti simili in futuro, l’indifferenza non basta. Occorre condannare, quando necessario. Perciò certi siparietti non vanno accettati. Ma se si vuole produrre un cambiamento, che sia in primis culturale, questo dissenso occorre veicolarlo. Trasformarlo in azione. Che in questo caso vorrebbe solo dire “cambia canale”. La polemica non può né deve rimanere fuori a un bar o sulle pagine di un quotidiano. Bisogna agire perché in Italia c’è ancora un problema di sessismo.