Esclusiva

Marzo 5 2022
La campagna di fake news di Mosca per giustificare l’invasione

Notizie costruite ad arte per giustificare l’invasione dell’Ucraina e rilanciate da decine di siti su tutte le piattaforme digitali. Un’operazione intensificatasi dopo l’attacco del 24 febbraio, ma messa in atto con mesi d’anticipo

L’asilo bombardato a Lugansk dallo stesso esercito ucraino, le armi biologiche degli Stati Uniti piazzate in Europa orientale, il genocidio in Donbass: questi sono solo alcuni dei principali filoni narrativi adottati dalla disinformazione dei media pro-Putin. Fake news costruite ad arte per giustificare l’invasione dell’Ucraina e rilanciate da decine di siti su tutte le piattaforme digitali. Una campagna intensificatasi dopo l’attacco del 24 febbraio, ma messa in atto con mesi d’anticipo. Una valanga di falsità che ha travolto il web ben prima che i missili russi portassero la guerra alle porte di Kiev.

A dirlo è un report di NewsGuard, che usa il giornalismo per combattere l’informazione inaffidabile. I fact-checkers hanno istituito un Centro di monitoraggio della disinformazione sul conflitto Russia-Ucraina che si occupa di sfatare le principali bufale che verranno diffuse in rete sull’aggressione e di monitorare quelle che già circolano nel panorama informativo.

Il documento, in continuo aggiornamento, ha individuato 116 domini che rilanciano la propaganda di Putin. Oltre a Rt, Tass e Sputnik News, media noti per essere finanziati e gestiti dal governo russo, nella lista si trovano siti web anonimi, fondazioni e siti di ricerca con sistemi di finanziamento poco trasparenti. E mentre, allo scoppio del conflitto, le fonti ufficiali dei media russi sono state oscurate su diverse piattaforme digitali, per questi siti sconosciuti è molto più semplice eludere le sanzioni. Così disinformano indisturbati e fanno eco ai messaggi lanciati dalla propaganda statale. 

Il metodo del Cremlino si basa, dice il report, sulla strategia della differenziazione. Per diffondere notizie distorte e amplificarne gli effetti, l’apparato propagandistico si serve di un insieme variegato di mezzi e tecniche comunicative. Oltre ai media ufficiali e i loro siti web satellite, questi sfrutta account anonimi su diverse piattaforme per fare i propri interessi. Infiltrare YouTube, Facebook, Twitter e TikTok è indispensabile per lanciare e promuovere false narrazioni: migliaia di video, immagini e dichiarazioni sfruttano l’algoritmo mirando alla viralità

Un fenomeno dalle logiche articolate che NewsGuard è riuscita a mappare nel suo monitoraggio. L’analisi di fonti e strategie è in corso dal 2018 e la conoscenza acquisita nel tempo ha permesso di riconoscere oggi con precisione la disinformazione intorno al conflitto. 

Sono dieci i filoni narrativi principali, individuati e sottoposti a debunking nel report, cui fanno riferimento le fake news propagandate per legittimare l’invasione. Le false argomentazioni vanno dal revisionismo storico al tentativo di screditare la leadership del Paese confinante. Sono false le dichiarazioni di Putin per le quali sarebbero stati i bolscevichi a inventare e creare l’Ucraina, quella sulla presunta legittimità dell’annessione della Crimea e sulle teorizzate basi militari Nato a Odessa. La manipolazione raggiunge l’assurdo, fino a fomentare la menzogna del genocidio dei russofoni in Donbass o quella di inscenare il nazismo antisemita del presidente Zelensky, nonostante questi sia nato in una famiglia ebrea che ha subito l’Olocausto, al pari di altri 8 milioni di cittadini ucraini. Emblematico poi il caso del bioterrorismo dei laboratori Usa ai confini tra Europa e Russia, rilanciato dall’account Twitter @WarClandestino il 24 febbraio, ma messo in circolazione già dal 2016.  

Le notizie false, dunque, non sono confezionate in maniera estemporanea, ma si inseriscono in un quadro strutturato, frutto di lunga premeditazione. Oggi, in particolare, distorcere la realtà è uno strumento essenziale al governo russo non solo per portare l’opinione pubblica in atteggiamento favorevole al conflitto, ma anche per condizionare il morale delle truppe e, di conseguenza, le sorti della guerra. 

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